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Dalla Cassazione via libera al taglio dei fondi integrativi per recuperare gli stipendi illegittimi

di Paola Cosmai e Stefano Di Falco

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Conla sentenza 24834/2015 la Corte di cassazioneha avvallato per la prima volta la scelta di una Pubblica amministrazione di procedere al recupero degli incentivi indebitamente erogati ai propri dipendenti tramite una corrispondente decurtazione del fondo per la contrattazione decentrata.

La questione
La questione si inserisce in quella, ormai annosa, dei rimedi esperibili dalle amministrazioni pubbliche in caso di erogazione al proprio personale di trattamenti accessori indebiti per violazione, in sede di contratto integrativo, dei limiti fissati dai contratti nazionali di comparto. Questi ultimi costituiscono l'invalicabile confine dell'autonomia dei singoli enti secondo la gerarchia delle fonti delineata dall'articolo 2 del Dlgs 165/2001, sanzionata dai successivi articoli 40 e 40-bis con la nullità delle clausole difformi, con contestuale sostituzione delle disposizioni con quelle omologhe di rango superiore in base agli articoli 1339 e 1419, comma 2, del Codice civile.
L'uso disinvolto dell'autonomia contrattuale decentrata soprattutto negli enti locali, foriero di responsabilità erariali (non estensibili ai sindacati secondo le Sezioni Unite n. 14689/2015, su cui si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 22 luglio) per il difficile obbligo di recupero delle somme nei confronti dei singoli lavoratori come prevede l'articolo 2033 del Codice civile ha prodotto l'articolo 4 del Dl 16/2014, che ha previsto l'obbligo per le Regioni e gli enti locali di risolvere queste situazioni incidendo sui fondi destinati alla contrattazione decentrata e non già sui dipendenti.

Il caso specifico
In questa situazione si è trovata anche la Croce Rossa Italiana che, avvedutasi dell'attribuzione ai propri lavoratori di incentivi non dovuti, a seguito di un'ispezione del Mef aveva provveduto a trattenerne le corrispondenti somme sui fondi destinati al trattamento accessorio spalmandoli sul quinquennio successivo, così da non dover incidere sulle posizioni economiche individuali già acquisite.
L'opzione è stata contestata dai dipendenti e ritenuta legittima dal Tribunale ma illegittima dalla Corte d'appello, in ragione della mancata prova, a cura dell'amministrazione, dell'avvenuto pagamento di emolumenti indebiti, come previsto dall'articolo 2033 del Codice civile in combinato disposto con l'articolo 2697.

La decisione
La Cassazione (non senza una digressione sul riparto di giurisdizione e sull'inefficacia di altra pronuncia resa in sede di ricorso straordinario al Capo dello Stato) accoglie il ricorso dell'amministrazione ribadendo il principio della ripetibilità delle somme indebite secondo ll'articolo 2033 anche per il pubblico impiego, a nulla rilevando la buona fede del percettore. Si precisa però che, in ipotesi, la fattispecie è di ben altra natura, dal momento che il datore di lavoro non si è rivolto ai singoli dipendenti per il recupero delle somme già erogate, ma ha percorso la strada alternativa della riduzione della parte variabile dei fondi contrattuali non ancora distribuiti ritenendo di aver retribuito prestazioni già rese avvalendosi di stanziamenti pregressi.
Al riguardo, la Suprema Corte precisa che la composizione del fondo, sia pure nei limiti dei parametri prefissati dalle leggi di bilancio e dai contratti nazionali, costituisce atto unilaterale dell'amministrazione che, in base all'articolo 8 del Dlgs 165/2001, deve tener conto della prevedibile evoluzione della spesa e della sua compatibilità finanziaria con le risorse a disposizione, rendendola trasparente per gli organi di controllo interno ed esterno.
Pertanto l'opzione riduttiva prescelta dall'amministrazione è legittima alla luce delle disposizioni legislative di carattere generale (pur non essendo applicabile il decreto «salva-Roma» destinato solo alle Regioni e agli enti locali); si deve peraltro escludere qualsiasi violazione dei diritti quesiti dei lavoratori, dal momento che la decisione grava su fondi non ancora costituiti e rispetto ai quali i dipendenti non sono titolari di alcuna posizione giuridica perfetta che, eventualmente, trattandosi di voci retributive accessorie, potranno consolidare, nei limiti dello stanziamento, qualora siano programmate le prestazioni aggiuntive cui ineriscono e all'esito della loro effettiva esecuzione.


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