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Stipendi integrativi a rischio nelle Province e nelle Città che non hanno rispettato il Patto 2015

di Rocco Conte

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'articolo 40, comma 3-quinquies, del Dlgs 165/2001, introdotto dalla riforma Brunetta del 2009, dispone che gli enti locali possono destinare risorse aggiuntive alla contrattazione integrativa nel rispetto del Patto di stabilità.
In assenza di una precisa indicazione dell'anno di riferimento del rispetto del patto di stabilità interno, alcuni pareri di varie sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti hanno espresso criticità in merito all'erogazione e alla destinazione delle risorse integrative nell'anno successivo a quello in cui si è verificato il mancato raggiungimento dell'obiettivo.

Il presagio
Nel 2015 il generalizzato sforamento dell'obiettivo del Patto di stabilità da parte delle Città metropolitane e delle Province è stato determinato da una situazione di contesto eccezionale evidenziata con largo anticipo dalla stessa sezione delle Autonomie della Corte di conti.
In particolare, nella deliberazione n. 17/2015(su cui si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 14 maggio), la Corte rilevava che il percorso tracciato dalla legge 56/2014 si è inserito in modo non del tutto coerente la manovra 2015. Infatti, nonostante la già affermata necessità di correlazione tra funzioni fondamentali, funzioni trasferite, risorse e garanzia di copertura finanziaria, la legge di stabilità 2015 manteneva fermi tagli e oneri a carico delle Province, senza considerare l'invarianza almeno temporanea di necessità finanziarie, conseguente all'attuazione solo parziale della riforma Delrio. La Corte paventava che una parte della spesa, soprattutto di quella per il personale, sarebbe gravata su una gestione che non avrebbe invece dovuto considerarla nel proprio programma finanziario. Era evidente alla Corte come questa anomalia sarebbe stata rilevante ai fini del rispetto del Patto di stabilità interno 2015, con effetti sugli esercizi futuri degli stessi enti che sarebbero risultati inadempienti.

L'antidoto Invimit
In questo contesto molte Città metropolitane, per rispettare l'obiettivo del Patto di stabilità 2015, hanno dovuto prevedere con l'approvazione del bilancio dell'anno scorso l'alienazione di una parte consistente del proprio patrimonio immobiliare i cui procedimenti di vendita non si sono, però, sempre conclusi entro la fine dell'anno nonostante l'attivazione delle procedure con Invimit Spa.

Il rimedio del pareggio di bilancio
Intanto, con la legge di stabilità 2016 è stata disposta l'abolizione di tutte le norme concernenti il Patto di stabilità interno che, per il concorso degli enti locali al contenimento dei saldi di finanza pubblica, viene sostituto dal nuovo vincolo del pareggio di bilancio.
Il superamento del Patto di stabilità renderebbe pertanto necessario un intervento normativo volto a neutralizzare, per il solo 2016, gli effetti penalizzanti per il personale degli enti che nel 2015 non hanno raggiunto l'obiettivo. In particolare, tenuto conto dell'abrogazione di tutte le norme concernenti la disciplina del Patto di stabilità interno degli enti locali, andrebbero espunte dall'articolo 40 comma 3-quinquies, del Dlgs 165/2001 le parole «e del Patto di stabilità». Si tratta di un adeguamento normativo a costo zero per il bilancio dello Stato, ma di grande rilievo per migliaia di dipendenti.


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