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L'addio allo «zainetto» peserà sugli enti di destinazione (e sui loro dipendenti)

di Tiziano Grandelli e Mirco Zamberlan

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Chi finanzierà il salario accessorio dei dipendenti provinciali in esubero trasferiti alle Regioni e agli altri enti locali?
Due alternative sono possibili: le amministrazioni riceventi oppure i dipendenti, vale a dire i soggetti che hanno subito la riforma Delrio. Sicuramente nulla deve gravare sul bilancio dello Stato.
Se in origine questo non appariva un problema, in quanto la legge 56/2014 garantiva il trasferimento delle risorse all'ente destinatario, con la manovra di stabilità 2015 sono stati quantificati i risparmi derivanti dall'operazione "abolizione Province", cancellando ogni tipologia di rimborso per le amministrazioni che si fanno carico dei soprannumerari. Così almeno la Funzione pubblica quando lo scorso marzo, fornendo chiarimenti ad Anci e Upi, scrisse che per gli enti di area vasta la mobilità del personale non comporta trasferimento di risorse finanziarie.

La bozza di decreto
Quindi, dove verrà trovato il finanziamento del salario accessorio degli ex provinciali, seppur limitato alle soli voci con carattere di generalità e natura fissa e continuativa, in godimento al momento del trasferimento?
La risposta si può rinvenire nella bozza di decreto sui criteri per la mobilità.
Dopo aver ribadito la clausola di garanzia, seppur parziale, per lo stipendio degli ex provinciali si stabilisce che questi importi vanno a costituire specifici fondi, da riservare al personale trasferito. A questo punto si aprono due strade. Proseguendo la lettura, si dispone che tali disponibilità si collocano "nell'ambito dei più generali fondi delle risorse decentrate del personale delle categorie e dirigenziale". Questo significa che le risorse decentrate dell'ente ricevente dovranno coprire sia il salario accessorio dei propri dipendenti, sia lo "zainetto" dei trasferiti. Considerato che questi ultimi vanno a sostituire il personale cessato, l'effetto negativo sulle busta paga dei lavoratori delle amministrazioni di destinazione sarà più pesante quanto più è il divario fra salario accessorio dei dipendenti riassorbiti e quello spettante a un nuovo assunto. Tale effetto, inoltre, è direttamente proporzionale al numero dei soprannumerari assegnati e inversamente proporzionale al numero dei dipendenti dell'ente ricevente.

Meno dipendenti
La bozza del decreto, però, aggiunge che questi fondi specifici sono "a valere sulle risorse relative alle assunzioni". Sembra quasi prefigurarsi la possibilità di incrementare il fondo per le risorse decentrate dell'ente ricevente per poter finanziare il salario accessorio del personale in esubero. Tradotto, significherebbe che i lavoratori dell'amministrazione ricevente saranno beneficiati degli importi destinati al personale cessato e sostituito dagli ex provinciali, per i quali si aumenta il fondo, mentre a rimetterci sarà la stessa amministrazione di destinazione, la quale, con le facoltà di assunzione dovrà finanziare non solo il trattamento fondamentale, ma anche il salario accessorio dei dipendenti riassorbiti.
È evidente che, a parità di budget, questo si traduce in un minor numero di dipendente che la stessa amministrazione potrà assumere.


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