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Salario accessorio, mobbing, diritto di accesso e ricollocazione personale

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Costituzione fondo salario accessorio anno 2015
La Corte dei conti dell'Emilia Romagna ha esaminato due questioni correlate al salario accessorio degli enti locali con particolare riferimento alla riduzione operata per il rispetto della seconda parte dell'articolo 9, comma 2-bis, del Dl n. 78/2010 e alla possibilità di applicare, nel 2015, gli istituti contrattuali vigenti, anche per eventuali incrementi di natura variabile, sussistendone le condizioni, e se i suddetti debbono avvenire ancora entro il limite del tetto del fondo 2010.
Con la deliberazione n. 139/2015/PAR del 15 ottobre 2015, i magistrati contabili, dopo aver ripercorso l'impianto normativo vigente ricordano che il legislatore considera le risorse destinate al trattamento economico accessorio in modo unitario, senza distinzione tra risorse stabili e variabili; sicché la decurtazione da apportare riguarderebbe, complessivamente, sia la parte stabile che la parte variabile del fondo. Inoltre, nell'ambito delle risorse del fondo, come rideterminato per il 2015 (e dunque nel rispetto del nuovo limite imposto dalla normativa ricordata), il Collegio ritiene che potranno trovare applicazione gli istituti contrattuali vigenti, anche per eventuali incrementi di natura variabile, sussistendone le condizioni.

Accesso ai documenti di valutazione delle prestazioni
L'esercizio del diritto di accesso relativamente alla retribuzione di risultato riconosciuta ad altri dirigenti, è autorizzato solo se sostenuto dall'esigenza di tutelare un interesse giuridicamente rilevante, intendendosi per tale un interesse serio, effettivo, concreto, attuale e, in definitiva, ricollegabile all'istante da un preciso e ben identificabile nesso funzionale alla realizzazione di esigenze di giustizia. Sono queste le considerazioni della terza sezione del Consiglio di Stato nella sentenza n. 4903/2015.
Nel caso in esame, la conoscenza della documentazione rimasta riservata non risulterebbe idonea a soddisfare alcun apprezzabile interesse, tanto meno collegato a esigenze di difesa giurisdizionale, attesa l'assoluta irrilevanza, a qualsiasi fine di tutela dei suoi interessi, del mero confronto della sua retribuzione di risultato con quella riconosciuta ai suoi colleghi. L'amministrazione, peraltro, aveva adempiuto agli obblighi di trasparenza, quanto alla pubblicazione sul sito istituzionale di tutte le componenti della retribuzione dei dirigenti, sanciti dall'articolo 15, comma 1, Dlgs n. 33/2013, e quindi, anche sotto tale profilo, la pretesa del ricorrente è da ritenersi priva di fondamento.

Requisiti e caratteristiche del mobbing nel pubblico impiego
«Il mobbing, nel rapporto di impiego pubblico, si sostanzia in una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, complessa, continuata e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del dipendente nell'ambiente di lavoro, che si manifesta con comportamenti intenzionalmente ostili, reiterati e sistematici, esorbitanti od incongrui rispetto all'ordinaria gestione del rapporto, espressivi di un disegno in realtà finalizzato alla persecuzione o alla vessazione del medesimo dipendente, tale da provocare un effetto lesivo della sua salute psicofisica (Consiglio di Stato, sezione VI, 12 marzo 2015 n. 1282)».
Questo il principio ribadito anche dal Consiglio di Stato – sezione IV, con sentenza n. 4394 del 21 settembre 2015, che illustra come, ai fini della configurabilità della condotta lesiva da mobbing, va accertata la presenza di una pluralità di elementi costitutivi, dati: a) dalla molteplicità e globalità di comportamenti a carattere persecutorio, illeciti o anche di per sé leciti, posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente secondo un disegno vessatorio;
b) dall'evento lesivo della salute psicofisica del dipendente;
c) dal nesso eziologico tra la condotta del datore o del superiore gerarchico e la lesione dell'integrità psicofisica del lavoratore; d) dalla prova dell'elemento soggettivo, cioè dell'intento persecutorio.

Assunzioni e ricollocazione personale enti area vasta
La Corte dei conti della Lombardia, ha preso in esame la richiesta di un Comune inerente la possibilità di conferire un incarico dirigenziale ai sensi dell'articolo 110 del Dlgs n. 267/2000 e di effettuare assunzioni a tempo determinato, nel contesto attuale dell'obbligo di assorbimento dei dipendenti degli enti di area vasta in soprannumero.
Con la deliberazione n. 356/2015viene ricordato che, la Sezione delle Autonomie nella deliberazione n. 26/2015, nell'interpretare tale disposizione ha evidenziato il «fatto che il comma 424 contiene solo un espresso regime derogatorio a specifiche norme che regolano la fattispecie dei limiti e dei vincoli alle assunzioni a tempo indeterminato», tale che, in riferimento ad altre disposizioni (estranee all'ambito di applicazione diretto delle disposizioni contenute nell'articolo 1, comma 424, della legge 190/2014), i vincoli all'assunzione e al conferimento di incarichi trovano applicazione nei limiti della specifica disciplina legislativa di volta in volta applicabile (e cioè, in base ai quesiti posti, il novellato articolo 110 Tuel e l'articolo 9, comma 28, del Dl n. 78/2010, come convertito dalla legge 122/2010 e successivamente modificato), come interpretati dai precedenti della stessa Corte (la deliberazione della sezione regionale controllo per il Piemonte n. 113/2015/PAR).


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