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Graduatorie per selezioni interne, Lsu e mobilità nella polizia locale

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Le graduatorie per selezioni interne
Alla Corte dei conti della Sicilia è stata sottoposta la richiesta di un parere in ordine alla possibilità di operare alcune assunzioni di candidati risultati idonei in una procedura concorsuale riservata al personale interno indetta prima dell'entrata in vigore dell'intervento normativo preclusivo di cui agli articoli 24 e 62 del Dlgs 150/2009, ritenendo che le vigenti norme ordinamentali abbiano determinato il prolungamento temporale delle graduatorie approvate a far tempo dal 30 settembre 2003 sino a tutto il 31 dicembre 2016. La Sezione, con deliberazione n. 265/2015ritiene di condividere l'orientamento giurisprudenziale che circoscrive l'ultrattività della vigenza delle graduatorie alle sole procedure concorsuali aperte, e non anche a quelle interne (in particolare la sentenza del Consiglio di Stato, 2 luglio 2015 n. 3284; nonché Tar Lazio, sezione III, n. 6522 del 6 maggio 2015; Tar Puglia, sezione III, n. 45 del 14 gennaio 2013). Del resto, viene ricordato come già la prassi amministrativa, di cui alla circolare della Funzione pubblica n. 11786 del 22 febbraio 2011, precisava espressamente come la proroga della vigenza delle graduatorie, all'epoca disposta dall'articolo 17, comma 19, della legge 102/2009, riguardasse solo le graduatorie dei concorsi pubblici e non anche quelle delle cosiddette progressioni verticali; precisando, in modo altrettanto chiaro, come lo scorrimento degli idonei di queste ultime fosse precluso ex lege già a decorrere dal 1° gennaio 2010 a seguito dell'entrata in vigore dell'articolo 52, comma 1-bis, del Dlgs 165/2001, come introdotto dall'articolo 62 del Dlgs 150/2009.

Finanziamento del fondo con risorse trasferite da altri enti
Accade spesso, tra enti del comparto regioni ed enti locali che vi siano trasferimenti di alcune funzioni con relative attività aggiuntive poste in capo ai lavoratori per le quali sono anche trasferite delle risorse finanziarie per il raggiungimento degli obiettivi. È possibile integrare il fondo del salario accessorio in questi casi? L'Aran, con parere RAL1794 ricorda che le fonti di alimentazione delle risorse destinate alla contrattazione integrativa, sia di natura stabile che variabile sono solo quelle indicate espressamente e tassativamente nell'articolo 31, commi 2 e 3, del Ccnl 22 gennaio 2004. Tale norma non prevede che una quota delle risorse derivanti da proventi o da altri rimborsi comunque provenienti da altre amministrazioni, possa essere destinata al finanziamento del trattamento economico accessorio del personale. Questa modalità di finanziamento, del resto, viene ritenuta ammissibile solo in presenza, a monte, di una fonte legislativa, nazionale o regionale, legittimante. Ciò posto, infatti, la modalità sarebbe riconducibile nell'alveo delle previsioni dell'articolo 15, comma 1, lettera k), del Ccnl 1° aprile 1999, che, come noto, consente di far confluire tra quelle destinate alla contrattazione decentrata integrativa «le risorse che specifiche disposizioni di legge finalizzano alla incentivazione di prestazioni o di risultati del personale». Tali risorse, peraltro, sono solo quelle che particolari previsioni legislative destinano in modo specifico ed espresso all'incentivazione del personale, secondo le quantità e le modalità stabilite direttamente dalla legge ed a favore dei beneficiari indicati da quest'ultima.

Lavori socialmente utili dopo il Dlgs 150/2015
La circolare n. 28/2015 del ministero del Lavorochiarisce il contenuto dell'articolo 26, comma 12, del Dlgs 150/2015, secondo cui «gli articoli 7 e 8 del decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468, si applicano ai soli progetti di attività e lavori socialmente utili in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto». In particolare, viene ricordato quali siano i progetti di attività in corso al 24 settembre 2015 (data di entrata in vigore del decreto legislativo 150/2015), affinché, per gli stessi, possano continuare ad essere applicate le disposizioni di cui agli articoli 7 e 8 del Dlgs 468/1997.

La mobilità per interscambio nella polizia locale
Sulla possibilità di effettuare mobilità per interscambio tra dipendenti comunali in possesso del profilo professionale di agente di polizia municipale, avuto riguardo al disposto dell'articolo 5, comma 6, del Dl 19 giugno 2015 n. 78, risponde la Corte dei conti della Toscana con la deliberazione n. 444/2015. I magistrati, ricordano che le caratteristiche fondamentali dell'istituto sono: 1. lo scambio di dipendenti pubblici in possesso di un corrispondente profilo professionale o, comunque, che svolgano mansioni equivalenti, in presenza dell'accordo delle amministrazioni di appartenenza; 2. la non alterazione delle dotazioni organiche delle amministrazioni interessate, tale da configurare lo scambio come operazione neutrale (qualora sia realizzato tra enti soggetti alle medesime limitazioni di spesa e rispettosi del patto di stabilità interno); 3. l'effettuazione dell'interscambio entro un periodo di tempo congruo (contestualità) che consenta agli enti di non abbattere le spese di personale (derivanti dalla cessione del contratto del dipendente transitato in mobilità ad altro ente) qualora l'assunzione del dipendente in entrata slitti dal punto di vista temporale rischiando di traslarsi all'esercizio successivo; 4. la non dichiarazione in soprannumero (ai sensi dell'articolo 33 del Dlgs 165/2001 e dell'articolo 2, commi 11, 12 e 13, del Dl 95/2012) del personale soggetto ad interscambio. In presenza di tali presupposti, pertanto, la Corte dei conti propende per una soluzione positiva del quesito, non risultando sottratti spazi utili alla ricollocazione del personale eccedentario di area vasta, e non essendo intaccata, così, la finalità primaria perseguita dall'articolo 1, comma 424, della legge 190/2014. In ogni caso, come affermato dalla nota n. 20506 del 27 marzo 2015 adottata dal Dipartimento della Funzione pubblica, rimane ferma la necessità che le amministrazioni coinvolte accertino l'assenza di eventuali controinteressati, nel rispetto dei generali principi di imparzialità e trasparenza.


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