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Statali, presentati i quattro comparti per il rinnovo dei contratti - Incognita «autonomia» per Palazzo Chigi

di Gianni Trovati

Quattro comparti per i dipendenti pubblici e altrettanti per i dirigenti, in una geografia del pubblico impiego articolata in scuola (con università, ricerca e alta formazione artistica e musicale), sanità, poteri locali (Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane) e infine i «poteri nazionali» in cui accorpare tutto il resto. Tra questo "resto", però, rimane in discussione il destino della presidenza del Consiglio, in bilico fra l'inglobamento nel compartone nazionale e il tentativo di mantenere la propria autonomia.

La nuova architettura
L'Aran ha illustrato ieri ai sindacati la proposta per la riduzione a quattro dei dodici comparti in cui è diviso oggi il pubblico impiego, condizione indispensabile per avviare le trattative sui contratti come ricordato nei giorni scorsi dal ministro della Pa Marianna Madia. Con la presentazione della nuova geografia (anticipata ieri sul Quotidiano degli enti locali e della Pa), la trattativa entra nella fase decisiva e nei prossimi giorni dovrebbe arrivare la risposta sui criteri di calcolo della rappresentatività, per individuare i sindacati che raggiungono il numero sufficiente di voti e di deleghe per sedersi alle trattative dei nuovi comparti. Il problema riguarda soprattutto università e Afam, chiamate a unirsi al milione di dipendenti della scuola, e il compartone nazionale, mentre per enti territoriali e sanità il quadro rimarrebbe sostanzialmente invariato. Per mettere al riparo il processo dal rischio ricorsi da parte di quei sindacati non confederali che nei nuovi comparti perderebbero il posto al tavolo, si studiano ipotesi di "traghettamento" delle sigle attuali nel primo rinnovo dei contratti, in attesa di ripartire a regime dopo le prossime elezioni previste fra due anni. La risposta è attesa entro 10 giorni.

L'autonomia di Palazzo Chigi
L'altra incognita, come accennato, è la sorte di Palazzo Chigi, i cui 2.200 dipendenti oggi vivono in un comparto a sé. La loro battaglia per mantenere l'autonomia contrattuale si gioca sul filo delle norme, perché la riforma Brunetta prevedeva che la sua attuazione alla presidenza fosse regolata con Dpcm, e nessuno dei tre decreti varati al riguardo cita la norma sui comparti fra quelle «applicabili» anche in piazza Colonna. La questione è spinosa, anche perché la legge Brunetta parla di un «numero massimo» di quattro comparti, e l'eventuale isolamento di un quinto potrebbe accendere la catena delle rivendicazioni sulle altre «specificità» in cerca di autonomia.

Mobilità delle Province, il portale «chiude» il 12 febbraio
Su un altro versante delicato del pubblico impiego, quello della ricollocazione del personale delle Province, si stanno per chiudere gli ingressi nel portale della mobilità. La Funzione pubblica ha comunicato che la rilevazione della «offerta di mobilità», cioè l'inserimento degli esuberi provinciali chiamati a spostarsi in un'altra amministrazione, sarà disattivata il 12 febbraio.


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