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Progettisti, incentivi pieni per le attività pre-riforma

di Francesco Clemente

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Gli incentivi previsti per i dipendenti pubblici che hanno lavorato all'atto di programmazione della Pubblica amministrazione devono essere garantiti se le attività sono state svolte prima della riforma legislativa che ne ha limitato l'uso, e purché l'atto «risulti collegato direttamente e in modo immediato alla progettazione di un'opera pubblica». La Corte dei conti della Lombardia - delibera n. 417/2015 – ha chiarito così i dubbi di un Comune sulla liquidazione dei compensi impegnati per i propri dipendenti incaricati di redigere gli atti del Piano di governo del territorio (Pgt). Nel caso in esame, il Piano è entrato in vigore a febbraio 2014, prima cioè dell'abrogazione - intervenuta ad agosto dello scorso anno - di due norme del Codice degli appalti pubblici che disciplinavano gli incentivi per le attività di progettazione e pianificazione (articolo 13, comma 1, Dl 90/2014, convertito in legge n. 114/2014, abrogazione commi 5 e 6, articolo 92, Dlgs n. 163/2006).

Il quadro normativo
La sezione regionale di Controllo ha spiegato che la nuova disciplina introdotta dalla riforma – articolo 93, commi da 7-bis a 7-quinquies, del Codice appalti - «(…) nel confermare la possibilità di remunerare i dipendenti incaricati dello svolgimento di determinate attività secondo i modi e criteri previsti in sede di contrattazione decentrata e recepiti in un regolamento dell'ente, restringe, sotto diversi aspetti, la portata applicativa della disciplina precedente. Si registra, in particolare, (…) la definitiva soppressione degli incentivi per la redazione di atti pianificazione la cui disciplina non è stata riproposta nelle nuove disposizioni di legge le quali, viceversa, limitano la remunerazione alle sole attività di progettazione propriamente detta».

I vincoli
Esaminando però il caso, i magistrati contabili hanno ricordato che i precedenti in materia – l'abrogato comma 6, articolo 92, Codice appalti – fissavano che «il trenta per cento della tariffa professionale relativa alla redazione di un atto di pianificazione comunque denominato è ripartito, con le modalità e i criteri previsti nel regolamento di cui al comma 5 tra i dipendenti dell'amministrazione aggiudicatrice che lo abbiano redatto» e che per riconoscere gli incentivi «si tratta di chiarire, in particolare, la natura delle attività riconducibili alla nozione di ‘atto di pianificazione comunque denominato' (…)». Si è così precisato che «nei diversi pareri forniti in materia, ha sempre ritenuto di circoscrivere tale nozione ai soli atti di pianificazione che siano strettamente connessi alla progettazione di opere pubbliche, escludendo la possibilità di corrispondere gli incentivi per la redazione di atti di pianificazione di carattere generale, privi dei predetti requisiti e rientranti, come tali, nelle ordinarie mansioni richieste al personale dipendente».

Gli atti «incentivabili»
Secondo il parere, negli atti "ordinari" della Pa rientrano la redazione del Pgt (e delle relative varianti) e quella dei Piani integrati di intervento, e quindi anche «per le attività conclusesi prima della riforma, si richiede che la redazione dello strumento urbanistico abbia comportato l'espletamento di attività ulteriori rispetto a quelle ordinariamente richieste dalla predisposizione di un generico atto di pianificazione e che si estrinsechino nella puntuale progettazione di un'opera pubblica».


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