Home  › Personale

Pubblico impiego, come funzionano i fondi pensione

di Nevea Lorenzato

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L’unica fonte istitutiva della previdenza complementare per i dipendenti pubblici è la contrattazione collettiva; questa previsione si riscontra all’articolo 3, comma 2, del Dlgs 124/1993. I fondi pensione Espero e Perseo Sirio hanno carattere negoziale, sono associazioni con personalità giuridica privata riconosciuta dal ministero del Lavoro. Operano senza fini di lucro e rappresentano la tipica attuazione delle forme di previdenza collettiva. Sono soggetti a particolari forme di garanzia e condizioni e, in quanto negoziali, sono istituiti dalle parti sociali. Inoltre sono distinti per comparto per le peculiarità che differenziano i vari settori del pubblico impiego e per la diversa gestione del Tfr rispetto a quella del settore privato. Ma come nasce un fondo pensione?

La costituzione dei fondi pensione…
L’Accordo istitutivo rappresenta il primo atto della fase preliminare di costituzione di un fondo chiuso e deve contenere le linee essenziali: criteri di adesione, regole sulle prestazioni, gestione e tutto ciò che è richiesto dalla legge. Segue poi lo Statuto, che fissa l’impianto generale ed il quadro di riferimento normativo del fondo. Alla Commissione di vigilanza (Covip), istituita presso il ministero del Lavoro e della previdenza sociale è attribuito il compito di approvare lo Statuto. Per ottenere l’autorizzazione all’esercizio dell’attività, i fondi pensione devono inoltrare istanza alla Covip, che trasmette al ministro del Lavoro e al ministro del Tesoro, l’esito del procedimento amministrativo per ciascuna istanza di autorizzazione. Possono così aver luogo le prime elezioni per l’Assemblea dei delegati, che elegge il Consiglio di amministrazione, il quale a sua volta elegge il Presidente e il Vicepresidente. Solo ad avvenuta autorizzazione l’associazione diventa a tutti gli effetti fondo pensione, che viene iscritto nell’apposito Albo e può svolgere tutte le attività di competenza, quali l’individuazione dei gestori finanziari, la stipula della convenzione, la scelta della banca depositaria, la raccolta delle adesioni e dei contributi.
Per tutti gli organi valgono alcuni principi fondamentali: sono sempre indipendenti e distinti rispetto alle fonti istitutive del fondo pensione e sono sempre espressione di pariteticità nella rappresentanza. L’individuazione dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro avviene esclusivamente con il metodo elettivo.

… e il loro funzionamento
Secondo il Dlgs 124/1993 la previdenza complementare è:
-  volontaria e consentita solo a chi appartiene alle categorie di lavoro cui si applica il contratto o l’accordo istitutivo del fondo di riferimento;
-  a capitalizzazione: le somme versate sono investite in strumenti finanziari ricorrendo a gestori professionali scelti dal Cda del fondo. Il conto individuale dell’associato è quindi costituito non solo dai versamenti effettuati, ma anche dai rendimenti derivanti dai risultati della gestione finanziaria;
-  a contribuzione definita: aderendo a un fondo pensione a contribuzione definita il rendimento degli investimenti effettuati dipende sia dall’abilità del fondo stesso, sia dall’andamento dei mercati finanziari nei quali il fondo va ad investire.
Il finanziamento dei fondi pensione per il personale del pubblico impiego è regolato dall’articolo 8 del Dlgs 124/1993, che prevede tre forme di versamento: il contributo del lavoratore, quello del datore di lavoro e la quota del Tfr.
Per i dipendenti pubblici la posizione di previdenza complementare sarà quindi così costituita:
- contributo a carico del lavoratore;
- contributo a carico del datore di lavoro;
-  rendimenti del fondo pensione;
-  quota del Tfr nella seguente misura:
a)
per i lavoratori assunti dal 1° gennaio 2001: intero Tfr pari al 6,91% della retribuzione utile e rivalutazione in misura pari alla media dei rendimenti di un paniere di fondi individuati con Dm Economia del 23 dicembre 2005;
b)
per i lavoratori in servizio al 31 dicembre 2000: 28,94% del Tfr, rivalutazione in misura pari alla media dei rendimenti di un paniere di fondi individuati con il Dm Economia 23 dicembre 2005 citato, ulteriore accantonamento dell’1,5% della base contributiva utile ai fini Tfs.
I costi a carico dell’aderente consistono nel 50% di una quota di adesione una tantum ed in una quota associativa annua. Il datore di lavoro deve sostenere invece la spesa corrispondente all’ulteriore 50% della quota di adesione, e al contributo dell’1% calcolato sulla retribuzione utile al Tfr per ciascun aderente. Competono invece all’Inps - Gestione dipendenti pubblici l’accantonamento figurativo del Tfr e della quota aggiuntiva ove spettante, le relative rivalutazioni ed il conferimento delle somme conseguenti al fondo, ad avvenuta cessazione dal servizio dell’iscritto.

La liquidazione
La prestazione finale prevista dal decreto 124 può essere liquidata in due modalità:
- rendita pensionistica;
-  liquidazione in forma di capitale per un importo massimo del 50% del montante totale e rendita per il restante 50%, a condizione che l’intero importo accumulato non sia inferiore all’ammontare dell’assegno sociale. In tal caso l’iscritto può richiedere l’intero montante in denaro.
Nel caso di anticipata risoluzione del rapporto di lavoro, il lavoratore può riscattare la sua posizione individuale o trasferire la stessa ad un’altra forma di previdenza complementare. La legge regola anche i casi di premorienza mediante riscatto degli aventi causa.

I vantaggi per chi si iscrive
La scelta di adesione ad un fondo pensione è il risultato di una complessa valutazione che deve necessariamente considerare le opportunità offerte dalla disciplina in materia di previdenza complementare. Tuttavia le possibilità, in caso di adesione a un fondo pensione, non hanno lo stesso peso per tutti i dipendenti pubblici. Una valutazione ponderata richiede una distinzione tra lavoratori assunti dal 1° gennaio 2001 e lavoratori assunti antecedentemente a tale data perché, se per i primi la scelta da valutare riguarda solo l’adesione al fondo pensione, per i secondi si presenta anche quella della convenienza o meno nel passare dal regime Tfs a quello del Tfr. Altra variabile di rilievo è rappresentata inoltre dall’anzianità di servizio.
La posizione individuale del lavoratore costituisce pertanto un primo fondamentale elemento di spinta o di freno verso l’adesione alla previdenza complementare, ma non l’unico; fondamentale è anche la percezione delle conseguenze derivanti da un’eventuale scelta. Aderendo ad un fondo pensione a contribuzione definita ci si immette in un sistema a prestazioni variabili, in cui il rendimento degli investimenti effettuati dipende sia dall’abilità del fondo stesso, sia dall’andamento dei mercati finanziari nei quali il fondo va ad investire. Non va dimenticato però che la pensione complementare nasce e si sviluppa come forma di previdenza aggiuntiva, che trova la sua ragione d’essere nella riduzione della copertura assicurativa obbligatoria. Appare quindi evidente che la scelta di aderire o meno ad un fondo pensione complementare rimane principalmente legata al sistema di calcolo della pensione pubblica in cui i dipendenti vanno a collocarsi.
Il personale assunto dal 1° gennaio 1996 andrà in pensione con un rendimento pensionistico pari a circa il 50% dell’ultima retribuzione. In tale contesto la previdenza integrativa diventa una necessità finalizzata al recupero di un gap di almeno 20 punti. Per questi dipendenti la scelta sarà tra investire il proprio risparmio in un’attività priva di rischio quale il Tfr, il cui rendimento è legato al tasso di inflazione, o investirlo in un’attività finanziaria di mercato scelta dal fondo pensione.
Per chi invece alla data del 31 dicembre 1995 ha maturato un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni la pensione corrisponderà a circa il 60% dell’ultima retribuzione e di conseguenza anche per questi lavoratori una copertura previdenziale complementare appare opportuna.
Per il personale che vanta maggiore anzianità di servizio e mantiene pertanto il sistema retributivo fino al 31 dicembre 2011  la scelta si presenta più complessa; la maggiore copertura pensionistica obbligatoria costituisce un elemento dissuasivo all’adesione alla previdenza complementare. Va ricordato tuttavia che il sopra citato beneficio del contributo pari all’1,5% della base contributiva di riferimento, riservato ai dipendenti pubblici già in servizio alla data del 31 dicembre 2000, che opteranno per il Tfr con contestuale adesione alla previdenza complementare, potrebbe assorbire in certi casi detta perdita.
Soltanto chi vanta carriere particolarmente dinamiche potrebbe riscontrare una non convenienza nell’aderire al fondo pensione in quanto il trattamento di fine servizio, che è legato alla dinamica individuale della retribuzione, potrebbe risultare più favorevole rispetto al Tfr.
Per i dipendenti pubblici i fattori di convenienza nell’iscrizione ad un fondo pensione complementare possono essere così sintetizzati:
- possibilità di dedurre dal reddito imponibile i contributi versati al fondo pensione fino alla concorrenza del 12% del reddito complessivo, entro il limite massimo di 5.164,57 euro, comprese le quote versate dal datore di lavoro, purché non superino l’importo equivalente al doppio della quota di Tfr destinata al fondo pensione. I contributi non sono soggetti a tassazione e confluiscono al fondo nel loro intero ammontare lordo; questo vale anche per le quote del Tfr e per i contributi a carico del datore di lavoro. La tassazione è effettuata solo al momento dell’erogazione delle prestazioni;
- contributo a carico del datore di lavoro pari all’1% della retribuzione utile ai fini del Tfr;
-  quota dell’1,5% della base contributiva utile ai fini Tfs destinata al fondo solo per il personale optante;
-  aspettativa di vantaggiosi rendimenti del risparmio investito.
I vantaggi sono certi, come pure la convenienza: con un ipotetico reddito di 30mila euro e il contributo dell’ente e del dipendente dell’1% confluiscono al fondo 600 euro annui con un costo reale a carico del dipendente di 186 euro, considerata la deduzione fiscale pari a 114 euro. Inoltre, per gli optanti è previsto un beneficio pari all’1,50% della base imponibile ai fini del Tfs, equivalente all’1,20% del Tfr, che nel nostro esempio equivale a 360 euro.


© RIPRODUZIONE RISERVATA