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Integrativi, il fondo per i dirigenti si misura sugli effettivi e non sull'organico

di Vito Tatò

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La costituzione del fondo per il trattamento accessorio del personale dirigente ha da sempre presentato alcune criticità che hanno determinato comportamenti non uniformi da parte delle amministrazioni, con conseguente insorgere di contenzioso con il personale interessato. Le prime decisioni del giudice del lavoro hanno spesso riconosciuto le richieste dei dipendenti, anche quando queste sembravano alquanto eccessive, ma i recenti giudizi di appello hanno visto ribaltare le decisioni assunte in primo grado.

L'interpretazione della Corte di appello di Venezia
Un importante intervento è rappresentato dalla sentenza della Corte di appello di Venezia n. 298/15, che ha annullato la sentenza n. 776/11 del giudice del lavoro del tribunale di Verona. Nella sentenza impugnata, il giudice di prime cure aveva affermato che il fondo per il trattamento accessorio del personale dirigente doveva essere integralmente utilizzato per finanziare il trattamento accessorio del personale dirigente in servizio a tempo indeterminato, anche se alcuni posti in organico erano coperti con personale a tempo determinato. Nella sostanza, la retribuzione accessoria del personale a tempo indeterminato, nel caso in cui alcuni posti in organico erano coperti a tempo determinato ai sensi dell'articolo 110, comma 1, del Dlgs 267/2000, veniva a essere incrementata a parità di lavoro svolto. Tale soluzione appare francamente iniqua, determinando l'erogazione di maggiori compensi a fronte di nessun maggiore impegno lavorativo.

Il precedente della Cassazione
Con la sentenza citata la Corte di appello di Venezia ha ribaltato la decisione di primo grado, richiamando un importante precedente giurisprudenziale, rappresentato dalla sentenza dellaCorte di cassazione n. 6945/12, nella quale la Suprema Corte ha interpretato le clausole del Ccnl del 23 dicembre 1999, stabilendo che nella dotazione organica va ricompreso anche il personale in servizio a tempo determinato, la cui posizione concorre a integrare il requisito dei dirigenti in servizio. Nel medesimo pronunciamento la Cassazione afferma, inoltre, che il fondo per il trattamento accessorio del personale dirigente dell'anno 1999 andava costituito tenendo conto dei dirigenti effettivamente in servizio e non di quelli previsti in dotazione organica. Sostanzialmente, nel momento in cui è stato costituito il fondo per l'anno 1999, la componente di cui all'articolo 26, comma 1, lettera a), del Ccnl del '99, doveva essere pari a quanto effettivamente destinato a finanziare il trattamento di posizione e di risultato dei dirigenti effettivamente in servizio nell'anno 1998, non potendo quindi considerare quanto si sarebbe dovuto corrispondere per quelle posizioni che, pur previste in dotazione organica, risultavano non coperte. Molti enti, invece, si sono comportati in maniera differente, quantificando il fondo in misura pari alla retribuzione accessoria media del personale dirigente, moltiplicata per i posti previsti in dotazione organica. Un simile comportamento ha determinato un significativo incremento del fondo, la cui illegittimità è stata ora autorevolmente evidenziata dalla Corte di cassazione.

Gli enti locali di fronte all'orientamento dei giudici
Gli enti che hanno adottato l'interpretazione più favorevole ai dipendenti adesso si trovano di fronte alla necessità di recuperare quanto illegittimamente destinato al trattamento accessorio ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del Dl 16/2014. Nella sostanza, non vi sarebbe quindi nessuna sostanziale differenza tra il personale dirigente a tempo indeterminato e quello a tempo determinato, che si trovano a coprire posti previsti in dotazione organica, ai fini del finanziamento del trattamento accessorio. La sentenza della Corte di Appello di Venezia si discosta però dalla posizione assunta dalla Corte di cassazione per un aspetto. Secondo i giudici veneti, il fondo per il trattamento accessorio del personale dirigente andrebbe costituito tenendo conto dei solo dirigenti a tempo indeterminato, mentre quelli a tempo determinato vedrebbero posto l'onere del finanziamento del proprio trattamento accessorio direttamente a carico del bilancio. Si tratta di una differenza solo apparentemente di poco conto. Applicando il principio enunciato dalla Corte di cassazione, nel caso in cui un posto dirigenziale risultava coperto a tempo determinato nell'anno 1999, a seguito della cessazione dell'incaricato il fondo sarebbe rimasto invariato e le risorse così liberate avrebbero finanziato il trattamento accessorio del personale rimasto in servizio, remunerando anche il maggiore impegno conseguente all'affidamento ad interim del posto dirigenziale vacante. Applicando il principio enunciato dalla Corte di appello di Venezia, le maggiori responsabilità conseguenti all'affidamento dell'incarico ad interim non si sarebbero potute remunerare in alcun modo, tenuto conto che il fondo sarebbe rimasto pari a quanto già in precedenza destinato a finanziare il trattamento accessorio del personale a tempo indeterminato. Francamente, la prima soluzione appare più convincente, tenuto anche conto dell'autorevolezza di chi l'ha enunciata.


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