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Limite di un anno per recuperare l'indebito previdenziale solo per variazioni reddituali

di Maria Rosa Gheido

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Gli enti previdenziali sono tenuti a recuperare entro l'anno successivo a quello di riferimento gli eventuali indebiti, solo in quanto questi derivino dalla verifica della situazione reddituale dell'assicurato. Questo il principio affermato nella sentenza n. 15497/15 della sezione Lavoro della Corte di cassazione.

Il caso
La Corte di cassazione, nell'esaminare il ricorso presentato da un pensionato Inpdap avverso il recupero di importi pensionistici erogati, secondo l'Istituto, in eccedenza rispetto a quanto spettante, ha sancito la non possibilità di estendere ad altre casistiche quanto previsto dall'articolo 13 della legge 412/1991. La disposizione citata è quella che fornisce l'interpretazione autentica dell'articolo 52, comma 2, della legge 9 marzo 1989 n. 88, e che stabilisce che l'omessa o incompleta segnalazione da parte del pensionato di fatti incidenti sul diritto o sulla misura della pensione goduta, che non siano già conosciuti dall'ente competente, consente la ripetibilità delle somme indebitamente percepite.

La verifica dell'Inps
L'Istituto previdenziale procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulla misura o sul diritto alle prestazioni pensionistiche e provvede, entro l'anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza.
Nel caso oggetto della causa, invece, la richiesta dell'Inpdap di restituire le somme percepite in eccedenza dall'assicurato riguardava maggiori importi di ratei di pensione ed era stata proposta dopo circa venticinque mesi dalla liquidazione della pensione. Secondo la Corte d'Appello di Brescia, trattandosi di una liquidazione espressamente modificata, la stessa doveva essere considerata provvisoria e non definitiva, essendo applicabili sia la norma generale di cui all'articolo 2033 del Codice civile, in tema di indebito oggettivo sia la norma speciale recata dall'articolo 38 della legge 448/2001, che consente o meno il recupero degli indebiti percepiti a seconda della situazione reddituale dell'assicurato.

La bocciatura del ricorso del pensionato
Secondo la Suprema Corte il ricorso del beneficiario è infondato per due precisi motivi.
Il primo motivo di rigetto risiede nell'acclarata non definitività del provvedimento che stabiliva l'entità della pensione, che secondo il richiamato articolo 13 deve risultare da un'espressa comunicazione dell'Ente.
In secondo luogo, altro motivo di bocciatura risiede nella previsione del comma 2 dello stesso articolo 13, che dispone il recupero degli indebiti entro l'anno successivo e si applica solo quando l'importo pagato in eccedenza emerga dalla verifica della situazione reddituale del pensionato.
Inoltre, secondo la sentenza in esame, anche tale termine di un anno deve considerarsi un parametro che consente al giudice di accertare la congruità del lasso temporale impiegato dall'Istituto previdenziale per deliberare il provvedimento di recupero dell'indebito.


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