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Permessi, concorsi, retribuzioni di risultato e salario accessorio

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Permessi per il diritto allo studio
In materia di permessi per il diritto allo studio, deve escludersi ogni modifica o integrazione sostanziale dei contenuti della disciplina contrattuale, né in senso ampliativo né, a maggior ragione, eventualmente in senso restrittivo. È questa la sintesi del parere RAL_1821_Orientamenti applicativi pubblicato il 3 marzo 2016, con il quale l'Aran precisa che tutti i criteri stabiliti dall'articolo 15, comma 4, del Ccnl del 14 settembre 2000, per definire un ordine di precedenza tra più aspiranti alla fruizione dei permessi per diritto allo studio, in presenza di domande di numero superiore alla percentuale massima consentita, hanno carattere prescrittivo.
Nel quesito era stato chiesto se, nell'ambito della disciplina del diritto allo studio, relativamente al criterio di precedenza previsto dall'articolo 15, comma 4, lettera a) del Ccnl del 14 settembre 2000, l'espressione «abbiano superato gli esami previsti dai programmi relativi agli anni precedenti» debba intendersi in senso stringente oppure, se in alternativa, l'ente possa valutare i diversi casi e, con decisione motivata, applicare l'ordine di priorità previsto dal Ccnl anche se non tutti gli esami siano stati superati.
A parere dell'Agenzia, quindi, non sono consentiti interventi modificativi in materia di permessi per motivi di studio, né sulla base di decisioni unilaterali del datore di lavoro pubblico ma, neppure, in sede di contrattazione integrativa.

I concorsi pubblici possono essere revocati
La decisione di un'amministrazione di indire un concorso, così come quella di revocarlo, appartiene alla sfera più discrezionale dell'ente. Il Tar Abruzzo – sede staccata di Pescara, sezione I – con sentenza n. 51 depositata il 15 febbraio 2016, afferma che «è un principio sovente espresso con riferimento alle procedure di gara, ma valevole per tutte le selezioni pubbliche e quindi anche per i concorsi per merito comparativo per assunzioni nelle pubbliche amministrazioni (Tar Catania, sentenza n. 3075 del 2013), quello secondo cui non è riconoscibile in capo al concorrente alcun diritto al completamento della procedura (Tar Napoli, sentenza n. 5475 del 2013)».
Relativamente, quindi, al ricorso di uno dei candidati a una selezione pubblica per titoli ed esami indetta da un'università, avverso l'annullamento di tutti gli atti della procedura, il Tribunale ha affermato che seppure si vuol riconoscere in capo al medesimo un posizione di interesse giuridicamente tutelato, tuttavia le decisioni dell'amministrazione di indire un concorso così come quelle di revocarlo appartengono alla più lata discrezionalità (Consiglio di Stato, sentenza n. 554 del 2013).

Decurtazione della retribuzione di risultato
I permessi retribuiti di cui all'articolo 33 della legge n. 104/1992, usufruiti da dipendenti titolari di posizione organizzativa, possono dare luogo a decurtazione della liquidazione della retribuzione di risultato?
L'Aran, con parere RAL_1822_Orientamenti applicativi pubblicato il 3 marzo 2016, ricorda, innanzitutto che la retribuzione di risultato dei titolari di posizione organizzativa, di cui all'articolo 10 del Ccnl del 31 marzo 1999, ai fini della sua erogazione, non è direttamente e automaticamente collegata alla presenza in servizio. Si tratta, infatti, di un emolumento da corrispondere «a seguito di valutazione annuale» (articolo 10, comma 3 Ccnl del 31 marzo 1999), dopo aver verificato i risultati conseguiti in relazione agli obiettivi assegnati. Pertanto, secondo la regola generale enunciata, non sarebbe possibile ritenere che nei confronti del dipendente assente per fruizione dei permessi di cui alla legge n. 104/1992 (o di congedo parentale o di altra tipologia di assenza) debba essere, per ciò stesso, decurtata l'ammontare della retribuzione di risultato collegata alla posizione organizzativa di cui è titolare, in misura strettamente proporzionale ai giorni di assenza.

Economie del fondo e trasporto dell'anno successivo
Con parere RAL_1826_Orientamenti applicativi, l'Aran affronta la questione dei risparmi del fondo del salario accessorio dovuti al mancato raggiungimento completo degli obiettivi di performance. La conclusione è ormai consolidata: qualora le risorse di cui si tratta siano quelle variabili derivanti dall'applicazione dell'articolo 15, comma 2 o comma 5, del Ccnl del 1° aprile 1999 (come sembrerebbe emergere dal formulazione del quesito che fa riferimento a «risorse che sono disponibili solo a consuntivo e sono erogate al personale in funzione del grado di effettivo conseguimento degli obiettivi…»), esse, in caso di ridotto o mancato raggiungimento degli obiettivi di performance, sulla base della relazione annuale, che ne hanno giustificato l'apposizione, costituiscono economie e, quindi, non possono essere trasportate sul fondo dell'esercizio successivo.


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