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Dipendenti di vasta area, diriti di rogito e fondi per la contrattazione integrativa

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Articolo 90 e ricollocazione dei dipendenti di area vasta
L'articolo 90 del Dlgs 267/2000 prevede la possibilità di assumere a tempo determinato in uffici di diretta collaborazione con gli organi politici. Nel contesto operativo dell'articolo 1, comma 424, della legge 190/2014, è stata interpellata la Corte dei conti della Lombardia sulla possibilità di procedere con tale assunzione. I giudici contabili, con la deliberazione n. 292/2015fanno presente che sul piano letterale, il comma 424 si riferisce alle sole «assunzioni a tempo indeterminato», non alle «assunzioni» genericamente intese, tale che sul piano sistematico, il legislatore ha, al comma 420, disciplinato diversamente, ed in modo più stringente, le facoltà assunzionali delle sole province, impedendo a queste ultime anche le assunzioni a tempo determinato (oltre che gli incarichi ex articoli 90 e 110 del Tuel). A parere della Sezione, dunque, precludere le assunzioni in esame anche agli altri enti locali non parrebbe coerente con il sistema complessivamente delineato dal legislatore, che ha dettato, all'interno del medesimo testo legislativo, una disciplina differente per le province (comma 420, più stringente) rispetto a quella degli altri enti locali (commi 424 e 425, meno stringente). Del resto, proseguono i giudici, «la facoltà di assumere a tempo determinato è disciplinata da altre norme di legge (l'art. 36 del D. Lgs. n. 165/2001 sul piano sostanziale e l'art. 9, comma 28, del D.L. n. 78/2010, sul piano finanziario), tuttora vigenti, anche se i limiti dell'art. 9, comma 28, sono stati oggetto di recente espansione ad opera del D.L. n. 90/2014».

Diritti di rogito negli enti convenzionati
La deliberazione n. 21/2015 della Sezione autonomie della Corte dei conti ha sancito il principio secondo il quale non si possono erogare diritti di rogito ai segretari comunali di fascia A e fascia B, ma esclusivamente ai soggetti inquadrati in fascia C. Con deliberazione n. 393/2015/PAR del 24 settembre 2015, la Corte dei Conti – Sezione regionale controllo per la Toscana, prende in esame una richiesta di parere avente ad oggetto l'attribuibilità dei diritti di rogito al segretario comunale titolare dell'ufficio in convenzione tra due comuni, di cui uno soltanto dotato di posizione dirigenziale, alla luce delle modifiche introdotte dall'articolo 10, comma 2-bis del Dl 24 giugno 2014 n. 90. La Sezione ritiene che «la ratio perequativa della norma, enunciata dalla Sezione delle autonomie, consenta di tenere distinte le posizioni del segretario nei confronti dei singoli enti locali di appartenenza: pertanto, laddove il segretario sia collocato in fascia C, il comune sprovvisto di posizione dirigenziale dovrà corrispondergli i diritti di rogito, nei limiti previsti dalla legge. È di tutta evidenza che, ove invece il segretario comunale sia un dirigente, non potrà essergli corrisposto il diritto in questione, neppure nel comune di più piccole dimensioni».

Recupero "errori" di costituzione del fondo
L'articolo 4 del Dl 16/2014, oltre a prevedere la cosiddetta sanatoria alla contrattazione integrativa decentrata, ha indicato le modalità per il recupero delle somme in caso di superamento del vincolo finanziario. Un Comune, ha, però, chiesto alla Corte dei conti – sezione regionale controllo per la Lombardia, se le spese di personale che l'ente ha risparmiato negli anni, al netto delle somme che risultano dall'applicazione degli obblighi derivanti dalle previsioni contenute nell'articolo 1, comma 557, della legge 269/2006 e in quelle contenute nell'articolo 9, comma 2-bis, del Dl 78/2010, possano essere considerate per compensare le somme eventualmente da recuperare in caso di costituzione, in anni precedenti, dei fondi per la contrattazione integrativa in misura superiore a quanto previsto dalla legge o dalla contrattazione collettiva nazionale. I magistrati contabili, con la deliberazione n. 271/2015ritengono che le modalità di recupero che un ente locale deve adottare in caso di costituzione, in anni precedenti, di fondi per la contrattazione integrativa in misura complessivamente superiore a quella prevista dalla legge o dalla contrattazione collettiva nazionale, siano esclusivamente quelle nominativamente previste dai commi 1 e 2 dell'articolo 4 del Dl 16/2014, (e non altre, quali quelle prospettate dal Comune istante). Quindi, le uniche soluzioni ricadono sul recupero sul fondo degli anni successivi, ovvero la compensazione con le economie derivanti dai piani di razionalizzazione di cui all'articolo 16 del Dl 98/2011.


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