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Mobilità, infortuni e revisori dei conti

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Mobilità con interscambio
Gli enti locali, in attesa di capire se arriveranno i dipendenti in soprannumero degli enti di area vasta, tentano ogni strada per continuare a gestire le funzioni loro assegnate. Una delle questioni sentite è quella di potersi «scambiare», anche in questo contesto operativo, i lavoratori. Un Comune ha chiesto alla Corte dei conti della Lombardia la possibilità di effettuare un trasferimento per mobilità con la procedura di mobilità con interscambio del personale, tra due Enti, anche se le unità interessate sono inquadrate in categoria diverse (in specifico C e D). Con la deliberazione n. 342/2015/PARdel 26 ottobre 2015 la sezione richiama il parere del Dipartimento della Funzione pubblica (prot. n. 20506 del 27 marzo 2015), che appare ammettere la possibilità del ricorso a tale strumento, anche sotto il vigore della disciplina vincolistica richiamata. In particolar modo nella deliberazione, i giudici contabili che «l'interscambio deve avvenire tra dipendenti appartenenti alla stessa qualifica funzionale». Nella fattispecie oggetto della richiesta di parere, appare, invece, mancare il presupposto ora richiamato, in quanto la mobilità avrebbe ad oggetto personale inquadrato in categorie diverse, comportando in via consequenziale il venir meno, per le amministrazioni coinvolte, della necessaria neutralità finanziaria.

Infortunio in occasione di lavoro e periodo di comporto
La sezione lavoro della Corte di cassazione, con sentenza 14 ottobre 2015 n. 20718, analizza la vicenda riguardante il licenziamento di un dipendente comunale, scaturente dall''infortunio subito da quest'ultimo (a causa della rottura della scala utilizzata per il prelievo delle pratiche in archivio e la conseguente caduta al suolo che gli aveva procurato gravi lesioni) da cui era derivato un lungo periodo di malattia, che aveva determinato il superamento del periodo di comporto e la scelta, da parte dell'ente, di procedere alla risoluzione del rapporto lavorativo. Il Collegio, tuttavia, confermando la sentenza dei Giudici di appello, dichiara l'illegittimità del licenziamento (per superamento del periodo di comporto) e condanna il Comune al pagamento in favore del dipendente, a titolo risarcitorio, della retribuzione globale, di fatto, dalla data del licenziamento a quello della sentenza. In particolare, infatti, viene ritenuto dai magistrati che l'infortunio di che trattasi sia occorso «in occasione di lavoro», con la conseguenza che, ai sensi dell'articolo 21 del Ccnl 6 luglio 1995, al termine del periodo massimo di diciotto mesi di assenza, il dipendente ha diritto alla conservazione del posto fino alla guarigione clinica. In particolare, la Corte, considerata la documentazione sanitaria e le prove testimoniali acquisite in grado di appello, rileva come fosse assolutamente provato il nesso causale fra l'infortunio e l'attività lavorativa. Secondo il Collegio, l'occasione di lavoro, di cui all'articolo 2 del Dpr 1124/1965, sarebbe configurabile anche nel caso di incidente occorso durante un'operazione strumentale alle mansioni assegnate all'operatore, quale quella, come nel caso in esame, di salire su una scala per prelevare documentazione da una scaffalatura.

Revisori dei conti: possibile ridurre i compensi?
Alla Corte dei conti della Sicilia è stata posta la seguente questione: il consiglio comunale può discrezionalmente decurtare il compenso per i componenti dell'organo di revisione ed è possibile determinare forfettariamente il rimborso delle spese di viaggio dovute purché in misura congrua ad indennizzare le spese effettivamente sostenute? I magistrati contabili, con la deliberazione n. 272/2015/PAR fa presente che da un punto di vista tecnico-giuridico e sul piano privatistico, resta fermo il principio civilistico secondo cui, in mancanza di norme imperative che impongono minimi tariffari inderogabili, l'onerosità del contratto di prestazione d'opera contrattuale, costituisce elemento normale o naturale, come risulta dall'articolo 2233 del Cc, ma non ne integra un elemento essenziale, né può essere considerato un limite di ordine pubblico all'autonomia contrattuale delle parti, talché è ben possibile graduare il compenso al di sotto della misura massima fissata senza alcun limite inferiore di congruità. Per quanto riguarda, invece, l'ulteriore quesito relativo alle modalità di calcolo dei rimborsi spese, il Collegio illustra che sia il dato testuale, sia la ratio legislativa, sono univocamente nel senso di ancorare i rimborsi delle spese a elementi effettivi (spese effettivamente sostenute), con esclusione di ogni forme di forfettizzazione; peraltro, viene ricordato come la più recente tendenza legislativa, tesa al contenimento della spesa pubblica, vada nella direzione dell'eliminazione di analoghe forme di forfettizzazione (ad esempio per i titolari di cariche elettive e per il personale pubblico contrattualizzato, l'articolo 5, comma 5, e l'articolo 6, comma 12, del decreto legge 78/2010, nonché l'articolo 84 del Tuel, come novellato dalla legge 56/2014).


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