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Personale, nei ministeri 3mila «esuberi»

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Sono circa tremila i dipendenti dei ministeri in sovrannumero: lo ha riferito nell'Aula della Camera il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Angelo Rughetti rispondendo a una interrogazione sulla riduzione della spesa per il personale Pa in attuazione della spending review. Il sottosegretario ha ricordato che nella ricognizione al 31 agosto 2015 tutte le amministrazioni risultavano «aver attuato gli interventi di riorganizzazione conseguenti alle riduzioni delle proprie dotazioni organiche», tranne il ministero dell'Interno «la cui rideterminazione delle piante organiche è avvenuta successivamente» come stabilito da una specifica disposizione e avvenuta con Dpcm del 22 maggio 2015. E che da questa analisi «sono emerse complessivamente circa 3mila unità di personale in sovrannumero, dovute al confronto tra le dotazioni organiche rideterminate e i contingenti di personale di ruolo in servizio alla data del 31 ottobre 2012 presso i Ministeri interessati».

La spending review
L'articolo 2 del Dl n. 95 aveva stabilito infatti una riduzione di uffici e dotazioni organiche della Pa «in misura non inferiore al 20% per il personale dirigenziale e del 10% per la spesa complessiva relativamente al numero dei posti in organico per personale non dirigenziale da definire entro il 31 ottobre 2012» continua Rughetti. E proprio per i dirigenti, il taglio previsto dall'articolo 2 del Dl 95/2012, poi perfezionato da altri interventi normativi, ha prodotto una riduzione totale di 875 posti. «Alle riduzioni inizialmente previste dal decreto legge in questione, si sono sovrapposti interventi settoriali di riassetto, frutto di normative sopravvenute che hanno fortemente inciso sugli organici della pubblica amministrazione, ottenendo una contrazione delle strutture dirigenziali pari a sessantasei unità di posti di funzione dirigenziale di livello generale e ottocentonove unità di livello dirigenziale non generale». E come ha rilevato la Corte dei conti, «la valorizzazione dei risparmi scaturenti dai tagli deriva dal taglio delle posizioni nell'ambito della dotazione organica dirigenziale di prima fascia che, non essendo soggetta a vincoli assunzionali, recano un risparmio reale».

Piante e dotazioni organiche
La spesa del personale, secondo il dettato della spending review, doveva essere contenuta attraverso interventi su dotazioni organiche e turn over ma anche ricorrendo alle sanzioni previste dal divieto di assunzione per le amministrazioni inadempienti. La direttiva n. 10/2012 del dipartimento della Funzione pubblica ha chiarito però, sottolinea Rughetti, che l'intento era quello «di operare un taglio differenziato che tenesse conto delle specificità delle singole amministrazioni in misura non inferiore alle precedenti stabilite, a condizione che tale differenza fosse recuperata operando una maggiore riduzione delle dotazioni organiche di altra amministrazione» un obiettivo da conseguire attraverso «compensazioni interne verticali e trasversali». Ma i calcoli basati su piante e dotazioni organiche sono ormai superati: il sottosegretario ricorda infatti che con la legge n. 124/2015 «è stato introdotto il criterio del budget di spesa di personale che verrà assegnato ai singoli enti e che consentirà loro di modulare i profili professionali in servizio a seconda delle esigenze che si manifesteranno». Cambia dunque il modo di gestire la spesa, il nuovo sistema «consentirà anche di misurare più facilmente le performance nei singoli enti e la spesa complessiva del personale della pubblica amministrazione».


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