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Opzione staffetta, quanto pesa in busta paga la riduzione dell'orario di lavoro?

di Fabrizio Bonalda

Una delle novità in materia di personale (capo IV, Deleghe per la semplificazione normativa, articolo 17, comma 1, lett. p), della riforma Madia consiste nella cosiddetta staffetta generazionale.

Ricambio generazionale
In sostanza, i decreti di riordino del lavoro nella PA, da adottarsi entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge n. 124 del 2015, dovranno prevede la facoltà di promuovere il ricambio generazionale mediante la riduzione su base volontaria e non revocabile dell’orario di lavoro e della retribuzione del personale in procinto di essere collocato a riposo, garantendo, attraverso la contribuzione volontaria ex articolo 8 del Dlgs n. 564/1996, la possibilità di conseguire l’invarianza della contribuzione previdenziale, consentendo contestualmente, nei limiti delle economie effettivamente accertate derivanti dalle minori retribuzioni, l’assunzione anticipata di nuovo personale, nel rispetto della normativa in materia di vincoli assunzionali.
Il ricambio generazionale non deve, comunque, determinare nuovi o maggiori oneri a carico degli enti previdenziali e della amministrazioni pubbliche.

Contribuzione volontaria
Per capire come funziona l’istituto della contribuzione volontaria in caso di part time (circolare Inps n. 29/2006), si devono, per cominciare, prendere le retribuzioni percepite dal richiedente dividendo questo importo per le settimane utili ai fini della misura, ottenendo così la retribuzione settimanale. Applicando a questo valore l’aliquota di finanziamento prevista per la contribuzione obbligatoria, pari a 32,87% (circolare Inps n. 57/2015), si calcola il contributo settimanale. Per ogni trimestre solare l’assicurato deve versare un importo pari a quello del contributo settimanale moltiplicato per il numero dei sabati compresi nel trimestre stesso, con un importo minimo di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro (valore 2015).
Due sono le considerazioni che l’interessato al regime della staffetta deve fare, tenendo presente che la scelta è irrevocabile:
- la contribuzione volontaria, anche per la quota normalmente di competenza del datore di lavoro, è a carico del dipendente;
-  le procedure di calcolo e di versamento della contribuzione volontaria sono complesse, macchinose e dense di scadenze. Richiedono, pertanto, aggiornamento ed attenzione costanti, pena il rischio di aver versato inutilmente.

Caso concreto
Vale la pena fare un esempio. Si ipotizzi un dipendente con una retribuzione annua lorda a tempo pieno di 25.138 euro (netto mensile circa 1.361 euro). Il dipendente decide di passare a 18 ore in applicazione della norma Madia, percependo così uno stipendio netto di circa 810 euro. Poiché nel regime della volontaria, come detto, il dipendente paga non solo i contributi a suo carico, ma anche quelli a carico dell'ente, il versamento della volontaria per integrare le 26 settimane di riduzione della prestazione lavorativa ed ottenere così la pensione intera, verrebbe a costare oltre 4.130 euro annui, che diventerebbero 3.181 (più o meno 265 euro mensili da versarsi trimestralmente), tenendo conto della deducibilità dei contributi previdenziali volontari consentita dall’articolo 10, comma 1, lett. e), del Dpr n. 917/1986 (TUIR). Per effetto dell’”opzione staffetta” il dipendente si troverebbe, quindi, con uno stipendio che non raggiunge i 550 euro al mese.
Giudichi il lettore come le amministrazioni pubbliche faranno a “promuovere il ricambio generazionale” e quanti saranno i dipendenti che potranno permettersi, oltre alla riduzione di stipendio, pure il pagamento dei contributi previdenziali. Chi avrà questa possibilità, probabilmente, potrà anche starsene a casa.

Osservazioni
La previsione della legge delega non rappresenta certo una novità, in quanto, già da anni, per i dipendenti in part time era prevista la possibilità di integrare la contribuzione previdenziale attraverso l’istituto della volontaria, in alternativa a quello del riscatto. Misteriosa appare, dunque, la scelta del legislatore.
Per promuovere concretamente il ricambio generazionale si sarebbe dovuta prevedere la possibilità per il dipendente in regime di staffetta generazionale di ridurre il proprio orario di lavoro (dal tempo pieno al tempo parziale, o ridurre ulteriormente l'orario del part time in corso al momento della domanda) con contestuale versamento a carico del datore di lavoro dei contributi ai fini sia della pensione,  sia dell’indennità premio di servizio/buonuscita, su un imponibile virtuale pari alla retribuzione corrispondente all'orario svolto al momento della domanda, assumendosi anche la quota a carico dipendente.
In questo modo il passaggio in regime di staffetta generazionale non avrebbe comportato:
- aggravi contributivi a carico del dipendente;
- variazioni nelle sue prestazioni pensionistica e previdenziale;
- riduzioni contributive nei confronti dell'Inps;
- maggiori spese per il datore di lavoro.
Nei limiti, poi, dei risparmi conseguiti per effetto delle minori retribuzioni, e dunque senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica, si sarebbe potuto procedere all'assunzione di nuovi dipendenti.


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