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Scioglimento dei consorzi, l'obbligo di assorbimento del personale supera i vincoli alle assunzioni

di Paola Cosmai

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con la sentenza 1547/2015 il Tar Piemonteinterviene sulla sorte del personale in caso di scioglimento dei consorzi locali, su cui agiscono i vincoli intrecciati dell'obbligo di assorbimento dei dipendenti dei consorzi da parte delle amministrazioni partecipanti e dei limiti assunzionali.
Il Tribunale decide per la tutela dichiarando, sebbene in via incidentale, il diritto dei lavoratori a transitare nel Comune, socio del disciolto consorzio.

Il fatto
In sintesi, la vertenza nasce dalla delibera assembleare di scioglimento di un consorzio intercomunale per l'erogazione dei servizi di assistenza sociale demandati alla Asl, recante tra l'altro, in coerenza con gli obblighi statutari, la previsione dell'assorbimento da parte delle amministrazioni ex socie del personale dichiarato in esubero, come successivamente individuato con provvedimenti commissariali.
Anche senza aver impugnato alcuno di questi atti, uno dei Comuni obbligati era rimasto inerte nonostante l'istanza di trasferimento inoltrata dal lavoratore indicato dal consorzio il quale, pertanto, non aveva potuto che iscriverlo nelle liste di mobilità previste dall'articolo 33, commi 7 e 8, del Dlgs 165/2001 e ricorrere al Tar per il rimborso della relativa indennità e l'adempimento coatto dell'obbligo di assorbimento nei ruoli comunali tramite nomina di un commissario ad acta.
Il Comune ha difeso la legittimità del diniego assunzionale motivandola con l'assenza di vacanze in organico e con l'obbligo di rispetto degli obblighi assunzionali.

La decisione del Tar
Le obiezioni non sono state condivise dal Tar.
In primo luogo, l'assorbimento del dipendente nei ruoli del Comune trova fondamento non solo negli obblighi statutari sottoscritti con la costituzione del consorzio e in quelli scaturenti dalle delibere approvate in sede di liquidazione, mai impugnate, ma anche in specifiche disposizioni di legge che regolano l'istituto del passaggio del personale per effetto del trasferimento di attività da un'amministrazione all'altra (articolo 31 del Dlgs n. 165/2001, che richiama l'articolo 2112 del Codice civile in tema di trasferimento del ramo di azienda).
Non fa venir meno l'obbligo né l'asserita mancanza di posti vacanti nella pianta organica per la categoria di appartenenza del lavoratore in esubero, né il paventato rischio di non rispettare il divieto di nuove assunzioni in caso di mancato rispetto del Patto di stabilità. Quindi, conclude il Tar, deve essere accertato l'avvenuto inadempimento del Comune agli obblighi su di esso gravanti in merito al trasferimento del dipendente nei propri ruoli.

Gli effetti
Malgrado il fondamentale principio di diritto statuito, nella pratica l'accoglimento della domanda del consorzio non ha sortito particolari benefici diretti per il lavoratore in esubero perché, essendo nel frattempo decorso il termine della sua permanenza nelle liste di mobilità, la condanna alla sua assunzione è divenuta improcedibile, ed è stato possibile solo il risarcimento per equivalente.
L'improcedibilità, tuttavia, avrebbe potuto essere impedita con un tempestivo ricorso, con domanda incidentale cautelare, del lavoratore (nell'arco temporale della sua iscrizione nelle liste di mobilità) davanti al Tribunale del lavoro.


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