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Nessun compenso aggiuntivo per le festività coincidenti con la domenica

a cura della Redazione PubblicaAmministrazione24

Pubblico impiego - Dipendenti pubblici - Trattamento economico - Retribuzione e stipendio - Festività civili nazionali ricadenti di domenica - Mancato riconoscimento del compenso aggiuntivo per i lavoratori pubblici - Questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 224, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006) - Non fondatezza
È legittima la norma che esclude l’applicabilità ai lavoratori pubblici della disposizione recante la previsione del diritto ad una retribuzione aggiuntiva nel caso in cui le festività ricorrano di domenica. L’art. 1, comma 224, della legge n. 266 del 2005 è in linea con il principio della onnicomprensività della retribuzione e del divieto di ulteriori corresponsioni, diverse da quelle contrattualmente stabilite. Pertanto non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 224, della legge n. 266 in esame, sollevata, in riferimento all’art. 117, comma 1, della Costituzione, in relazione all’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, dalla sezione Lavoro della Corte di cassazione. L’intervento interpretativo del legislatore infatti non solo non contrasta con il principio di ragionevolezza ma neppure determina una lesione dell’affidamento. Né si ravvisa una lesione delle attribuzioni del potere giudiziario.
Corte costituzionale, sentenza 14 luglio 2015, n. 150

Impiego pubblico contrattualizzato - Comparto Regioni-autonomie locali - Dipendenti comunali - Festività nazionali non lavorate coincidenti con la domenica - Lavoratori retribuiti in misura fissa - Ulteriore retribuzione - Spettanza
In applicazione dell’art. 5, comma 3, della legge n. 260/1949, come sostituito dall’art. 1 della legge n. 90/1954, ai lavoratori salariati retribuiti in misura fissa che non svolgano attività di lavoro nei giorni di festività nazionali coincidenti con la domenica, in aggiunta alla normale retribuzione giornaliera, spetta un’ulteriore retribuzione corrispondente all’aliquota fissa giornaliera. In ordine all’individuazione dei soggetti destinatari, la norma de qua, tenuto conto della sua formulazione, non esclude dal riconoscimento dell’ulteriore retribuzione corrispondente all’aliquota giornaliera i lavoratori dipendenti non assimilabili ai "salariati".
Impiego pubblico contrattualizzato - Comparto Regioni-autonomie locali - Dipendenti comunali - Festività religiose non lavorate coincidenti con la domenica - Lavoratori retribuiti in misura fissa - Ulteriore retribuzione - Esclusione

Ai lavoratori salariati retribuiti in misura fissa che non svolgano attività di lavoro nei giorni di festività religiose coincidenti con la domenica, in aggiunta alla normale retribuzione giornaliera non spetta un’ulteriore retribuzione corrispondente all’aliquota fissa giornaliera. In ordine all’individuazione dei soggetti destinatari, la normativa de qua, tenuto conto della sua formulazione, esclude dal riconoscimento dell’ulteriore retribuzione corrispondente all’aliquota giornaliera i lavoratori dipendenti non assimilabili ai "salariati".
Trib. Milano, sez. Lavoro, sentenza 28 febbraio 2005, n. 742


Lavoro - Lavoro subordinato - Retribuzione - Lavoro straordinario, notturno, festivo e nel periodo feriale - Compenso aggiuntivo per le festività del venticinque aprile e del primo maggio coincidenti con la domenica - Spettanza al lavoratore retribuito in misura fissa in tali giorni in riposo - Fondamento
In tema di compenso per le festività nazionali infrasettimanali, l’art. 5, comma 3, ultima parte, della legge 27 maggio 1949, n. 260, come modificato dalla legge 31 marzo 1954, n. 90, prevede che la retribuzione aggiuntiva (corrispondente all’aliquota giornaliera), prevista per il caso in cui le festività del venticinque aprile e del primo maggio coincidano con la domenica, spetta al lavoratore remunerato in misura fissa che, in quei giorni, riposi; tale compenso, infatti, trova giustificazione nel fatto che, ove le suddette festività non coincidessero con la domenica, il dipendente fruirebbe di un giorno di riposo in più ed è espressamente previsto dall’art. 2 della citata legge n. 90 del 1954 nel caso, tra l’altro, di sospensione del lavoro dovuta a coincidenza della festività con la domenica.
Lavoro - Lavoro subordinato - Periodo di riposo - Festività - Soppressione ex art. 1 della legge n. 54 del 1977 - Disciplina economico normativa - Devoluzione alla contrattazione collettiva di settore - Fattispecie relativa a contratto collettivo includente le festività civili del 2 giugno e del 4 novembre fra quelle non soppresse

L’art. 1 della legge n. 54/1977 - il quale ha disposto, al comma 1, che cessano di essere considerati festivi agli effetti civili i giorni delle cinque festività religiose ivi indicate e, al comma 2, che cessano di essere considerati festivi i giorni 2 giugno e 4 novembre - ha un’efficacia abrogativa generale, nel senso della pura e semplice soppressione di dette festività, comprese quelle civili sopra indicate, essendo in contrario irrilevante che di queste la stessa norma abbia conservato (ma, rispettivamente, alla prima domenica di giugno e di novembre) la celebrazione. Pertanto, essendo tutti i giorni succitati divenuti lavorativi, deve escludersi la possibilità di richiamare la normativa dettata dalle leggi n. 260 del 1949 e n. 90 del 1954, e la loro disciplina economico-normativa è riservata alla contrattazione collettiva di settore (nella specie, la Suprema corte ha evidenziato che i fatti di causa erano precedenti all’entrata in vigore della legge 20 novembre 2000, n. 336, la quale ha ripristinato la festività nazionale del 2 giugno).
Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 29 agosto 2011, n. 17724


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