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Congedi parentali, malattia, segretari e sanzioni disciplinari

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Termine di preavviso dei congedi parentali
È stato chiesto al ministero del Lavoro se, a seguito del suddetto intervento normativo che prevede per la richiesta di congedo un periodo di preavviso non inferiore a cinque giorni, le previsioni contenute nella contrattazione collettiva formatasi nella vigenza della precedente disciplina normativa possano continuare a ritenersi operative anche con riferimento al periodo di preavviso previgente, fissato nel termine non inferiore ai 15 giorni. La Direzione generale per l'attività ispettiva del ministero del Lavoro, con interpello n. 13/2016illustra che, in considerazione del fatto che l'operatività delle misure introdotte nei termini previsti dal Dlgs 80/2015 resta condizionata alla verifica, effettuata in sede di monitoraggio periodico, circa la loro perdurante compatibilità finanziaria, e tenuto altresì conto del fatto che il legislatore del 2015 ribadisce, in continuità con la formulazione precedente dell'articolo 32, comma 3, del Dlgs 151/2001, la validità del rinvio alla contrattazione collettiva per la disciplina dell'istituto, si può ritenere che le clausole della contrattazione collettiva già vigenti alla data di entrata in vigore del Dlgs 80/2015 continuano a essere efficaci anche in relazione alla individuazione dei termini di preavviso nella stessa previsti. In particolare, viene ritenuto che i termini di preavviso minimi restino fissati in 15 giorni tutte le volte in cui la contrattazione collettiva abbia richiamato, ai fini della loro individuazione, il termine minimo previsto dalla normativa vigente al momento della definizione degli accordi. Inoltre, per quanto concerne la possibile collocazione temporale alternativa del congedo da parte del datore di lavoro, va osservato che la giurisprudenza di legittimità qualifica il diritto alla fruizione del congedo in termini di diritto potestativo, in relazione al quale vige l'unico onere del rispetto del preavviso (Cassazione civile, sentenza n. 16207/2008).

Malattia: superamento periodo di comporto e ferie
La sentenza Corte di cassazione civile, sezione lavoro, n. 7433/2016, ha analizzato il caso di un lavoratore, licenziato per superamento del periodo di comporto, il quale, tuttavia, aveva richiesto la fruizione di un periodo di ferie, non concesso dal datore di lavoro, a ridosso del termine previsto dal Ccnl. «Il lavoratore non potrebbe scegliere arbitrariamente il periodo di godimento delle ferie, né imputare a ferie le assenze per malattia, trattandosi di evento che va coordinato con le esigenze di un ordinato svolgimento dell'attività dell'impresa, e la cui concessione costituisce una prerogativa riconducibile al potere organizzativo del datore di lavoro». Tuttavia, «deve invece ritenersi prevalente l'interesse del lavoratore alla prosecuzione del rapporto, conseguendone che il lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, gravando quindi sul datore di lavoro, cui è generalmente riservato il diritto di scelta del tempo delle ferie, dimostrare - ove sia stato investito di tale richiesta - di aver tenuto conto, nell'assumere la relativa decisione, del rilevante e fondamentale interesse del lavoratore ad evitare in tal modo la possibile perdita del posto di lavoro per scadenza del periodo di comporto».

Direzione generale al segretario comunale e danno erariale
La Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Lombardia - con la sentenza n. 65/2016 rileva la responsabilità amministrativa, relativamente al caso di un sindaco che, avvalendosi della facoltà prevista dall'articolo 108, comma 4, del Tuel, vigente ratione temporis (che consentiva ai comuni, con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti, di attribuire al segretario comunale la funzione di direttore generale), aveva adottato detto provvedimento di nomina in favore, appunto, del segretario comunale, attribuendogli una specifica indennità annua, nonostante il contesto lavorativo dell'ente (di piccole dimensioni) non giustificasse la necessità di tale atto. In particolare il collegio contesta l'assoluta irragionevolezza dell'atto di nomina, in quanto l'attribuzione delle funzioni di direttore generale non aveva comportato lo svolgimento di una prestazione lavorativa diversa da quella, anche di carattere gestionale, che l'amministrazione avrebbe potuto ottenere dal medesimo soggetto, nella sua qualità di segretario comunale. Peraltro, la sezione sottolinea come il compenso concordato fosse da ritenersi assolutamente spropositato, in particolare in considerazione delle oggettive ridottissime dimensioni demografiche ed organizzative dell'ente.

Procedimento disciplinare e specificità delle motivazioni
La Corte di cassazione civile, sezione lavoro, con la sentenza n. 6898/2016afferma il principio per cui la contestazione, in fase di procedimento disciplinare, inviata al lavoratore, pur senza essere analitica, in ogni caso deve contenere l'esposizione dei dati e degli aspetti essenziali del fatto materiale posto a base del licenziamento ai fini del corretto svolgimento del diritto di difesa da parte del lavoratore medesimo, restando la verifica della sussistenza dei requisito anzidetto rimessa al giudice del merito, il cui apprezzamento, se congruamente e correttamente motivato, è incensurabile in sede di legittimità. «In tema di licenziamento disciplinare, l'esigenza della specificità della contestazione, prescritta dall'art. 7 della L. 20 maggio 1970, n. 300, non obbedisce ai rigidi canoni che presiedono alla formulazione dell'accusa nel processo penale, né si ispira ad uno schema precostituito e ad una regola assoluta ed astratta, ma si modella in relazione ai principi di correttezza che informano un rapporto interpersonale che già esiste tra le parti, ed è funzionalmente e teleologicamente finalizzata alla esclusiva soddisfazione dell'interesse dell'incolpato ad esercitare pienamente il diritto di difesa».


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