Home  › Personale

Nei concorsi pubblici è illegittima la valutazione numerica senza criteri prefissati

di Lorenzo Camarda

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nei concorsi pubblici le valutazioni in forma numerica sono legittime solo se i criteri sono contenuti nei rispettivi bandi di gara o previsti dalla commissione di gara nella sua prima seduta costitutiva, in ogni caso, prima dell'espletamento delle prove concorsuali scritte ed orali.
È quanto si ricava dalla sentenza del Tar Campania-Napoli del 27 febbraio 2016 n.1087.

Il caso
Un'amministrazione provinciale ha bandito un concorso interno per dieci posti con profilo professionale di istruttore amministrativo. Contro le operazioni di valutazione ricorre al Tar un certo numero di candidati che eccepiscono la validità delle prove concorsuali perché effettuate in assenza di criteri predeterminati che giustificassero le scelte da parte della commissione. In quest'ottica vengono dedotte le seguenti censure: violazione della par condicio, difetto di motivazione, eccesso di potere, omessa predeterminazione dei criteri di valutazione, illegittimità del voto numerico.
Resiste la Provincia replicando che non vi era alcuna necessità di predeterminare i criteri di valutazione da parte della commissione in quanto l'articolo 4 del Ccnl del 31 marzo 1999 e il regolamento degli uffici e dei servizi dell'ente consentivano che le progressioni verticali venissero acquisite con queste modalità, in quanto caratterizzate da una professionalità acquisibile esclusivamente all'interno della Provincia. In ogni caso, a giudizio della Provincia, non vi sarebbe alcuna illegittimità nella procedura di selezione da parte della commissione che ha espresso la valutazione a mezzo del punteggio numerico, anche se non supportato da alcun criterio predeterminato.

In diritto
La materia è disciplinata dall'articolo 12 del Dpr 9 maggio 1994 n.487 che prevede che le commissioni esaminatrici, alla prima riunione, stabiliscono i criteri e le modalità di valutazione delle prove concorsuali, da formalizzare nei relativi verbali, al fine di assegnare i punteggi relativi alle singole prove. Sul punto la giurisprudenza è consolidata. La Suprema Corte di cassazione a sezioni unite con la sentenza n.14896 del 21 giugno 2010 ha ribadito che "la commissione esaminatrice è tenuta per legge a far precedere la correzione e le singole valutazioni da una sintesi delle proprie ipotesi valutative (i criteri di cui all'articolo12 del Dpr 487/1994)."

La sentenza
Ad avviso del Collegio giudicante è del tutto inconsistente la tesi della Provincia secondo la quale le procedure di selezione andrebbero rintracciate nella contrattazione collettiva e nel regolamento degli uffici e dei servizi. Il Collegio evidenzia che le norme poste dal Dpr 487/1994, pur se programmatiche, sono immediatamente precettive, pertanto si configurano come espressione di principi generali applicabili per il corretto espletamento di ogni tipologia di concorso e si impongono al rispetto di ogni Pa.
Il Collegio respinge anche il rilievo sostenuto dalla Provincia secondo il quale sarebbe in ogni caso sufficiente una valutazione esclusivamente numerica (senza alcuna predeterminazione di criteri), una tesi fatta propria da una minoranza della giurisprudenza. Il Tar rileva che, abbracciando questa tesi, verrebbe a mancare una griglia di valutazione a cui ancorare la scelta discrezionale del singolo commissario e, pertanto contrasterebbe con l'esigenza di tutela della par condicio e con i principi di cui agli articoli 3 e 97 della Costituzione.
Conseguentemente la Provincia risulta soccombente.


© RIPRODUZIONE RISERVATA