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Province, in cantiere 16mila trasferimenti di personale

di Gianni Trovati

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Per redistribuire il personale in eccesso di Province e Città metropolitane ci saranno 15.758 trasferimenti, e "solo" 1.957 esuberi veri e propri da gestire tramite i percorsi di mobilità. Sono questi i numeri offerti dal primo monitoraggio della Funzione pubblica sul personale che nelle Province e nelle Città metropolitane è diventato in soprannumero alla luce dell'attuazione della riforma Delrio. Il censimento si basa sulle informazioni comunicate da Regioni, Province e Città entro il 2 novembre, e anche se non è definitivo poggia su una raccolta dati quasi completa, che conferma dunque le prime indicazioni emerse qualche giorno fa (e riportate sul Quotidiano degli enti locali e della Pa del 18 novembre).

I numeri
A spiegare la discesa sotto quota 2mila degli esuberi sono più fattori, a partire dall'accelerazione (dopo lunga attesa) delle Regioni nel riordino delle funzioni provinciali e del personale a queste collegato. Degli oltre 15mila dipendenti da ricollocare, spiegano i numeri di Palazzo Vidoni, 5.575 saranno riassorbiti proprio dalle Regioni, che tramite convenzione sono chiamate a gestire temporaneamente altre 5.337 persone dei centri per l'impiego, destinate a regime a confluire nei servizi collegati all'Agenzia nazionale per il lavoro prevista dal Jobs Act. Sono 2.889, poi, i dipendenti destinati ad andare in pensione con le regole pre-Fornero entro la fine del prossimo anno grazie alla corsia aperta agli ex provinciali. Si arriva così ai 1.957 "esuberi", che andranno ricollocati con le procedure di mobilità attraverso il Portale nazionale che deve far incrociare l'offerta degli ex provinciali con le disponibilità in organico delle altre Pubbliche amministrazioni, a partire dai Comuni il cui turn over è ancora vincolato all'esigenza di ricollocare i dipendenti in uscita dagli enti di area vasta. In gioco, però, ci sono gli organici del ministero della Giustizia, che secondo fonti governative potrebbero ospitare fino a 4mila persone.

Il «rischio-collasso»
I numeri emersi dai monitoraggi governativi non tranquillizzano però i sindacati, che in risposta al monitoraggio parlano di «rischio collasso» per le Province. Il riferimento è ai 500 milioni di tagli ancora in programma per questi enti (la manovra ha per ora azzerato solo i tagli aggiuntivi previsti per le Città metropolitane), che secondo i diretti interessati potrebbero portare a un dissesto diffuso. Ci sono poi le incognite determinate dai decreti sulla mobilità approvati nei mesi scorsi, che in caso di stipendi di partenza più elevati rispetto a quelli di destinazione prevedono la tutela delle buste paga solo per il tabellare e le voci «fisse e continuative» dell'accessorio. Nel caso dei trasferimenti in Regione, caratterizzate da stipendi medi più elevati, il problema potrebbe essere limitato, ma andrà valutato caso per caso.


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