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Assunzioni, la Corte dei conti apre sull'utilizzo «libero» dei resti del turn over

di Arturo Bianco

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Si è aperto un contrasto fra le sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti sul modo con cui utilizzare i resti derivanti dalle capacità assunzionali del triennio precedente. In particolare, per le sezioni della Puglia e della Lombardia questa possibilità non è soggetta al vincolo in base al quale l'assunzione dovesse essere prevista nella programmazione del fabbisogno, mentre per la sezione della Campania occorre soddisfare questo requisito. Va ricordato che nel dettato legislativo non è prevista, neppure in modo indiretto, la necessità di rispettare questo elemento. È invece acquisito, sulla scorta delle indicazioni della circolare n. 1/2015 della Funzione Pubblica e degli Affari Regionali, della deliberazione 26/2015 della sezione Autonomie della Corte dei Conti e del parere dell'Anci, che queste risorse possono essere utilizzate per effettuare assunzioni con procedure ordinarie, quindi senza doversi limitare a quelle del personale in sovrannumero degli enti di area vasta. È acquisito in tutti i pareri che le capacità assunzionali non utilizzate possono esserlo solamente per il triennio precedente, per cui alla fine del mese di dicembre scadrà la possibilità di utilizzare le quote residue delle capacità assunzionali del 2012.

L'evoluzione delle norme
Si deve ricordare che il Dl 78/2015, correggendo le regole introdotte dal Dl 90/2014 in modo da superare le interpretazioni restrittive fornite dalla Corte dei Conti nello scorso anno, ha stabilito che i resti non utilizzati delle capacità assunzionali del triennio precedente possono essere utilizzati per finanziare nuove assunzioni. Sulla scorta di una indicazione contenuta nella deliberazione della sezione autonomie della Corte dei Conti 28/2015, ma non nel principio di diritto dalla stessa fissato, si è cominciato a discutere se l'utilizzo di questa possibilità sia subordinato all'inserimento delle assunzioni nella programmazione del fabbisogno del personale dell'anno in cui la capacità di assunzione è maturata.

La lettura restrittiva
Per la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti della Campania, parere n. 222 del 12 ottobre 2015, l'utilizzo dei resti delle capacità assunzionali del triennio precedente è subordinato alla programmazione dell'assunzione. Il parere giunge a questa conclusione sulla base della considerazione che i resti derivanti dalle capacità assunzionali del triennio precedente non utilizzati si aggiungono al budget ordinario per il finanziamento delle nuove assunzioni, che è dato dai risparmi delle cessazioni.

L'interpretazione più «flessibile»
Una lettura completamente diversa è data dalle sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti della Lombardia e della Puglia. La prima, conla deliberazione n. 398 del 10 novembre, ritiene che l'uso dei resti derivanti dalle cessazioni del triennio precedente non sia subordinato al vincolo di inserimento preventivo di queste assunzioni nella programmazione del fabbisogno del personale. L'indicazione si basa sul fatto che la modifica introdotta dal Dl 78/2015 sia «una regola nuova e ulteriore rispetto alle possibilità assunzionali» date dall'utilizzo dei resti delle cessazioni dell'anno precedente. Per cui non vi è nessun vincolo a dare corso ad ulteriori adempimenti per potere utilizzare questa capacità di assunzioni.
Il parere della sezione di controllo della Puglia n. 213 del 13 novembre, muovendosi sulla stessa scia dei giudici contabili lombardi, sostiene che i vincoli all'utilizzo dei resti sono costituiti dal «rispetto dei vincoli di finanza pubblica»; e tra questi non vi è l'obbligo di includere preventivamente le assunzioni nella programmazione del fabbisogno del personale.


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