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Licenziamenti, consulenze e posizione organizzativa in caso di convenzione

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Licenziabile il dipendente che lavora durante la malattia
È legittimo il licenziamento disciplinare di un lavoratore che, durante lo stato di malattia (sindrome ansioso depressiva) presta attività lavorativa presso l'esercizio commerciale (bar) gestito della moglie. È quanto fissato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 586/2016. Durante lo stato di malattia non vi è, di per sé, un divieto allo svolgimento di attività lavorative in favore di terzi, tranne nei casi in cui l'ulteriore attività, sia in concorrenza con il proprio datore di lavoro e possa aggravare la patologia in essere, ritardando, così, il rientro del lavoratore in azienda.
L'onere della prova spetta al lavoratore che dovrà dimostrare, innanzitutto, che l'attività lavorativa svolta sia compatibile con il tipo di patologia sofferta, altrimenti verrebbe smentita la stessa sussistenza della malattia (patologia che, invece, nel caso concreto non permetteva all'interessato di prestare attività a favore del suo datore di lavoro). In secondo luogo va dimostrato che il lavoro svolto in malattia sia compatibile con l'effettivo recupero delle energie lavorative, altrimenti verrebbe meno la funzione dell'assenza per malattia rispetto al posto di lavoro «ufficiale».

Maneggio valori: le condizioni per l'erogazione dell'indennità
Alla luce delle diverse modalità di pagamento presenti nel nostro sistema e sempre in continua evoluzione, un Comune ha chiesto all'Aran se nel concetto di "valori di cassa" utile ai fini della corresponsione dell'indennità di maneggio valori, possano rientrare: pagamenti effettuati con carte di credito o bancomat, buoni pasto, buoni dote scuola, voucher, pagamenti effettuati tramite Pos. La risposta è contenuta nell'orientamento applicativo n. 1817_RAL e viene, innanzitutto affermato che l'indennità spetta solo a quei dipendenti che, ordinariamente, senza interruzioni e, quindi, in maniera non meramente saltuaria o occasionale, sono addetti e provvedono ad espletare tale servizio.
Per "valori", inoltre, ad avviso dell'Agenzia, devono intendersi non solo il denaro contante ma, come precisato in precedenti orientamenti applicativi, anche quegli altri valori che, anche se non monetizzabili, corrispondono comunque ad un determinato valore monetario (buoni pasto, buoni benzina eccetera). Ciò posto, dunque, viene ritenuto che anche i voucher dovrebbero rientrare nella nozione di "valori", sia perché hanno certamente un valore economico misurabile, alla luce di quanto sopra detto, sia perché chi li maneggia, comunque, è tenuto a destinare ed erogare gli stessi in base a precise disposizioni normative. Al contrario, ad avviso dell'Aran, non sembrerebbe possibile, attualmente, ricondurre alla fattispecie legittimanti l'erogazione dell'indennità anche quelle relative ai pagamenti effettuati con il sistema Pos o con carte di credito o bancomat, oppure attraverso sportelli telematici; infatti, si tratterebbe di casi nei quali manca ogni contatto diretto e manuale con i valori da parte del dipendente e vengono in considerazione modalità di erogazione e pagamento che garantiscono l'assoluta tracciabilità di tutte le operazioni, affievolendo i rischi connessi all'esecuzione di riscossioni e pagamenti in valuta.

Sono compensabili i limiti dell'articolo 6, comma 7 del Dl 78/2010
Nonostante siano trascorsi quasi sei anni dall'entrata in vigore del Dl 78/2010, è stata sottoposta alla Corte dei conti della Sardegna, una questione relativa all'articolo 6, comma 7 con riferimento al limite delle alle spese di consulenza e studi in un ente che negli anni 2009, 2010 e 2011 non ha posto in essere alcuna spesa.
La Sezione,con deliberazione n. 5/2016/PARrichiama, innanzitutto, i principi fissati in materia dalla Sezione delle Autonomie con deliberazione n. 26/SEZAUT/2013/QMIG del 30 dicembre 2013, in cui è stata estesa la discrezionalità, per gli enti locali, di operare compensazioni, nel rispetto del tetto complessivo di spesa risultante dall'applicazione dei singoli coefficienti di riduzione per consumi intermedi, previsti da norme dettate in materia di coordinamento della finanza pubblica.
Ciò posto, con riferimento al caso concreto, il Collegio fa presente che, nonostante l'asserita totale assenza di spese per consulenze nel triennio 2009-2011, per l'Ente non si determini un divieto assoluto di effettuare spese di detta specifica tipologia, essendo rimessa allo stesso la scelta se avvalersi di consulenti esterni (qualora siano rispettate tutte le altre condizioni stabilite dalla legge) e, di conseguenza, operare una riduzione della spesa complessiva sostenuta nel medesimo esercizio per le varie tipologie di spese soggette a limitazione, in modo tale da garantire il globale raggiungimento degli obiettivi complessivi di contenimento.

Posizione organizzativa in caso di convenzione
Nel caso in cui un ente, ai sensi dell'articolo 14 del contratto collettivo nazionale del 22 gennaio 2004, stipulasse una convenzione con altra amministrazione per l'utilizzo a tempo parziale di un dipendente di quest'ultima, per un orario di 12 ore settimanali, può conferire al suddetto dipendente la titolarità di una posizione organizzativa?
L'Aran, con parere RAL_1811, ricorda dapprima, che l'utilizzazione parziale (possibile anche per la gestione dei servizi in convenzione) non si configura come rapporto a tempo parziale. Pertanto, a parere dell'Aran, proprio perché non verrebbe in considerazione un rapporto di lavoro a tempo parziale, non trova applicazione:
• la disciplina dell'articolo 4, comma 2, del Ccnl 14.9.2000, che non consente il conferimento della titolarità di posizione organizzativa a lavoratori con contratto di lavoro a tempo parziale;
• le disposizioni dell'articolo 4, comma 2-bis, del Ccnl 14.9.2000, introdotto dall'articolo 11 del Ccnl 22.1.2004, che, negli enti privi di dirigenza, consentono l'individuazione di posizioni organizzative che possono essere affidate anche a dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale, purché di durata non inferiore al 50% del rapporto a tempo pieno. L'Agenzia, quindi, ritiene che, qualora venga stipulata una convenzione con un altro comune per l'utilizzo di un dipendente a tempo parziale, l'ente possa conferire allo stesso anche un incarico di posizione organizzativa, secondo la disciplina prevista dall'articolo 14, commi 4 e 5, del Ccnl 22.1.2004.


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