Home  › Personale

No al blocco delle assunzioni per ritardi nei pagamenti: sotto la lente la decisione della Consulta

di Giovanni G.A. Dato

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È costituzionalmente illegittimo il divieto di procedere ad assunzioni di personale, a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale, di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della stessa disposizione, imposto alle amministrazioni pubbliche che registrano tempi medi nei pagamenti superiori a 90 giorni nel 2014 e a 60 giorni dal 2015.
Lo ha sancito la Corte costituzionale con la sentenza n.272 del 22 dicembre 2015dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'articolo 41 comma 2 del decreto legge 24 aprile 2014 n.66 (si veda il Quotidiano degli enti locali del 23 dicembre 2015).

La violazione del principio di proporzionalità
Secondo la Corte costituzionale la norma censurata si pone in contrasto con il principio di proporzionalità, che deve trovare rigorosa applicazione nelle relazioni fra Stato e Regioni, specie ove la previsione della sanzione comporti una significativa compressione dell'autonomia regionale. Il test di proporzionalità richiede di valutare se la norma oggetto di scrutinio sia necessaria e idonea al conseguimento di obiettivi legittimamente perseguiti, in quanto, tra più misure appropriate, prescriva quella meno restrittiva dei diritti a confronto e stabilisca oneri non sproporzionati rispetto al perseguimento di detti obiettivi.
Il meccanismo predisposto dall'articolo 41 comma 2 del Dl n.66/2014 non appare di per sè sempre idoneo a far sì che le amministrazioni pubbliche paghino tempestivamente i loro debiti e non costituisce quindi un adeguato deterrente alla loro inadempienza.
Il blocco delle assunzioni colpisce indistintamente ogni violazione dei tempi medi di pagamento, quindi può investire amministrazioni che, nell'anno di riferimento, siano state in ritardo con il pagamento dei loro debiti per cause legate a fattori ad esse non imputabili, ad esempio mancato trasferimento di risorse da parte di altri soggetti o vincoli relativi al patto di stabilità. Il possibile rilievo del mancato trasferimento delle risorse ai fini del tempestivo pagamento dei debiti è confermato dal fatto che lo stesso Dl n.66/2014, all'articolo 44, al fine di agevolare il rispetto dei tempi di pagamento, regola i tempi di erogazione dei trasferimenti fra pubbliche amministrazioni.
Quanto al patto di stabilità, osserva il Giudice delle leggi, il decreto legge 8 aprile 2013 n. 35, ha cercato di far fronte al problema del pagamento dei debiti scaduti delle amministrazioni pubbliche prevedendo, fra l'altro, l'allentamento del patto di stabilità interno.
La mancata considerazione della causa del ritardo rende ipotetica l'idoneità della norma a conseguire la sua finalità, dal momento che, nei casi in cui il ritardo non fosse superabile con un'attività rimessa alle scelte di azione e di organizzazione proprie dell'ente pubblico, la minaccia del blocco delle assunzioni o la sua concretizzazione non potrebbe sortire l'effetto auspicato; inoltre, la rigidità della previsione porta a ritenere che l'obiettivo perseguito potesse essere raggiunto con un sacrificio opportunamente graduato degli interessi costituzionalmente protetti.

La dotazione di personale e l'organizzazione amministrativa
La norma inoltre non tiene conto della situazione dell'ente pubblico dal punto di vista della dotazione di personale: a seconda di tale situazione, l'afflittività della sanzione può variare imprevedibilmente e risultare sproporzionata proprio per quelle Regioni che hanno ridotto la propria spesa per il personale, in ottemperanza ai vincoli del legislatore statale.
La norma censurata si rivela confliggente anche con l'articolo 97 comma 2 della Costituzione: se, da un lato, il blocco delle assunzioni è senz'altro suscettibile di pregiudicare il buon andamento della pubblica amministrazione, dall'altro lato la limitazione non risulta giustificata dalla tutela di un corrispondente interesse costituzionale, considerato che, come si è visto, si tratta di una misura inadeguata a garantire il rispetto del termine fissato per il pagamento dei debiti; anche tale violazione si traduce, come è evidente, in una lesione delle medesime competenze costituzionali regionali in materia di organizzazione amministrativa.


© RIPRODUZIONE RISERVATA