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La Cassazione blocca le proroghe automatiche per le posizioni organizzative

di Luciano Cimbolini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La Sezione lavoro della Corte di cassazione interviene con la sentenza n. 14472/2015in materia di attribuzione delle posizioni organizzative negli enti locali, chiarendo il rapporto fra diritto dell'aspirante a vedersi riconosciuto l'incarico e potestà dell'amministrazione in materia di organizzazione degli uffici.

La vicenda
Il caso prende le mosse da un ricorso da parte di un dipendente provinciale inquadrato nella categoria D3, avente la qualifica di avvocato e responsabile dell'ufficio contenzioso del lavoro, in precedenza titolare di posizione organizzativa connotata da alta specializzazione, che, alla scadenza dell'incarico, si è visto non rinnovare dall'amministrazione l'incarico stesso. Si ricorda che questo istituto risulta disciplinato dagli articoli 8, 9 e 10 del Ccnl 31 marzo 1999.
Va precisato che l'ufficio del ricorrente, pur occupandosi di questioni legali connesse alla difesa in giudizio, tecnicamente non era qualificabile quale ufficio legale, non essendo dotato della rappresentanza e difesa in giudizio dell'ente.
Il ricorrente rivendicava il diritto a vedersi riconosciuto la proroga dell'incarico di posizione organizzativa, a motivo della sua elevata professionalità, testimoniata, fra le altre cose, dalla qualifica di avvocato regolarmente iscritto all'albo e dal ripetuto riconoscimento da parte dell'amministrazione di risultati positivi in sede di valutazione delle prestazioni svolte nell'ambito dell'incarico attribuitogli. La Corte di cassazione, nell'interpretazione del Ccnl, è molto chiara.

L'interpretazione del Ccnl
In primo luogo afferma che l'istituzione delle posizioni organizzative costituisce una facoltà e non un obbligo del datore di lavoro pubblico.
Il conferimento degli incarichi deve essere disposto con atto scritto e motivato ed è necessariamente a tempo determinato. Il rinnovo delle posizioni organizzative costituisce una facoltà del datore di lavoro pubblico, che, se ritiene di provvedere in tal senso, deve sempre disporlo con atto scritto e motivato.
Al titolare della posizione organizzativa, in luogo delle precedenti indennità previste dai contratti nazionali ai dipendenti del comparto inquadrati nella categoria D, spettano una retribuzione di posizione e una retribuzione di risultato con carattere di onnicomprensività.
L'eventuale revoca dell'incarico prima della scadenza richiede anch'essa un atto scritto e motivato e può essere disposta soltanto in relazione a intervenuti mutamenti organizzativi o in conseguenza di uno specifico accertamento di risultati negativi. Il dipendente revocato torna a svolgere le funzioni del proprio profilo di appartenenza, perdendo la retribuzione di posizione e di risultato.

Le motivazioni della Corte
A fronte di tutto ciò, pertanto, il Giudice, riguardo al caso di specie, afferma che, essendo l'incarico oggetto del giudizio cessato alla sua naturale scadenza, la Pa non ha nessun obbligo di motivare il mancato rinnovo. Questa motivazione, invece, sarebbe stata necessaria qualora l'incarico fosse stato revocato prima della scadenza.
Inoltre l'amministrazione, per questo motivo, non aveva nessun obbligo di rinnovare l'incarico al dipendente, indipendentemente dai risultati positivi da questo conseguiti e dal fatto che avesse deciso di rinnovare le altre posizioni organizzative in precedenza istituite. In questo caso, infatti, sono stati esercitati dei normali poteri di organizzazione degli uffici, ricadenti nella legittima sfera della discrezionalità dell'ente.


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