Home  › Personale

Con l'armonizzazione «premi» impossibili ai dipendenti se l'integrativo è firmato dopo il 31 dicembre

di Anna Guiducci e Patrizia Ruffini

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In assenza di sottoscrizione dell'accordo decentrato entro il 31 dicembre dell'esercizio di competenza, l'ente non può impegnare le somme destinate al pagamento di specifici progetti previsti dall'articolo 15, commi 2 e 5 del contratto nazionale del 1° aprile 1999. Inoltre, se manca la determina di costituzione del fondo, le risorse variabili eventualmente accantonate costituiscono economie di bilancio "libere", non potendo confluire nell'avanzo vincolato, dove è riportata solo la quota del fondo obbligatoriamente prevista dalla contrattazione collettiva nazionale e la parte stabile. La contrattazione integrativa tardiva, infine, inficia la liceità di contratti conclusi dopo la scadenza del periodo di riferimento.

Le istruzioni della Corte dei conti
Le due regole e la raccomandazione, utili agli uffici (ragioneria e personale) e agli organi di revisione per il corretto raccordo fra gestione del personale e bilancio, sono contenuti nel nuovo parere della Corte di Conti Veneto (deliberazione 263/2016) in risposta a un Comune che chiede ai magistrati di valutare se l'operazione di imputazione contabile del fondo possa avvenire nell'esercizio successivo, purché entro il termine di approvazione del rendiconto. Il Comune rileva, a supporto delle proprie tesi, che la delibera con cui si determinano le risorse variabili sembrerebbe superflua, se si considera che la costituzione dei fondi vincolati sul risultato di amministrazione (ad esempio il fondo crediti di dubbia esigibilità) si realizza in sede di approvazione del rendiconto.

La procedura corretta
Nell'ampio parere, i magistrati rammentano le tre fasi obbligatorie e sequenziali della gestione delle risorse destinate alla contrattazione decentrata:
• l'individuazione a bilancio delle risorse,
• la costituzione del fondo,
• l'individuazione delle modalità di ripartizione del fondo mediante contratto decentrato.
In relazione alla prima fase, i giudici ricordano che la programmazione dell'ente e il relativo bilancio devono contenere gli indirizzi fondamentali per la contrattazione integrativa e per l'attribuzione dei compensi incentivanti sulla base della valutazione delle performance, oltre alle risorse finanziarie previste nei limiti di legge e di contratto.
Tra le voci variabili la quota ex articolo 15, comma 5, del contratto nazionale del 1999, destinata all'attivazione di nuovi servizi o all'aumento o al miglioramento di quelli esistenti, riveste una particolare criticità. In questi casi occorre verificare che:
• ai maggiori stanziamenti per il fondo siano accompagnati maggiori servizi;
• i miglioramenti dei servizi non siano generici, ma che vengano conseguiti risultati concreti;
• i risultati siano verificabili attraverso standard, indicatori e/o attraverso i giudizi espressi dall'utenza;
• si conseguano risultati "difficili" attraverso un ruolo attivo e determinante del personale interno;
• le risorse siano quantificate secondo criteri trasparenti e ragionevoli; analiticamente illustrati nella relazione da allegare al contratto decentrato;
• le risorse siano rese disponibili solo a consuntivo, dopo aver accertato i risultati
• le risorse per il "Fondo" siano previste nel bilancio annuale di previsione e nel

Documento unico di programmazione.
Riguardo al secondo punto, i magistrati ribadiscono la necessità di adozione dell'atto formale di costituzione del fondo, che assume rilievo quale atto costitutivo per attribuire il vincolo contabile alle risorse e prodromico alla procedura di sottoscrizione. L'effetto della mancata costituzione del fondo è quello di far confluire nel risultato di amministrazione vincolato la sola quota del fondo obbligatoriamente prevista dalla contrattazione collettiva nazionale, cioè la parte stabile, con la conseguenza che tutte le risorse di natura variabile, incluse quelle da "riportare a nuovo", vanno a costituire vere e proprie economie di spesa.
I giudici veneti ritengono che la costituzione del fondo sia atto da ricondurre alla competenza della dirigenza, dal momento che questo deve essere non solo ricognitivo della presenza di sufficienti risorse in bilancio ma ben si colloca nell'ambito delle attribuzioni datoriali in ordine alla verifica di alcuni elementi, tra i quali la correttezza della quantificazione delle risorse iscritte in bilancio destinate alla contrattazione decentrata e il rispetto dei vincoli di finanza pubblica che ne influenzano la modalità di determinazione.

Calendario tempestivo
Inoltre, la costituzione del fondo deve avvenire tempestivamente all'inizio dell'esercizio per stabilire contestualmente le regole per la corresponsione del trattamento accessorio legato alla produttività individuale e collettiva sulla base di verificati incrementi di efficienza.
In merito alla diffusa prassi della cosiddetta contrattazione tardiva, che interviene nell'esercizio successivo a quello di riferimento, la Corte di conti aveva già messo in discussione la liceità di contratti collettivi integrativi che non solo siano conclusi dopo la scadenza del periodo di riferimento, ma che individuino criteri di ripartizione della parte variabile di retribuzione in assenza sia di criteri predeterminati prima dell'inizio del periodo di riferimento che di qualsivoglia processo di verifica, di fatto impossibile, proprio a causa della mancanza dei criteri preliminari" (sezione regionale di controllo della Corte dei conti per la Lombardia, deliberazione 287/2011).
È escluso, infine, che l'effetto di apposizione del vincolo, in mancanza della formale costituzione del fondo, possa essere conseguenza della mera deliberazione di approvazione del rendiconto, mediante apposizione, in sede di rendiconto, con riferimento alle risorse del fondo, di vincolo sull'avanzo di amministrazione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA