osservatorio anci-ifel

Recuperi sostenibili per il salario accessorio nei Comuni

di Veronica Nicotra (*)

Il tema del salario accessorio torna alla ribalta. Tema oggetto di confronto da tempo e su cui alcune soluzioni sono già state adottate. Oggi emerge, con tutta evidenza, la difficoltà oggettiva per tante amministrazioni e non solo comunali nel "recuperare" nei tempi e nei modi, senza una opportuna flessibilità. Il tema tocca la vita di migliaia di dipendenti che, spesso, all'epoca di costituzione dei fondi, neanche erano in servizio; ciò impone rigore e senso di responsabilità.
Vorrei provare a fare chiarezza. Le vicende legate alle irregolarità nella costituzione dei fondi per il trattamento economico accessorio hanno una radice risalente al contratto nazionale del 1° aprile 1999. La rigidità della distinzione fra parte fissa e parte variabile ha contribuito a far sì che dipendenti, anche della stessa fascia demografica, si trovassero a percepire uno stipendio di parte fissa di entità molto differenziate fra loro. Allo stesso tempo l'attribuzione di parte "variabile" non era regolata da criteri generali chiari.
In questo contesto il decreto 78/2010 introduce il blocco dei trattamenti economici, anche individuali, con il congelamento dei fondi per la retribuzione accessoria, e il primo fermo della contrattazione nazionale. Il tutto, in un quadro di regole relative alle assunzioni, caratterizzato da vincoli e divieti che da lunghi anni impediscono una seria programmazione
L'insieme dei blocchi ha sterilizzato poi l'attuazione delle regole sul merito e sulla produttività introdotte nel 2009. Tutto ciò ha determinato difficoltà applicative relative all'alimentazione della parte variabile del fondo.
È mancato in definitiva un equilibrio di sistema, e i Comuni anche a fronte della riduzione delle risorse umane e finanziarie hanno agito per assicurare l'irrinunciabile esigenza di garantire la continuità nell'erogazione dei servizi alle comunità amministrate, senza nulla togliere ai profili di responsabilità amministrativo-contabile.
A fronte di ciò, chi scrive ritiene che la ripresa della contrattazione nazionale e l'attuazione della delega sulla semplificazione su merito e premialita sono l'occasione per ripensare, per tutti i comparti della Pa, poche e semplici regole condivise. Nell'immediato, è opportuno definire una ulteriore soluzione che, senza mettere in discussione il recupero, consenta ai Comuni di destinare al recupero anche risorse rivenienti da processi di efficientamento dell'organizzazione (per esempio risparmi di spesa).
La nostra è una soluzione che si colloca perfettamente in linea con quanto previsto nella legge di Stabilità e affronta in modo concreto il problema di oggi senza costruzioni ideologiche sul passato e guardando responsabilmente al futuro. Non c'è alcuna sanatoria, ma un ritorno praticabile alla normalità per quegli enti impegnati in piani di recupero di entità tale da compromettere le politiche di sviluppo delle risorse umane.

(*) Segretario generale Anci


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