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Il personale conferito ai consorzi conserva lo status di dipendente pubblico

di Giovanni G.A. Dato

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Un ente locale ha avanzato una richiesta di parere alla Sezione di controllo della Corte dei conti per l’Emilia Romagna vertente su numerosi quesiti aventi ad oggetto la gestione di servizi socio-assistenziali tramite un consorzio costituito con altri Enti locali, il trattamento del personale ad esso assegnato e la possibilità di trasformare il consorzio in azienda speciale.
Nell’insieme dei quesiti, la deliberazione 27 luglio 2015, n. 126/2015/PAR della Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per l’Emilia Romagnaha individuato due profili attinenti alla materia della contabilità pubblica su cui risulta possibile soffermarsi: a) lo status dei dipendenti comunali conferiti al consorzio e la loro possibilità di avvalersi delle procedure di mobilità; b) l’estensione alla figura organizzatoria del consorzio della c.d. armonizzazione contabile di cui al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118.

Lo status del personale conferito al consorzio di servizi
Secondo la richiamata deliberazione occorre ricordare che il consorzio - figura di natura strumentale - fa parte del sistema amministrativo di ognuno degli enti associati; non sussistono, pertanto, ostacoli al conferimento al consorzio del personale che nei Comuni risulta nella dotazione organica dei servizi educativi ed anche della farmacia comunale. Il personale conferito mantiene lo status di dipendente pubblico ed il suo rapporto di lavoro continua ad essere disciplinato dal Ccnl del personale degli Enti locali e dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Analogamente a quanto si verifica per le Asp, dunque, per il personale che i Comuni soci occupano presso il consorzio per l’erogazione di servizi socio-assistenziali ad esso affidati, ma il cui rapporto di pubblico impiego continua ad intercorrere con il Comune stesso, trova applicazione l’articolo 1, commi 557-bis, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ai sensi del quale costituiscono spese di personale anche quelle sostenute «per tutti i soggetti a vario titolo utilizzati, senza estinzione del rapporto di pubblico impiego, in strutture e organismi variamente denominati partecipati o comunque facenti capo agli enti». Inoltre, le dotazioni organiche dei Comuni associati dovranno essere rideterminate con congelamento dei posti corrispondenti al personale conferito al consorzio, per il periodo di vigenza dello stesso, posto che i Comuni potrebbero decidere di reinternalizzare il servizio.

Le politiche assunzionali e la mobilità
Giova ricordare che l’articolo 3, comma 5, decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, ha previsto che Regioni ed Enti locali assoggettati alla disciplina del patto di stabilità internocoordinano le politiche assunzionali di società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo, aziende speciali ed istituzioni, Asp che operano in settori sensibili e farmacieal fine di garantire anche per i medesimi soggetti una graduale riduzione della percentuale tra spese di personale e spese correnti.
Quanto al profilo della mobilità del personale conferito ai consorzi costituiti ex articolo 31 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, deve ritenersi che ad essi si applichi la disciplina prevista dall’articolo 30 del Dlgs n. 165/2001 (trattandosi, lo si ribadisce, di personale che mantiene lo status di dipendente pubblico).
Infine, secondo la deliberazione in commento, l’articolo 1, comma 568-bis, legge 27 dicembre 2013, n. 147, come modificato dall’articolo 7, comma 8, del decreto legge 19 giugno 2015, n. 78, prevede la mobilità del personale (anche) dei consorzi, in caso di scioglimento degli stessi e si riferisce al personale titolare di rapporto di lavoro di tipo privatistico. La recente modifica della disposizione, con l’inserimento della figura dei consorzi tra le Amministrazioni pubbliche cui si applicano le procedure di mobilità previste dai commi 563-568 dell’articolo 1 della medesima legge n. 147/2014, fa ritenere superato l’orientamento espresso nella deliberazione 5 marzo 2015, n. 9/SEZAUT/2015/QMIG della Corte dei conti, Sezione Autonomie.
Deve comunque ritenersi preclusa la mobilità verso Pubbliche amministrazioni (tanto più verso l’Ente controllante) del personale dei consorzi o delle aziende speciali controllate dagli Enti locali titolare di rapporto di lavoro di tipo privatistico, e ciò al fine di evitare l’elusione dei principi costituzionali in materia di accesso alle Pubbliche amministrazioni tramite concorso pubblico; dovrebbe ritenersi precluso anche il rientro dei dipendenti conferiti ai consorzi nell’Ente di provenienza, salvo il caso di scioglimento del consorzio o del riassorbimento all’Ente di una o più delle funzioni ad esso deferite.

L’armonizzazione contabile nei Consorzi
In merito all’estensione alla figura organizzatoria del Consorzio della c.d. armonizzazione contabile, occorre ricordare che l’articolo 2, comma 2, del Dlgs n. 118/2011 prevede che gli enti strumentali delle Amministrazioni pubbliche che adottano la contabilità finanziaria affiancano alla stessa, ai fini conoscitivi, un sistema di contabilità economico-patrimoniale, garantendo la rilevazione unitaria dei fatti gestionali, sia sotto il profilo finanziario che sotto il profilo economico-patrimoniale; il successivo comma 3 prevede che le istituzioni degli enti locali di cui all’articolo 114 del Dlgs n. 267/2000 e gli altri organismi strumentali delle Amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 adottano il medesimo sistema contabile dell’Amministrazione di cui fanno parte.


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