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Concorsi, nessun obbligo di scorrimento delle graduatorie

di Arturo Bianco

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Le pubbliche amministrazioni non sono obbligate allo scorrimento delle graduatorie ancora valide; questa è una facoltà anche se il mancato utilizzo deve essere adeguatamente motivato sulla scorta del principio della ragionevolezza. Per cui si può non procedere alla utilizzazione di una graduatoria su cui pende un giudizio di illegittimità e di conseguenza una condizione di incertezza.
Coloro che sono utilmente collocati nelle graduatorie valide vantano un interesse legittimo e non possono certamente invocare la lesione di un diritto soggettivo nel caso di mancata utilizzazione della stessa.
Sono queste le indicazioni fornite, rispettivamente, dalla quinta e dalla terza sezione del Consiglio di Stato con le sentenze n. 3724 e 3272.
Le due pronunce meritano di essere sottolineate per la delimitazione degli ambiti entro i quali le pubbliche amministrazioni possono non dare corso alla utilizzazione delle graduatorie esistenti, margini che vengono fissati in misura assai ampia.
L'importanza di questi temi è oggi ulteriormente accresciuta dal fatto che lo scorrimento delle graduatorie viene utilizzato da molti Comuni per utilizzare rapidamente i margini di assunzioni derivanti dalle cessazioni del 2011, 2012 e 2013, anche considerando che in questo caso non si deve dare luogo alla attivazione della mobilità volontaria preventiva. Il che vanifica la necessità di dare una risposta ai dubbi esistenti sulla utilizzabilità di questo istituto nel 2015 e 2016.
Il principio per cui non siamo in presenza di un obbligo, ma di una facoltà, si può considerare ormai consolidato nella giurisprudenza amministrativa, quanto meno a partire dalla pronuncia della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 14/2011.

Il caso della quinta sezione
A essere esaminato dalla quinta sezione è stato il ricorso presentato contro un Comune che non ha utilizzato una propria graduatoria ancora valida perché era incerta la sua legittimità o, per meglio dire, «non sussisteva ancora, all'epoca, una graduatoria definitiva, cioè consolidata e non suscettibile di successivo annullamento giurisdizionale». Con l'indizione di un nuovo concorso il Comune ha ritenuto di mettersi al riparo da possibili annullamenti della procedura che avrebbero travolto le stesse assunzioni. Tale scelta è stata ritenuta legittima con la citata sentenza n. 3724.

La decisione della terza sezione
Nella stessa direzione vanno sostanzialmente i principi fissati dalla sentenza n. 3272. Essa ci dice infatti che, tra la indizione di un nuovo concorso e la utilizzazione di una graduatoria esistente, la seconda deve essere considerata la forma «ordinaria e prevalente in assenza di specifiche ragioni alternative». Gli enti hanno comunque l'obbligo di fornire nell'esercizio della propria discrezionalità una adeguata motivazione, che deve tenere conto del principio di carattere generale per cui il concorso pubblico costituisce la regola e che lo scorrimento delle graduatorie non può essere dilatato all'infinito. Indicazioni che offrono molti spunti per preferire l'indizione di una nuova procedura concorsuale.
La pronuncia dei giudici di Palazzo Spada ricorda che, per potere dare corso allo scorrimento di una graduatoria, deve sussistere «omogeneità assoluta tra i posti da coprire con l'uno e con l'altro meccanismo selettivo (ovvero con la più remota e la più recente graduatoria concorsuale)».
Viene infine ricordato che le amministrazioni esercitano in questo modo «una potestà autoritativa, di fronte alla quale il candidato idoneo ha solo un interesse legittimo».


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