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Trattamento accessorio dei segretari, concorsi, incentivi sulla manutenzione

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Anche l'accessorio del segretario nei limiti dell'articolo 9, comma 2-bis
Anche il trattamento accessorio del segretario comunale rientra nei limiti dell'articolo 9, comma 2-bis, del Dl 78/2010. La Corte dei conti della Toscana, con deliberazione n. 395/2015/PAR ricorda che, su simile questione, è intervenuta la Sezione delle autonomie con delibera n. 26/2014, riguardante nello specifico le indennità spettanti al personale con posizione organizzativa. In base alla soluzione adottata (la quale fa rientrare nel limite di legge anche le risorse che gli enti di minori dimensioni destinano «al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizione organizzative in strutture prive di qualifiche dirigenziali»), viene ritenuto dal collegio che la norma, inserendosi nel quadro delle disposizioni di contenimento della spesa per il personale aventi natura cogente e inderogabile, debba essere considerata di stretta interpretazione, tale da non consentire limitazioni del suo nucleo precettivo in contrasto con il valore semantico dell'espressione normativa utilizzata. A parere della Sezione, dunque, se il legislatore ha inteso adoperare locuzioni quali «l'ammontare complessivo delle risorse» destinate al «trattamento accessorio del personale» è perché ha voluto comprendere nel limite stabilito anche le eventuali entrate ulteriori rispetto a quelle presenti nei fondi delle risorse decentrate, non potendo essere consentito all'interprete pervenire a soluzioni meno rigorose sul presupposto della mancanza delle qualifiche dirigenziali (in tal senso Sezione delle autonomie, delibera n. 26/2014). Secondo i Giudici, dunque, il principio enunciato avrebbe una portata onnicomprensiva, tale da ricomprendere nel computo dell'articolo 9, comma 2-bis, l'ammontare complessivo delle risorse comunque destinate al trattamento accessorio del personale e, quindi, anche la voce in esame.

Divieto di ultrattività delle graduatorie per selezioni interne
I concorsi riservati (relativi alle selezioni interne) «non partecipano della natura pubblica del concorso che contraddistingue il modello generale per l'accesso ai pubblici impieghi […] ne consegue che nella nozione di concorso pubblico non possono farsi rientrare i concorsi interni o quelli riservati ai dipendenti». Sono queste le conclusioni del Consiglio di Stato, sezione V, che, con la sentenza n. 5029 del 4 novembre 2015, ritiene, quindi, non applicabile alle progressioni interne il regime di proroga della graduatorie di cui al Dl 101/2013. Tale norma, infatti, ha espressamente circoscritto la proroga alle «graduatorie di concorsi pubblici», nell'accezione tecnico – giuridica della proposizione riferita alla tipica procedura d'accesso al pubblico impiego, aperta a tutti i soggetti in possesso dei requisiti culturali previsti dal bando, e non (circoscritta) ai dipendenti dell'amministrazione che bandisce il concorso. A conclusione del ragionamento, infine, la Sezione illustra come la giurisprudenza amministrativa, in proposito, abbia assunto un indirizzo consolidato, a mente del quale (in materia di accesso al pubblico impiego) «il principio della preferenza per lo scorrimento della graduatoria non può applicarsi al caso in cui la graduatoria degli idonei non sia stata approvata all'esito del concorso pubblico, ma di una selezione interna, in quanto la disomogeneità tra i due termini di comparazione (progressione verticale in base a procedura interna e pubblico concorso) non permette di derogare alla regola, imposta dalla sopravvenuta normativa con la decorrenza indicata, del concorso pubblico, così impedendo il ricorso alla facoltà di scorrimento» (Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 2 luglio 2015 n. 3284).

Incentivi per la progettazione non riconoscibili per attività manutentive
È possibile erogare gli incentivi per le progettazioni interne per le attività manutentive, sia ordinarie che straordinarie? La questione è stata ripresa dalla Corte dei conti della Toscana che nella deliberazione n. 490/2015/PAR del 28 ottobre 2015illustra come, sulla base dei consolidati orientamenti in materia (si vedano, fra le altre: sezione controllo Lombardia, deliberazioni n. 72/2013 e n. 188/2014; sezione controllo Liguria, deliberazione n. 24/2013; sezione controllo Piemonte, deliberazione n. 39/2014 e n. 97/2014; sezione controllo Toscana, deliberazioni n. 293/2012 e n. 15/2013), appaia evidente che le ipotesi di riconoscibilità dell'incentivo ad attività di manutenzione ordinaria, anche laddove riconosciute astrattamente possibili, presenterebbero in concreto margini molto limitati, spettando comunque all'ente di valutare quale sia la soglia minima di complessità tecnica e progettuale che ne giustifichi la corresponsione (così sezione controllo Puglia, deliberazioni n. 33/2014 e n. 114/2014). Non vi è, quindi, dubbio che il Dl 90/2014, ha precluso espressamente, per il futuro, la riconoscibilità dell'incentivo all'intero novero di attività qualificabili come manutentive, sia straordinarie che ordinarie, a prescindere dalla presenza o meno di una preventiva attività di progettazione.


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