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Retribuzioni, divieto di Cococo e di cumulo tra incarichi dirigenziali

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Divieto per le Cococo solo dal 1° gennaio 2017
L'articolo 2, comma 4, del Dlgs 81/2015 prevede divieto per le pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa con personale esterno a partire dal 1° gennaio 2017. La Corte dei conti - sezione centrale del controllo di legittimità sugli atti - conla deliberazione n. 37/2015/PREV precisa che il divieto per le pubbliche amministrazioni di stipulare tale tipo di contratti, si applichi unicamente a partire dal 1° gennaio 2017, dovendosi interpretare il termine "stipulare" con esclusivo riferimento al momento della formazione dell'accordo che, secondo la disciplina del contratto in generale, è rappresentato dal momento in cui si incontrano proposta e accettazione (articolo 1326 del Cc). I Giudici contabili, peraltro, sottolineano come tale principio si applichi anche ai contratti di collaborazione che le pubbliche amministrazioni possono stipulare con personale esterno ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del Dlgs 165/2001, purché ricorrano i presupposti di legittimità ivi previsti. In tale ottica, dunque, la Sezione fa presente che il divieto posto dall'articolo 2, comma 4, del Dlgs 81/2015 opera quindi unicamente per i contratti sottoscritti a decorrere dal 1° gennaio 2017, e non per quelli sottoscritti in data antecedente, pur se i loro effetti si dispiegano anche in un periodo successivo alla predetta data, in quanto ciò che rileva ai fini dell'applicazione della norma è il momento della stipula.

Nessuna possibilità di cumulo tra incarichi dirigenziali
Non è possibile attribuire un incarico di responsabile dell'ufficio di diretta collaborazione (articolo 90 del Tuel) nonché di dirigente di uffici gestionali (articolo 110, comma 1, del Tuel) al medesimo soggetto. È quanto contenuto nella deliberazione n. 87/2016 dell'Anac che analizza il caso di un ente comunale, incorso in numerose violazioni, in relazione al conferimento di un incarico dirigenziale ad un soggetto già responsabile dell'ufficio di staff, peraltro, senza l'espletamento di qualsivoglia procedura selettiva preliminare. L'Autorità, in particolare, evidenzia come il comportamento dell'ente configuri una violazione della legge e censura la situazione anche in considerazione della verifica espletata sui regolamenti comunali vigenti in materia, e sulle misure previste dal Ptpc. All'esito dell'analisi, del resto, l'Anac illustra come l'ente disponesse di una regolamentazione di secondo livello non conforme alla normativa, oltre che di un'attività di vigilanza da parte del Rpc improntata a una «certa superficialità e negligenza», nonché una commistione di competenze tra giunta e sindaco. Dunque, l'Autorità, oltre a contestare l'attività posta in essere dagli organi amministrativi, assegna 60 giorni di tempo all'ente al fine di aggiornare i propri regolamenti e il Ptpc con le misure ritenute opportune (per scongiurare, in futuro, il verificarsi di ulteriori situazioni di illegittimità come riscontrate), trasmettendo al contempo la deliberazione alle Procure (della Corte dei conti e della Repubblica) competenti.

Incarichi e onnicomprensività della retribuzione
È possibile per un Comune autorizzare i propri dipendenti a svolgere collaborazioni presso l'Unione di cui l'ente stesso fa parte? La questione è stata sottoposta alla Corte dei conti della Puglia, la quale, nella deliberazione n. 30/2016, fa chiarezza sul concetto di onnicomprensività della retribuzione dei dipendenti degli enti locali. In particolare, viene sottolineato come la giurisprudenza contabile abbia costantemente affermato che la regola dell'onnicomprensività della retribuzione dei pubblici dipendenti non vada ricollegata soltanto a compiti direttamente riconducibili alla qualifica e all'ufficio ricoperto, bensì anche a quelli comunque connessi ai fini istituzionali, unitariamente considerati, dell'amministrazione pubblica da cui l'impiegato dipende. Ciò posto, i Giudici pugliesi danno atto che, in materia di gestione del ciclo dei rifiuti, l'Unione di Comuni facenti parte di un ambito territoriale ottimale, costituisce semplicemente una diversa articolazione organizzativa volta ad assicurare in modo migliore i medesimi servizi e funzioni prima svolti da ciascun Comune (anche alla luce di quanto indicato dalla normativa regionale di riferimento), tale che viene ritenuto che il trattamento economico fissato in via esclusiva dalla contrattazione collettiva nazionale, in assenza di una specifica ed espressa deroga normativa, non possa essere incrementato (in quanto trattasi di attività lavorative comunque connesse ai fini istituzionali del Comune, anche se svolte oltre o fuori dall'ordinario orario di lavoro). A parere della Sezione, tuttavia, in presenza di una maggiore prestazione lavorativa, sarebbe in ogni caso consentita la corresponsione di un trattamento accessorio, finanziato dall'apposito fondo previsto e disciplinato dalla contrattazione collettiva nazionale e decentrata, secondo le modalità stabilite dalla medesima contrattazione.


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