Home  › Personale

Madia: «Lavoriamo al rinnovo dei contratti» - Ma i tempi sono lunghi

di Gianni Trovati

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Alla Funzione pubblica si lavora «all'atto di indirizzo per la riapertura della stagione contrattuale del pubblico impiego». Lo ha spiegato ieri alla Camera la ministra per la Pa e l'innovazione Marianna Madia, sottolineando che l'atto di indirizzo si inserisce in un «impegno a 360 gradi per «rilanciare il valore dei dipendenti pubblici onesti» con le nuove regole su reclutamento, dirigenti e premi che troveranno spazio nel decreto attuativo della riforma Pa sul pubblico impiego: fin qui le intenzioni politiche, ma i tempi non si annunciano brevi, per due ragioni.

Lo «scontro» con i sindacati
La più nota è quella economica. La manovra 2016 ha messo a disposizione 300 milioni di euro (74 a forze armate e polizia, 7 a docenti e magistrati), a cui si aggiungono quelli che regioni ed enti locali dovranno trovare nei propri bilanci. Con queste premesse alla Funzione pubblica si studia l'ipotesi di interventi "selettivi", per sostenere le fasce stipendiali più basse rimandando i ritocchi per platee più ampie a tempi migliori, quando saranno definite le nuove regole su ordinamento, valutazione e premi. L'ipotesi ha sollevato subito le proteste dei sindacati, che ovviamente sul nuovo appuntamento scaricano anche le tensioni accumulate in sette anni di congelamento contrattuale, ma la reazione non è piaciuta alla ministra Madia secondo la quale in questo modo i sindacati finiscono per difendere gli stipendi più alti, e non quelli più deboli.

La selezione sui premi
Prima che politico, del resto, il problema è matematico, perché a parità di "dote" più la platea è ampia più l'effetto pro capite ovviamente si riduce. Con una manovra che ha messo sul piatto 300 milioni e in un quadro di finanza pubblica che non lascia supporre molte altre risorse in arrivo, un teorico aumento uguale per tutti offrirebbe meno di 10 euro lordi all'anno. In gioco, però, c'è anche l'obbligo, imposto dalla riforma Brunetta, di distinguere i dipendenti in tre fasce in base alla loro "produttività", e negare i premisi colloca nella fascia più bassa. Per chi incontra questa sorte, ammesso che le Pa siano in grado di attivare davvero sistemi di valutazione a prova di contenzioso, il rinnovo del contratto potrebbe addirittura ridurre lo stipendio.

Riforma dei comparti ancora in cantiere
L'altro problema è invece dovuto a un quadro delle regole che fatica a definirsi. L'accordo per ridurre a quattro gli undici comparti in cui era diviso il pubblico impiego è stato firmato da Aran e sindacati a inizio aprile, ma il testo è ancora all'Economia e, come impone ancora una volta la riforma Brunetta, deve arrivare al traguardo prima che il nuovo atto di indirizzo possa partire davvero.


© RIPRODUZIONE RISERVATA