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Categorie protette, il risparmio da cessazioni non autorizza nuove assunzioni

di Francesco Clemente

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il risparmio di spesa ottenuto dalla cessazione di contratti di lavoro appartenenti alle «categorie protette» non autorizza il Comune a procedere a nuove assunzioni anche se continua a garantirne la «quota di riserva» richiesta in organico dalle «norme per il diritto al lavoro dei disabili» (articolo 3 della legge 68/1999).

La vicenda
A chiarirlo è la Corte dei conti in un parere depositato il 24 settembre dalla sezione Controllo della Puglia (delibera n. 200/2015) su un quesito presentato da un Comune sottorganico e con un limite di spesa sul triennio di programmazione che non consentiva il reintegro di quattro dipendenti – nella Pa con le vecchie norme sulle «assunzioni obbligatorie» (legge 482/1968) - collocati a riposo negli anni e non inclusi nella soglia di legge. Dato l'obbligo di «riduzione dell'incidenza percentuale delle spese di personale rispetto al complesso delle spese correnti, attraverso parziale reintegrazione dei cessati e contenimento della spesa per il lavoro flessibile» (comma 557 dell'articolo 1 della legge 296/2006, Finanziaria 2007) e considerato che dal 2014 tale riduzione si ottiene sul valore medio del triennio di programmazione precedente (comma 5-bis dell'articolo 3 delle legge 114/2014), il Comune chiedeva di poter detrarre dal calcolo del limite delle spese per il personale solo quelle per la "quota di riserva" e così «assicurare il regolare svolgimento dell'attività dell'Ente».

La decisione
La Corte, ribadito che tali spese «vanno escluse dall'ammontare della spesa per il personale, trattandosi di spese non comprimibili ed a condizione che siano state effettivamente assunte per personale rientrante nella percentuale d'obbligo o quota di riserva (…)», ha spiegato che anche «più recentemente e con riferimento ai limiti delle facoltà assunzionali degli enti, introdotti al fine di favorire la ricollocazione del personale soprannumerario delle province dall'art. 1, comma 424, l. 190/2014, la circolare ministeriale n. 1/2015 ha precisato che ‘per quanto riguarda le categorie protette, resta fermo l'obbligo di copertura della quota di riserva'». Si è poi spiegato che «la deroga ai limiti suddetti, tuttavia, non opera indiscriminatamente in quanto l'adempimento degli obblighi di assunzione obbligatoria non può costituire occasione, o addirittura strumento, per la violazione di norme cogenti emanate in attuazione dei principi di coordinamento della finanza pubblica e di buon andamento sotto il profilo della tutela degli equilibri di bilancio».
Per i magistrati contabili, poiché «l'art 18 l. 68/1999 sancisce espressamente che ‘i soggetti già assunti ai sensi delle norme sul collocamento obbligatorio sono mantenuti in servizio anche se superano il numero di unità da occupare in base alle aliquote stabilite dalla presente legge e sono computati ai fini dell'adempimento dell'obbligo stabilito dalla stessa' (…) anche in relazione ai lavoratori assunti ante l. 68 è esclusa, sulla base della disciplina transitoria, qualunque possibilità per l'Ente di incidere – comprimendola - sulla relativa spesa (…)». Come affermato, «l'eventuale cessazione dei predetti avrà l'unico effetto di escludere l'obbligo di assunzione di ulteriori lavoratori appartenenti alle categorie protette, essendo rispettata la quota di riserva, ma non potrà determinare un'espansione della capacità assunzionale (…)».


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