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Rimborso spese legali al dipendente solo se l'ente ha preso parte nella scelta del difensore

di Ulderico Izzo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'assunzione delle spese legali a carico dell'ente locale sostenute da un dipendente sottoposto a procedimento penale presuppone il previo coinvolgimento del Comune nella scelta del difensore dell'interessato. Lo ha affermato il Tar Calabria, con la sentenza n. 272/2016 (si veda anche il Quotidiano degli enti locali e della pa del 24 marzo).

Il fatto
Il giudice amministrativo si pronunciato sul ricorso promosso da un dipendente comunale, il quale si è visto negare la richiesta di rimborso delle spese legali sostenute per la difesa in un procedimento penale a proprio carico. L'azione penale è stata esercitata perché avrebbe sottratto i valori bollati che maneggiava in ragione del suo ufficio. Il giudizio si è concluso con una pronuncia di assoluzione.

La decisione
Il tema del beneficio del rimborso delle spese legali in favore di dipendenti pubblici sottoposti a giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa, in relazione a fatti o atti connessi al servizio (e definiti in senso favorevole al dipendente) è sempre stato al centro di distinte e diverse pronunce delle diverse giurisdizioni.
Nella pronuncia in commento si individuano ragioni di fatto e di diritto rispetto alle quali risulta difficile propendere per una soluzione diversa.
L'istituto del patrocinio legale, secondo la disposizione normativa, medio tempore vigente (articolo 67 del Dpr 268/1987, il cui contenuto è confluito nel contratto collettivo nazionale 14/09/2000), stabilisce che l'ente, anche a tutela dei propri diritti e interessi, ove si verifichi l'apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti di un suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all'espletamento del servizio e all'adempimento dei compiti d'ufficio, assumerà a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interessi, ogni onere di difesa sin dall'apertura del procedimento, facendo assistere il dipendente da un legale di comune gradimento.
In caso di sentenza di condanna esecutiva per fatti commessi con dolo o colpa grave, l'ente ripeterà dal dipendente tutti gli oneri sostenuti per la difesa in ogni stato e grado del giudizio. Molto puntuale è la sentenza del tribunale calabrese, perché pone l'accento sul mancato rispetto, da parte del dipendente comunale, del modello procedimentale stabilito dalla predetta norma, la quale rimette alla valutazione ex ante dell'ente locale, con specifico riferimento all'assenza di conflitto di interessi, la scelta di far assistere il dipendente da un legale di comune gradimento. Nel caso specifico, il Tar ha rilevato che il dipendente dell'ente locale non solo non ha rivolto al Comune istanza di assistenza legale o di assunzione degli oneri di difesa, ma non ha neanche comunicato l'instaurazione del procedimento penale a suo carico. Tale comportamento, esclude, di per sé, la pretesa di ottenere il rimborso delle spese del patrocinio legale a seguito di una scelta del tutto autonoma e personale nella nomina del proprio difensore.
Il diniego, quindi, è correttamente motivato, in quanto la scelta di un legale di comune gradimento è coerente con le finalità della norma perché, se il dipendente vuole l'amministrazione lo tenga indenne dalle spese legali sostenute per ragioni di servizio, appare logico che il legale chiamato a tutelare tali interessi, che non sono esclusivi di quelli del dipendente, ma coinvolgono anche quelli dell'ente di appartenenza, debba essere scelto preventivamente e concordemente tra le parti.
Sul punto, non manca la posizione della Corte dei Conti, secondo la quale non è possibile un rimborso a posteriori delle spese sostenute dall'interessato, se egli non segue l'iter previsto dalla legge, in quanto la norma prevede l'onere a carico dell'ente anche a tutela dei propri diritti e interessi. L'ente di appartenenza in via preventiva deve valutare che non ci sia un conflitto di interessi, a prescindere da una eventuale futura assoluzione, e si deve anch'essa far carico che la vicenda processuale non abbia esiti che possano ripercuotersi negativamente sui suoi interessi o sulla sua immagine pubblica.


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