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Salario accessorio, assunzioni, straordinario e rientro di personale

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Limiti al salario accessorio
La retribuzione di posizione e di risultata corrisposta negli enti senza la dirigenza e quindi imputata a bilancio rientra nei limiti di cui all'articolo 1 comma 236 della legge n. 208/2015 in materia di blocco e riduzione proporzionale del salario accessorio?
LaCorte dei conti della Lombardia, con deliberazione n. 123/2016/PAR ricorda che la disposizione, riproponendo quasi integralmente la formula contenuta nell'articolo 9, comma 2-bis, del Dl n. 78/2010, fissa il limite applicabile alla spesa per il salario accessorio del personale dipendente per l'anno 2016, nell'importo destinato alle medesime finalità determinato per l'anno 2015.
I giudici contabili segnalano, altresì, che, con deliberazione n. 26/2014, la Sezione delle Autonomie ha enunciato il principio per cui le risorse del bilancio che i comuni di minore dimensione demografica destinano, ai sensi dell'articolo 11 del Ccnl 31 marzo 1999, al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizioni organizzative, in strutture prive di qualifiche dirigenziali, rientrano nell'ambito di applicazione dell'articolo 9, comma 2-bis, del Dl n. 78/2010.
Peraltro, con la medesima deliberazione, è stato sottolineato come l'impiego dell'espressione «ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale», espressione contenuta anche nel vigente comma 236, mostri la volontà di ricomprendere nella fattispecie normativa ogni genere di risorse funzionalmente destinate a offrire copertura agli oneri accessori del personale, senza alcuna considerazione per l'origine o la provenienza delle risorse.
Da ciò discende che nel computo del tetto di spesa rientrano tutte le risorse stanziate in bilancio con vincolo di destinazione al trattamento accessorio del personale.

Tre questioni sulla capacità assunzionale
Alla Corte dei conti dell'Umbria sono state poste tre questioni:
1. se, nel corso dell'anno 2016, sia possibile effettuare nuove assunzioni a tempo indeterminato a valere sui resti assunzionali del biennio 2012-2013 (non utilizzati nelle annualità 2014 e 2015), da effettuarsi con l'ordinaria disciplina assunzionale e diverse dalle mobilità da enti di area vasta;
2. se sia possibile effettuare nuove assunzioni, con le ordinarie procedure selettive, in assenza di una loro previsione nelle programmazioni triennali del fabbisogno delle annualità 2013-2015, stante che queste ultime si sono completamente esaurite;
3. se in tali nuove assunzioni possa anche ricomprendersi l'estensione a tempo pieno dell'orario di lavoro di alcune unità assunte con rapporto di lavoro a tempo parziale.
Con deliberazione n. 28/2016 si forniscono le seguenti risposte:
1. L'ente non può utilizzare, a fini assunzionali nell'anno 2016, i resti del 2012, non essendo tale anno incluso nel triennio antecedente l'anno della prevista assunzione (e cioè, appunto, l'anno 2016).
2. I giudici umbri danno risposta negativa, in quanto sulla base degli orientamenti espressi dalla giurisprudenza contabile, la facoltà di assumere personale è subordinata sia al rispetto dei vincoli di finanza pubblica sia all'assolvimento degli obblighi di programmazione finanziaria e contabile del fabbisogno di personale.
3. La sezione illustra che nell'ambito delle sezioni regionali di controllo è da tempo maturato l'orientamento che equipara a una nuova assunzione la trasformazione in un rapporto a tempo pieno di un rapporto di lavoro costituito originariamente a tempo parziale, il quale, pertanto, rimane assoggettato ai vincoli assunzionali previsti dalla legge.

Implicita autorizzazione alla straordinario
Il Consiglio di Stato – sezione V – con sentenza n. 1586 del 21 aprile 2016, interviene in una controversia relativa alla corresponsione di ore di lavoro straordinario (riferite all'anno 1995), prestate da alcuni dipendenti di un Comune in adempimento di obblighi di lavoro previsti da appositi ordini di servizio e autorizzazioni, nella parte eccedente quelle già retribuite con un fondo per un progetto obiettivo, appositamente istituito a tal fine.
In particolare, nel caso in esame, i dipendenti (per l'attività di protezione del Sindaco, il quale aveva ricevuto reiterate minacce) hanno effettivamente prestato ore di lavoro straordinario eccedenti il limite consentito, e tale attività era stata espletata in adempimento agli obblighi di lavoro previsti da appositi ordini di servizio ed autorizzazioni.
Il Consiglio di Stato, conclude: «Quanto all'autorizzazione allo svolgimento dell'attività di lavoro straordinario, autorizzazione che la giurisprudenza ritiene indispensabile per la liquidazione del relativo compenso, tale autorizzazione, secondo un altrettanto condivisibile indirizzo giurisprudenziale, deve ritenersi implicitamente data ogni qual volta si versi in ipotesi di lavori organizzati sulla base di turnazioni tra il personale disponibile nell'ambito di attività, cui il dipendente deve obbligatoriamente partecipare o nell'ambito di un servizio che l'Amministrazione ha assunto l'impegno di assolvere, proprio come risulta essersi verificato ne caso di specie».

Rientro del personale da un'unione di Comuni
È stato chiesto alla Corte dei conti del Piemonte, un parere in ordine al reintegro di personale trasferito a un'unione di Comuni e, in particolare, con riferimento alla possibilità di riassunzione di un dipendente, già impiegato presso il Comune, trasferito a un unione di comuni nel 2008, con il trasferimento della funzione di polizia locale.
La sezione, con deliberazione n. 57/2016 ritiene che, benché l'ente comunale non disponga di capacità assunzionale, il passaggio dell'unità di personale si configuri come finanziariamente neutra e, pertanto, non condizionata dalla presenza di contingenti assunzionali in capo all'ente ricevente (in senso conforme, deliberazione n. 3 del 19 gennaio 2012 della sezione Emilia Romagna).
D'altra parte, prosegue la sezione, diversamente opinando, si arriverebbe a situazioni paradossali in cui, sciolta un unione di Comuni (perché, ad esempio, non efficiente), il personale originariamente trasferito dai Comuni aderenti non potrebbe più rientrare negli stessi, nonostante tali enti abbiano recuperato lo svolgimento in proprio delle funzioni prima cedute.
Dunque, anche lo stretto collegamento tra personale e funzioni costituirebbe un altro argomento a favore della soluzione proposta, arrivandosi, al contrario, a penalizzare una formula organizzativa (l'unione di comuni) che, invece, il legislatore incentiva fortemente e anzi in molti casi rende obbligatoria.
In ogni caso, a parere dei giudici contabili, resta fermo il rispetto dei limiti fissati per l'aggregato costituito dalla spesa di personale che, nel caso del Comune, sono costituiti dal rispetto della spesa di personale sostenuta nel triennio precedente ai sensi dei commi 557 e 557-quater dell'articolo 1 della legge n. 296/2006.


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