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Province, 2.500 posti in palio per i 1.800 esuberi in uscita

di Gianni Trovati

Per i circa 1.800 esuberi delle Province e delle Città metropolitane ci sarebbero 2.500 posti disponibili nelle altre amministrazioni. A dirlo è la Funzione pubblica, sulla base del primo incrocio fra la "domanda" di lavoro da parte del personale in soprannumero degli enti di area vasta e l'offerta di posti disponibili negli organici delle altre Pa: si tratta di numeri che devono ancora essere definiti compiutamente con il riallineamento di tutti i dati, ma che il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia già definisce «molto incoraggianti» perché «l'offerta da parte delle amministrazioni ha superato di gran lunga il numero dei lavoratori inclusi negli elenchi di mobilità». Un giudizio positivo arriva anche dai sindaci, che per bocca di Umberto di Primio, vicepresidente Anci con delega al personale e sindaco di Chieti, spingono per riavviare subito «possano riaprire i processi assunzionali nelle Regioni dove sono state concluse le ricollocazioni del personale». Discorso ancora aperto, invece, per gli esuberi della Croce Rossa, i cui dati devono ancora essere calcolati.

Il meccanismo
Per capire cifre e reazioni bisogna fare mente locale sulle tappe dell'operazione-Province. Ad abbattere la montagna delle oltre 16mila eccedenze prodotte dalla riforma negli organici degli enti di area vasta è stato prima di tutto il progetto di nuova agenzia nazionale per il lavoro, che passando attraverso le Regioni ricolloca circa 7.500 persone, e le leggi regionali, che redistribuendo le funzioni ex provinciali hanno assorbito un'altra fetta di personale: circa 1.800 persone, poi, sono riuscite a salire sul treno che porta al pensionamento con le regole pre-Fornero per chi raggiunge i requisiti entro il 31 dicembre prossimo. Gli «esuberi» veri e propri, quindi, sono rappresentati dai dipendenti che non lavorano nelle funzioni rimaste a Province e Città, non sono rientrati in una delle ipotesi di trasferimento di gruppo previste dalle norme e non sono nemmeno pensionabili. A loro i salvagente individuali devono essere lanciati dalle altre amministrazioni, indicando la disponibilità di posti attraverso il portale nazionale (oggi scade la finestra settimanale per l'aggiornamento dei dati).

Verifica su geografia e profili professionali
Le cifre complessive, quindi, suggeriscono che il bacino è più che sufficiente, ma ora si tratta di verificare le compatibilità fra domanda e offerta sul piano geografico e soprattutto su quello dei profili professionali, che devono collimare per consentire davvero i trasferimenti. I Comuni, dal canto loro, oltre ad assorbire una parte degli esuberi sono in attesa che il processo di concluda per poter riavviare le assunzioni con i meccanismi ordinari.
Il processo insomma va avanti, ma deve ancora fornire risposte essenziali per stabilizzare il sistema: lo dimostra per esempio il caso della Provincia di Crotone, che ieri è stata riaperta dalle Forze dell'ordine dopo che a colpi di cesoie hanno rotto catena e lucchetto messi dai dipendenti per protestare contro i mancati pagamenti degli stipendi.


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