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Per la Polizia provinciale l'incognita del passaggio nella categoria «D» dei Comuni

di Fabio Venanzi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La legge di conversione del Dl 78/2015 sta per essere approvata dalla Camera. Il personale addetto alla polizia provinciale dovrà essere ricollocato presso gli enti locali, i quali stanno subendo il blocco del turn over da oltre sette mesi, senza che le Province dichiarino il proprio personale in sovrannumero. Gli enti di area vasta dovranno individuare il personale necessario per l'esercizio delle funzioni fondamentali e mettere a disposizione degli altri enti locali il "personale in surplus". Spetta alle leggi regionali la riallocazione delle funzioni di polizia amministrativa locale e del relativo personale nell'ambito dei processi dì riordino delle funzioni provinciali in attuazione di quanto previsto dalla legge Delrio.

Numeri incerti
Tuttavia né la norma né tantomeno la bozza di decreto sulla mobilità sembrano aver preso in considerazione l'effettiva ricollocabilità del personale impiegato nella Polizia provinciale. Dai dati raccolti tramite il conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, relativo al 2013, il personale provinciale delle Regioni a Statuto ordinario addetto ai servizi di polizia è di poco meno 4mila unità (3.962,50 uomo/anno contro i 2.700 della relazione tecnica al Dl 78/2015).

L'inquadramento
Non è possibile però estrapolare quanti siano i lavoratori inquadrati nella categoria C e quanti nella categoria D. Di norma, nei Comuni, il personale di vigilanza è inquadrato nella categoria C. Infatti negli enti privi di dirigenza (la maggioranza) il personale dell'area direttiva (categoria D) riveste il ruolo di comandante oppure di controllo e coordinamento rispetto agli altri agenti. Questi posti di maggior rilievo sono in buona parte già occupati da personale in servizio, e comunque presentano una minor disponibilità rispetto agli altri. Pertanto non sarà immediato il ricollocamento del personale provinciale inquadrato in categoria D, stante l'esiguità dei posti disponibili rispetto a quelli di categoria C. Sui posti di dotazione organica la legge quadro 65/1986 prevede che venga stabilito il rapporto medio in funzione della popolazione residente. Il rischio è che il personale provinciale di categoria C venga ricollocato più velocemente rispetto a quello di categoria D. Questi ultimi potrebbero rimanere in servizio presso la Provincia (a un costo maggiore) oppure, in caso di dichiarato sovrannumero, potrebbero non trovare una ricollocazione secondo i tempi previsti dal Dl 78/2015.


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