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Per i militari trattamento di missione continuativa fino a 240 giorni

di Ulderico Izzo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'appartenente al corpo della Guardia di Finanza distaccato a prestare servizio presso una sede diversa da quella di appartenenza può ricevere il trattamento di missione entro il limite dei 240 giorni fissato dalla legge 417/1978, anche se il servizio si è protratto oltre. Lo chiarisce il Consiglio di Stato con la sentenza n. 321/2016.

Il fatto
Un maresciallo ordinario della GdF in servizio a Genova, viene comandato dall'11 gennaio 2008 al 29 dicembre 2013 a prestare servizio presso la sede dell'Avvocatura generale dello Stato e poco dopo chiede al comando d'essere retribuito, con il trattamento di missione, per tutto il tempo in cui egli è stato comandato.
La pubblica amministrazione di appartenenza aveva espresso la sua volontà, non definitiva, nel preavviso di provvedimento negativo e solo dopo che il militare adiva il giudice amministrativo, la Guardia di Finanza manifestava l'espresso diniego alla richiesta in quanto la corresponsione del trattamento di missione si basa sul presupposto che esso non è attribuibile al dipendente comandato a prestare servizio preso altra amministrazione.
Il giudice di primo grado riconosce il diritto del ricorrente a ottenere la corresponsione del trattamento di missione relativamente al periodo di comando presso l'Avvocatura dello Stato in Roma limitatamente a 240 giorni come stabilito dall'articolo 1, comma 3, della legge 417/1978.

La decisione
Il Consiglio di Stato non si discosta dalla decisione del Tar, poiché il limite dei 240 giorni è tassativo, con le uniche eccezioni, per il personale di polizia a ordinamento militare e il personale delle Forze armate non dirigente, che consentono l'elevazione del limite a 365 giorni solo nel caso di partecipazione a corsi di addestramento o di formazione.
La sentenza in rassegna pone in evidenza un vulnus, ovvero il vuoto normativo specifico sulla questione, perché il distacco, come nel caso di specie, concreta un vero e proprio trasferimento, con una conseguente produzione di un danno ingiusto a carico del militare, cosa che viene espressamente evidenziata nella sentenza n. 321/16.


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