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Salario accessorio, la mobilità da eccedenza degli enti di area vasta si finanzia col «fondino»

di Luca Tamassia

Il Dm 14 settembre 2015 ha dettato i criteri di gestione dei percorsi di mobilità del personale degli enti di area vasta dichiarato in soprannumero a seguito del riordino delle funzioni di cui alla legge n. 56/2014, completando il quadro normativo già previsto dal complesso sistema di governo del riassetto di tali enti. Il tassello mancante per l’ultimazione delle procedure di ricollocazione del personale, infatti, costituisce norma precettiva per le amministrazioni interessate, rappresentando pratica traduzione del dettato legislativo in materia, che, con il comma 423 dell’articolo 1 della legge n. 190/2014, ha espressamente previsto che le procedure di mobilità del personale risultato in soprannumero al termine del processo di revisione istituzionale delineato dalla stessa legge debbano rispondere ad appositi criteri stabiliti con il decreto indicato dall’articolo 30, comma 2, del Dlgs n. 165/2001, rinviando, quindi, a tale strumento la disciplina dei passaggi per mobilità, tra gli altri, agli enti locali del personale di cui trattasi.

La mobilità del personale in esubero dagli enti di area vasta
L’adozione del decreto segna il completamento dell’assetto normativo di riferimento per porre in essere tutte le azioni necessarie finalizzate all’ordinata mobilità del personale dichiarato in esubero dagli enti di area vasta, dettando i criteri e le procedure che gli enti di destinazione devono osservare per la concreta operatività delle previsioni normative. Questa articolata disciplina, a una prima considerazione, appare velocizzare al massimo la procedura ricollocativa del personale a scapito di una maggiore chiarezza del percorso che sarebbe risultata oltremodo utile, sebbene i passaggi oscuri siano, in effetti, ridotti al minimo.  Un punto di rilevante interesse, che costituisce l’approdo conclusivo del percorso di riallocazione del personale soprannumerario e che, nell’ottica di quanto detto, non appare un esempio di limpidità, attiene alla gestione del fondo di finanziamento del trattamento economico accessorio del personale in esubero trasferito agli enti locali (e alle altre amministrazioni coinvolte nel processo) da parte dell’amministrazione ricevente.
Tale aspetto appare specificamente regolato dall’articolo 10 del Dm 14 settembre 2015, il quale, tuttavia, nel tentativo di porre un’opportuna regolazione del regime transitorio, lascia non pochi spazi di incertezze applicative. Occorre premettere che, con ogni probabilità, l’utilizzo di queste disposizioni non sarà particolarmente diffuso, tenuto conto che un significativo numero di Province non presenta particolari situazioni di eccedenze o, addirittura, non ne presenta affatto, depotenziando, quindi, quel generalizzato timore di difficoltà riallocative di un rilevante numero di personale collocato in posizione soprannumeraria che, almeno originariamente, aveva accompagnato l’impostazione di questo complesso sistema di mobilità: azzardando una previsione, infatti, si potrebbe arrivare a concludere che una stima attendibile di tale personale potrebbe collocarsi sull’ordine di qualche unità di migliaia di dipendenti, ben lontano, quindi, dalla previsione inziale di oltre 20mila soggetti interessati. Pur tuttavia, laddove l’ente accogliesse in mobilità anche una sola unità di personale interessato dagli esuberi, il meccanismo di finanziamento del relativo salario accessorio è delineato dal richiamato articolo 10 del decreto, al comma 2, dove si dispone che i dipendenti in soprannumero trasferiti in esito alle procedure di mobilità mantengono la posizione giuridica ed economica, con riferimento alle voci del trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci con carattere di generalità e natura fissa e continuativa, non correlate allo specifico profilo d'impiego nell'ente di provenienza, in godimento all'atto del trasferimento, nonché l'anzianità di servizio maturata. La norma prosegue poi precisando che, al fine di determinare l'ammontare delle risorse destinate alla contrattazione integrativa, le corrispondenti risorse destinate a finanziare le voci fisse e variabili del trattamento accessorio, nonché la progressione economica orizzontale vanno a costituire specifici fondi, destinati esclusivamente al personale trasferito, nell'ambito dei più generali fondi delle risorse decentrate del personale delle categorie e dirigenziale, a valere sulle risorse relative alle assunzioni. I compensi di produttività, la retribuzione di risultato e le indennità accessorie rimangono determinati negli importi goduti antecedentemente al trasferimento e non possono essere incrementati fino all'applicazione del contratto collettivo decentrato integrativo sottoscritto conseguentemente al primo contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato dopo l’entrata in vigore della legge 56.
La disposizione intende integrare una misura di salvaguardia, assicurando al dipendente transitato il mantenimento dei valori di trattamento accessorio in godimento che abbiano le caratteristiche della generalità (indennità di comparto, indennità di qualifica ecc.) e natura fissa e continuativa (indennità professionali, retribuzione di posizione, progressioni orizzontali) in atto al momento del trasferimento.

Il cosiddetto “fondino”
A prescindere da un’analisi, pur opportuna, dei trattamenti economici accessori che potrebbero annoverarsi nell’ambito di tale qualificazione degli istituti che compongono il trattamento economico accessorio, l’aspetto che qui interessa attiene al meccanismo di finanziamento di tale salario accessorio del personale mobilitato, secondo le espresse previsioni del decreto. La norma impone, al fine di definire il quantum di risorse economiche da rimettere alla contrattazione decentrata integrativa nell’ambito delle complessive risorse allocate sul relativo fondo di finanziamento, che l’amministrazione interessata provveda a costituire uno specifico “fondino”, nel più generale contesto delle risorse decentrate che alimentano il fondo, appositamente riservato al personale trasferito a seguito delle procedure di mobilità in esame. Tale previsione mira a scongiurare rischi di commistione tra le risorse accessorie già destinate al personale dipendente e quelle da riservarsi al personale acquisito a seguito di mobilità da eccedenza, in modo tale, da un lato, di consentire un adeguato finanziamento dei relativi fabbisogni rivolti a tale categoria di personale e, dall’altro lato, di non originare, per converso, una riduzione ingiustificata dei trattamenti economici in atto destinati al personale già in servizio presso l’ente.
La ratio normativa, infatti, emerge, poi, dalla necessità che l’amministrazione operi in tale ottica costituendo il “fondino” di alimentazione dei trattamenti in questione “a valere sulle risorse relative alle assunzioni”, come statuito dal riportato comma 2. Tale previsione normativa, infatti, appare assai opportuna, in quanto assicura, mediante l’impiego delle risorse destinate alle nuove assunzioni di personale, che il trattamento economico in atto riconosciuto al personale già in servizio presso l’ente locale non possa essere eroso dai trattamenti accessori di cui beneficino coloro che vengono assegnati presso l’ente stesso ed in godimento al momento del trasferimento, laddove questi siano superiori alla media di trattamento accessorio che l’amministrazione deve assicurare al personale assunto a copertura dei posti vacanti in dotazione organica. La destinazione economica di risorse sul fondo di finanziamento di cui all’articolo 31 del Ccnl 22 gennaio 2004, pertanto, si arricchirà (sino al termine indicato dalla norma) di un nuovo elemento di composizione del fondo stesso che andrà sotto la definizione di “Integrazione di cui all’art. 10, comma 2, del Decreto 14 settembre 2015”, flusso di finanziamento che, infatti, accoglierà il differenziale economico di trattamento accessorio di cui sopra, tenuto conto che nell’ente di destinazione, se vi deve essere, secondo i generali principi contrattuali, ordinaria capienza per il finanziamento del salario accessorio medio a seguito della normale copertura di posti vacanti in dotazione organica (copertura che non dà luogo all’incremento del fondo ai sensi dell’articolo 15, comma 5, del Ccnl 1° aprile 1999, parte stabile), tuttavia l’eventuale differenza tra tale misura da assicurare a valere sul fondo usualmente costituito per la generalità del personale già in servizio e la diversa misura del trattamento accessorio da riconoscere obbligatoriamente da parte dell’ente ricevente, quale misura di salvaguardia a beneficio del personale trasferito - entità normalmente superiore a quella media, tenuto conto che si tratta di personale da tempo in servizio presso l’amministrazione di provenienza e, come tale, destinatario di trattamenti economici irreversibili e reiterati come la progressione orizzontale, o di trattamenti accessori integrativi generalizzati come le indennità professionali o di qualifica, salario, quindi, normalmente non rinvenibile nelle disponibilità dei fondi degli enti di destinazione, se non a scapito di un loro massiccio assorbimento a detrimento dei dipendenti in servizio – dovrà essere assicurata mediante il ricorso a nuove risorse economiche da allocare sul fondo al titolo di cui sopra e a valere sul finanziamento relativo alle assunzioni effettuate in attuazione di tale particolare regime, finanziamento, quindi, che dovrà necessariamente tener conto di tale differenziale economico, al fine di consentire il corrispondente e regolare impegno di spesa necessario sia all’atto della costituzione e relativa integrazione del fondo, che al momento della liquidazione e del pagamento del regime economico di garanzia apprestato dalla norma.


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