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Responsabile anticorruzione, tempo determinato, vigili e spese legali

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Responsabile anticorruzione e Responsabile Ufficio Procedimenti Disciplinari
L'Anac ha fornito una risposta in ordine alla possibilità di conferire l'incarico dirigenziale sulla gestione del personale, comportante anche la titolarità dell'ufficio di disciplina di cui al comma 4 dell'articolo 55 del Dlgs 165/2001, al Segretario Generale già responsabile della prevenzione della corruzione (Rpc), benché il Comune non sia di piccole dimensioni. A tal proposito, l'Autorità con parere n. 148861 del 6 novembre 2015, illustra che la circolare n. 1/2013 del Dipartimento della Funzione pubblica, con riferimento alla nomina del Rpc, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di riflettere sull'opportunità che venga nominato Rpc il dirigente responsabile dell'Ufficio Procedimenti Disciplinari (Upd), a motivo della possibile situazione di conflitto di interessi, e quindi di incompatibilità, che potrebbe venire a crearsi.
L'Autorità condivide, peraltro il monito espresso dalla Funzione pubblica ed è stato accolto nell'orientamento n. 111 del 4 novembre 2014, dove è stato ritenuto che una potenziale situazione di conflitto di interessi nello svolgimento di entrambe le funzioni (Rpc e responsabile Upd), sussista nel solo caso in cui lo stesso Rpc sia interessato da un procedimento disciplinare, statuendo che, al di fuori di questa ipotesi, il Rpc possa rivestire entrambe le funzioni.

Il tempo determinato e l'utilizzo del fondo
Un parere richiesto all'Aran in merito all'incentivazione dei lavoratori Lsu, contrattualizzati a tempo determinato ai sensi della legge 147/2013 e del Dm Lavoro 17 dicembre 2014 (impiegati nei servizi dell'ente), offre l'occasione di precisare come i contratti a termine possano partecipare alla distribuzione del fondo del salario accessorio. L'Agenzia, con parere RAL_1802_Orientamenti Applicatividel 2 dicembre 2015, si limita a richiamare alcune indicazioni già fornite in proposito in precedenti orientamenti applicativi, che possono così riassumersi:
a) con riferimento agli ex lavoratori socialmente utili, stabilizzati a termine e, quindi, attualmente titolari di un rapporto di lavoro a tempo determinato, in base alle generali previsioni dell'articolo 6 del Dlgs 368/2001 (principio di non discriminazione) e a quelle specifiche dell'articolo 7 del Ccnl del 14 settembre 2000, si applica lo stesso trattamento normativo ed economico previsto per il restante personale a tempo indeterminato, purché compatibile con la particolare natura del rapporto a termine;
b) relativamente al trattamento economico, non sussistono apprezzabili motivazioni, connesse alle caratteristiche del contratto a termine, idonee a giustificare una eventuale deroga al principio generale di «non discriminazione»;
c) la garanzia economica a favore dei lavoratori con contratto a termine riguarderebbe non solo il trattamento stipendiale, ma anche tutte le altre voci del trattamento accessorio; pertanto, questi beneficerebbero sia dei compensi legati alla durata ed alle caratteristiche della prestazione lavorativa (straordinario, turno, eccetera) sia di quelli correlati alle specifiche condizioni o modalità di esecuzione della stessa (indennità di rischio, di disagio, maneggio valori, ecc.), nel rispetto delle medesime regole valevoli per la generalità dei lavoratori a tempo indeterminato, come stabiliti dalla contrattazione collettiva nazionale e da quella integrativa;
d) ugualmente, non vi sarebbero motivi e ragioni giuridiche che possano giustificare, senza violare il principio di non discriminazione, l'esclusione di questa categoria di personale, e per il solo fatto di essere titolari di un contratto a termine, dai sistemi di produttività adottati dall'ente, ai sensi delle vigenti disposizioni legali e contrattuali, ove questi riguardino la generalità degli altri dipendenti a tempo indeterminato.

Il concetto di anno solare per le assunzioni dei vigili
Alcuni Comuni si sono rivolti all'Anci per chiedere indicazioni circa le corrette modalità per procedere, con l'approssimarsi della stagione invernale, al reclutamento di personale stagionale di polizia municipale. L'Associazione, pertanto, con nota del 26 novembre 2015, ricorda come il Dl 78/2015 abbia introdotto, all'articolo 5, misure finalizzate alla ricollocazione del personale di polizia provinciale. Come noto, è stata inserita una deroga per le assunzioni stagionali per un massimo di cinque mesi nell'anno solare. Secondo l'Anci, nella formulazione della norma, l'espressione anno solare designa il periodo intercorrente tra un qualsiasi giorno dell'anno e il corrispondente giorno dell'anno successivo, in ciò distinguendosi dall'anno civile che invece intercorre dal 1° gennaio al 31 dicembre di ciascun anno (Cassazione n. 14431/2015; n. 6599/1993, n. 5959/1995 e n. 13396/2002; circolare del Ministero del lavoro e politiche sociali n. 32/2012).

Casistiche di rimborso spese legali al dipendente
Un ente chiede all'Aran un parere in merito all'applicabilità dell'articolo 28 del Ccnl del 14 settembre 2000, sul rimborso delle spese legali, anche alle spese sostenute dal dipendente in sede di mediazione oppure nell'ambito di procedimenti, quali ad esempio l'accertamento tecnico preventivo (articolo 606 del Cpc) e la consulenza tecnica preventiva (articolo 696-bis del Cpc), i quali non sono propriamente procedimenti giudiziari, dato che non sono preordinati a concludersi con una pronuncia giurisdizionale. Secondo l'Aranla particolare tutela in materia di patrocinio legale, può trovare applicazione solo in presenza di un procedimento giudiziario, civile o penale, in senso proprio. Pertanto, le previsioni dell'articolo 28 del Ccnl del 14 settembre 2000 non sembrerebbero potersi ricondurre anche ai prospettati casi degli articoli 696 e 696-bis del codice di procedura civile, in quanto gli stessi non sembrerebbero potersi considerare propriamente «procedimenti giudiziari», destinati a concludersi con una pronuncia giurisdizionale.


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