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Assunzioni nei Comuni, la Corte dei conti riapre all'utilizzo dei «resti»

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La possibilità di utilizzare i resti della capacità assunzionale del triennio precedente, dopo le novità della legge di stabilità del 2016, non è così pacifica, tanto che alcuni enti hanno sottoposto la questione alle sezioni regionali della Corte dei conti.
Particolarmente interessante appare la deliberazione 63/2016 della sezione del Molise, nella quale si dà un primo tentativo di risposta a una domanda essenziale per evitare che gli enti possano assumere solo nel risicatissimo limite del 25% della spesa dei cessati nell'anno precedente, senza poter tener conto dei residui del triennio precedente, cioè degli anni 2013, 2014 e 2015.

L'intreccio delle regole
Prima di tutto le norme. L'articolo 3, comma 5, del Dl 90/2014 aveva stabilito le nuove percentuali della capacità assunzionale valide dall'anno 2014 in poi. In quella disposizione, ad opera del Dl 78/2015, era poi stata inserita la seguente formulazione: «È altresì consentito l'utilizzo dei residui ancora disponibili delle quote percentuali delle facoltà assunzionali riferite al triennio precedente». La deliberazione 28/2015 della sezione Autonomie ha indicato come «dinamico» il triennio precedente. Di fatto, ogni anno, si perdono i resti della capacità assunzionali anteriori al triennio precedente, scorrevole con riferimento all'esercizio di competenza. La legge 208/2015, poi, al comma 228, ha riscritto totalmente le percentuali del turn-over prevedendo un generalizzato limite al 25% rispetto alla spesa dei cessati dell'anno precedente. Ecco quindi la domanda: i resti del triennio 2013-2015 (ovvero antecedente al 2016) possono essere utilizzati oppure la disposizione della legge di stabilità ha annullato implicitamente tale possibilità?

Le ricadute operative
Basterebbe rispondere con il motto ubi lex voluit dixit e, quindi, rilevare che la possibilità di utilizzare i resti non è stata abrogata dal legislatore e rimane ben definita all'articolo 3, del Dl 90/2014. Infatti, la Corte dei conti Molise evidenzia che, sul piano letterale, la nuova disposizione introdotta dal comma 228 sembra modificare unicamente la percentuale del turn-over lasciando, pertanto, impregiudicate le restanti disposizioni del Dl 90, tra cui quella che consente l'utilizzo dei resti assunzionali. Guardando poi alla ratio della disposizione, appare che le limitazioni introdotte siano finalizzate unicamente alla riduzione o al contenimento della spesa per personale. Ne consegue che questo risparmio, nell'ammontare complessivo previsto anno per anno, resta già conseguito e, pertanto, l'obiettivo non risulta pregiudicato dal riutilizzo dei resti assunzionali non ancora utilizzati.
Ovviamente, la possibilità di agire autonomamente con assunzioni è ancora collegata al riassorbimento dei dipendenti in soprannumero degli enti di area vasta, ma la programmazione degli enti locali non può attendere e con questo chiarimento è possibile iniziare a quantificare correttamente le capacità assunzionali ordinarie da mettere in gioco non appena arriverà lo sblocco.


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