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Ma nei Comuni resta il blocco di fatto delle assunzioni

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Perché nonostante vi siano "solo" 2mila dipendenti in soprannumero negli enti di area vasta, continua, di fatto, il divieto di assunzione a tempo indeterminato negli enti locali? La notizia ha lasciato di stucco gli operatori dei Comuni che hanno affrontato il 2015, come un anno denso di divieti e di rigidi paletti assunzionali, così tanto arzigogolati da rischiare veri e propri scivoloni nell'applicazione pratica di norme quasi mai chiare e relative interpretazioni, a volte, ancora più complesse. E questo stato delle cose rischia di proseguire, a meno che il legislatore non intervenga definitivamente a chiudere la partita.
E ancora. Entro il 30 novembre, gli enti locali sono tenuti a inserire nel portale della mobilità, coordinato dal dipartimento della Funzione pubblica, il fabbisogno di personale, onde consentire il riassorbimento dei dipendenti in soprannumero e solo venerdì scorso sono state messe in linea le prime informazioni.
Prima o poi i nodi arrivano al pettine e anche buttando l'occhio alla legge di stabilità del 2016 - che porterà, salvo modifiche, il turn-over al 25% - i servizi dei Comuni sono destinati a una forte revisione di quantità e qualità, efficienza ed efficacia con tagli spesso lineari e non contestualizzati.

Lo spiraglio sulle assunzioni
Dopo il Dl n. 78/2015, peraltro, sembrava essersi aperto uno spiraglio. Con la possibilità di recuperare i resti della capacità assunzionale del triennio precedente e con quanto affermato dalla circolare n. 1/2015 della Funzione pubblica (poi confermato dalla deliberazione n. 26/2015della Sezione Autonomie) che chiariva che le sole quote vincolate ai dipendenti degli enti di area vasta sono quelle degli anni 2015 e 2016, gli operatori si sono vista aprirsi una nuova possibilità: procedere con assunzioni utilizzando il turn-over residuo del triennio 2011-2013.
Ma questo margine assunzionale, è davvero così discrezionale? Si possono davvero utilizzare i residui degli anni precedenti per assumere "liberamente"?

Il calcolo sui "resti"
Al di là della ratio dell'articolo 1, comma 424, della legge n. 190/2014, che si può riassumere come l'intraprendere ogni tentativo per riassorbire i dipendenti in soprannumero, la Corte dei conti, sezione Autonomie, è tornata sulla questione con la deliberazione n. 28/2015, nella quale, leggendo bene tra le righe, sembra arrivare a questa conclusione: se un ente, nel 2014, ha adottato una programmazione triennale del fabbisogno 2014/2016, utilizzando eventuali resti del triennio precedente, si possono portare a termine le assunzioni ivi previste; diversamente, i resti che ci si ritrova nel 2015, sono anch'essi vincolati ai dipendenti di province e città metropolitane.
Ma non tutte le sezioni regionali sembrano orientarsi con tale lettura, ritenendo quindi svincolati gli enti sulle capacità assunzionali residue (si veda ad esempio Corte dei conti Lombardia, deliberazioni n. 349/2015 e 398/2005 o Corte dei conti Toscana n. 492/2015 solo per citarne alcune).
Discorso a parte, per la polizia locale, dove non è neppure possibile assumere utilizzando i resti, in quanto vige un divieto totale di reclutamento pena la nullità delle assunzioni.
La situazione è sempre più critica.


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