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Assunzioni di Polizia locale e calcolo delle spese

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Nella polizia locale nessuna assunzione, anche con i resti
I residui della capacità assunzionale non possono essere utilizzati per assumere lavoratori destinati alle funzioni di polizia locale. Su questo aspetto, le Sezioni regionali della Corte dei conti sono tutte allineate e la conferma ulteriore giunge ora anche dal Tar Lazio sezione distaccata di Latina - sezione I – con sentenza n. 772 del 25 novembre 2015. È infondato, quindi, il ricorso per l'annullamento di una delibera nella parte in cui la giunta comunale ha stabilito di sopprimere dal fabbisogno di personale per il triennio 2015-2017 n. 10 posti di vigili a tempo indeterminato e a tempo parziale di 18 ore e contestualmente sospeso una selezione già indetta, in quanto:
a) «la sospensione della selezione avente a oggetto il reclutamento di vigili urbani costituisce un atto dovuto determinato dalla previsione del comma 6 dell'articolo 5 d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito in legge con modificazioni dalla legge 6 agosto 2015, n. 125»;
b) «il termine di durata della sospensione va identificato nel termine previsto dal medesimo comma 6 ("fino al completo assorbimento del personale …")»;
c) «il riferimento del comma 1 dell'articolo 5 del d.l. n. 78 del 2015 all'articolo 1, comma 423, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 è limitato a "modalità e procedure" sicchè non è condivisibile l'assunto secondo cui – in via di coordinamento tra il comma 6 dell'articolo 5 citato e l'articolo 1, comma 423 della legge n. 190, come interpolato dall'articolo 4, comma 3, dello stesso d.l. n. 78 – sarebbero consentite assunzioni di personale di polizia locale mediante "l'utilizzo dei residui ancora disponibili delle quote percentuali delle facoltà assunzionali riferite al triennio precedente"».
Per di più, la questione di costituzionalità della previsione in questione (sollevata dai ricorrenti) viene considerata dai giudici manifestamente infondata, dato che la Corte costituzionale ha avuto modo più volte di affermare il principio secondo cui le disposizioni di legge statale stabilenti limiti alla facoltà di assunzione di nuovo personale da parte degli enti locali sono giustificate dalla competenza legislativa concorrente statale in materia di «coordinamento della finanza pubblica» (si veda ad esempio Corte costituzionale 16 ottobre 2014 n. 237 e 13 settembre 2012 n. 217).

Il parametro per i contenimento dell'incidenza spesa di personale su spesa corrente
Il sindaco del Comune di Arezzo pone due quesiti alla Corte dei conti della Toscana di particolare interesse per gli enti locali. Innanzitutto, viene chiesto se il limite di cui all'articolo 1, comma 557, lettera a), legge 296/2006, relativo alla riduzione dell'incidenza percentuale della spesa di personale sulla spesa corrente, debba essere verificato confrontando tale incidenza con l'incidenza tra la media della spesa di personale e la media della spesa corrente nel triennio 2011-2013 o, diversamente, in modo dinamico, parametrando l'incidenza percentuale dell'anno con quella dell'anno precedente. La risposta, contenuta nella deliberazione n. 532/2015è in linea con quanto già indicato dalla Sezione Autonomie nella deliberazione n. 25/2014 ovvero che il comma 557 si applica «alla stregua del parametro introdotto dal comma 557 quater, riconoscendo a quest'ultimo finalità integrativa e non assorbente» e che, quindi, il rapporto di incidenza spesa di personale/spesa corrente va raffrontato con il rapporto di incidenza calcolato sulla media della spesa di personale e della spesa corrente del triennio 2011-2013, considerato quale parametro temporale fisso.
La seconda questione riguarda la possibilità di escludere dal calcolo dell'incidenza della spesa di personale sulla spesa corrente, le spese per il personale ricollocato ai sensi dell'articolo 1, comma 424, della legge 190/2014 (personale degli enti di area vasta).
Secondo i giudici toscani, ai fini dell'applicazione del comma 557 dell'articolo 1 della legge 296/2006, è il legislatore stesso a prevedere il parametro derogatorio di non computabilità delle spese del personale, ricollocato ai sensi del comma 424, fatto salvo il rispetto del patto di stabilità e la sostenibilità finanziaria e di bilancio.

Calcolo spese di personale: programmate o effettive?
Alla Corte dei conti della Lombardia è stato posto un quesito relativo all'ammissibilità di un'interpretazione del vigente quadro normativo volta a permettere il computo del valore medio delle spese del personale del triennio precedente (2011-2013) sulla base della spesa programmata e non di quella effettiva.
La sezione, con deliberazione n. 445/2015, ritiene che con riferimento all'applicazione del comma 557-quater al triennio 2011/2013, nell'ottica della programmazione triennale futura delle assunzioni (oggetto del quesito), si debba aver riguardo della sola spesa storica del periodo, conformemente alla ratio di progressiva riduzione della spesa propria delle norme di coordinamento finanziario adottate in forza del terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione.
Maggior conforto in tale senso, del resto, deriverebbe dal tenore testuale dell'articolo 1, comma 424, della legge 190/2014, dal quale si evince che, mentre con riferimento al turn-over vige il principio della cumulabilità dei resti nel triennio, inteso in senso dinamico (deliberazione n. 28/SEZAUT/2015/QMIG), rimane, tuttavia, il criterio della spesa storica, computato secondo le specifiche disposizioni previste e senza possibilità di ricorso a conteggi virtuali, per l'applicazione della disciplina di contenimento della spesa di cui ai commi 557 e seguenti dell'articolo 1 della legge 296/2006 (la cui applicazione è peraltro espressamente fatta salva anche dal vigente comma 5 dell'articolo 3 del Dl 90/2014, a cui si riferisce la disciplina dei resti).


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