Home  › Personale

Procedimenti disciplinari, assunzioni di polizia locale e contenziosi per gli incarichi

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Contestazioni immediate nel procedimento disciplinare
La Corte di cassazione – civile, sezione lavoro – con sentenza n. 9051 del 5 maggio 2016, prende in esame il caso di un licenziamento effettuato da una società a un proprio dipendente, per fatti (relativi a false registrazioni dell'orario di lavoro) risalenti a oltre un anno prima rispetto alla contestazione dell'infrazione.
Nel nostro sistema, vige il principio dell'immediatezza della contestazione disciplinare e a tal proposito la sezione ha affermato che questo «deve intendersi in senso relativo, dovendosi tenere conto delle caratteristiche dell'infrazione e della necessità di un margine temporale per il suo accertamento; onde la tardività della contestazione andrebbe apprezzata in relazione all'avvenuta piena conoscenza dell'infrazione».
Viene inoltre aggiunto che «tale intervallo di tempo non può pregiudicare l'esigenza del lavoratore di difendersi rispetto agli esiti dell'indagine», «ma neppure essere tale da perpetuare incertezza sulla sorte del rapporto, in relazione all'affidamento del lavoratore rispetto alla eventuale tolleranza datoriale in ordine a comportamenti potenzialmente rilevanti sul piano disciplinare, legittimando la ragionevole presunzione dell'essere venuto meno l'interesse datoriale di recedere dal rapporto».
Quindi, la Corte, confermando l'illegittimità del licenziamento, illustra che quando il datore sceglie di effettuare ex post un controllo a campione (in questo caso, riferito alla registrazione degli orari di servizio), esso non può essere prolungato fino a periodi situati a tale distanza di tempo, dall'esecuzione delle prestazioni, tali da compromettere il rispetto di tutte le esigenze prima indicate.
In conclusione, la verifica concretamente effettuata non rispettava il principio di immediatezza, in quanto non aveva riguardato il periodo a ridosso della stessa, ma aveva investito episodi che si collocavano a lunga distanza (da un anno a sei mesi) rispetto alla contestazione.

Assunzioni di polizia locale per esigenze stagionali
La Corte dei conti della Lombardia, con la deliberazione n. 131/2016 mette a confronto due disposizioni. Da una parte l'articolo 5, comma, 6 del Dl n. 78/2015, convertito dalla legge n. 125/2015, che, in funzione dell'assorbimento del personale di area vasta, ha posto delle limitazioni alle assunzioni, anche a tempo determinato, per la polizia locale, ammettendole solo per esigenze stagionali e per periodi non superiori ai 5 mesi (con sanzione della nullità per quelle difformi); dall'altra parte l'articolo 1, comma 557, della legge n. 311/2004, disposizione speciale per i piccoli Comuni, che consente l'utilizzo di personale dipendente da altri enti locali, per la durata massima di 12 ore.
I magistrati contabili ritengono che l'articolo 5 del Dl n. 78/2015, permette l'effettuazione di assunzioni a tempo determinato di personale di polizia locale, anche se esclusivamente per esigenze di carattere stagionale e comunque per periodi non superiori a cinque mesi nell'anno solare, non prorogabili; al fine di non pregiudicare il percorso di riassorbimento del personale di polizia provinciale, che impone la destinazione delle risorse dei comuni, destinate alle assunzioni, a favore di questi ultimi, appare necessario che anche le assunzioni effettuate mediante convenzione ex articolo 3, comma 557, della legge n. 311/2004 rispettino i medesimi limiti, sostanziali e temporali, prescritti dall'articolo 5 del Dl n. 78/2015 (esigenze di carattere stagionale e durata non superiore a cinque mesi nell'anno solare).

Contenziosi su incarichi a termine
L'articolo 110 del Dlgs n. 267/2000 disciplina gli incarichi a contratto negli enti locali e la norma non prevede che i posti di responsabili dei servizi o di qualifica dirigenziale debbano essere coperti mediante un concorso pubblico (secondo i caratteri propri di questo modello procedimentale per la selezione di personale dipendente delle pubbliche amministrazioni), bensì mediante «selezione pubblica volta ad accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell'incarico».
La differenza è sostanziale, tanto che il Consiglio di Stato – sezione V – con sentenza n. 1888 del 12 maggio 2016, ha precisato che «laddove la scelta rivesta carattere non meramente competitivo, ancorché all'esito di una valutazione comparativa di una rosa di candidati, anche esterni all'amministrazione, sulla base di curricula a tal fine esaminati, la selezione non acquista natura di procedura concorsuale ai sensi del citato articolo 63, comma 4, Dlgs n. 165 del 2001 e la giurisdizione sulle relative controversie rientra in quella residuale del giudice ordinario».
Nel caso specifico l'avviso di selezione non prevede che la valutazione dovesse essere svolta mediante prove del momento, o titoli pregressi, e neppure che dovesse essere espressa attraverso una graduatoria finale. In altri termini, la comparazione non è svolta sulla base di prove episodiche di capacità o di titoli oggettivi e di tipo predeterminato, ma si riferisce al profilo complessivo del singolo aspirante ed è di tipo globale, tale da essere estranea alla fattispecie, di stretta interpretazione, della procedura concorsuale cui la norma suddetta riferisce l'eccezione alla giurisdizione ordinaria.


© RIPRODUZIONE RISERVATA