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Prima vittoria anti-tagli per i dipendenti della Camera: la Consulta valuterà la giurisdizione

di Francesco Machina Grifeo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

I dipendenti della Camera dei deputati - i ricorrenti sono 175 - si aggiudicano il primo round nella battaglia contro i limiti alle progressioni di carriera introdotti da una delibera dell'Ufficio di presidenza nel 2014. La Corte costituzionale, con l'ordinanza n. 91/2016 a firma Giuliano Amato, ha infatti dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, proposto dal Tribunale di Roma - cui si sono rivolti i dipendenti - con riguardo alla riserva di giurisdizione per le controversie di lavoro deliberata, con norme interne, da Montecitorio.

La vicenda
Con un regolamento del 1988, poi modificato e reso esecutivo nel 2009, la Camera ha, infatti, disciplinato la costituzione di organi giurisdizionali interni di primo e secondo grado per le controversie di lavoro, precludendo l'accesso alla tutela giurisdizionale ordinaria. I dipendenti, però, ritenendo comunque competente il giudice ordinario, hanno chiesto al Tribunale di Roma di accertare l'illegittimità dei limiti alle progressioni di carriera, condannando la Camera all'esatto adempimento delle obbligazioni contrattuali a suo tempo assunte. Il Parlamento, all'opposto, ha rivendicato l'autodichia, sostenendo che in primo grado la competenza sui ricorsi è della «Commissione giurisdizionale per il personale».
A questo punto il giudice ordinario ritenuto che la sussistenza del potere esclusivo degli organi interni della Camera dei deputati determinerebbe «la compressione o l'impedimento del potere giurisdizionale del giudice ordinario» e dunque «l'impossibilità di dare risposta ai ricorrenti» ha sollevato il conflitto di attribuzione alla Consulta. Le disposizioni della Camera infatti realizzerebbero «un sistema chiuso» sbarrando l'accesso anche al controllo di legittimità della Cassazione mentre l'autodichia violerebbe il principio di eguaglianza, di cui è espressione il diritto di ognuno di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La decisione
La Consulta ha ritenuto il conflitto ammissibile sia sotto il profilo soggettivo perché ciascun organo giurisdizionale è a ciò legittimato; sia oggettivo alla luce della lamentata lesione della propria sfera di attribuzioni, costituzionalmente garantita. Ed ha disposto la notificazione del ricorso e dell'ordinanza anche al Senato, «stante l'identità della posizione costituzionale dei due rami del Parlamento in relazione alle questioni di principio da trattare». Si aspetta ora il giudizio di merito.


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