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Il Welfare sull'interdizione posticipata di lavoratrici madri del trasporto pubblico

di Paola Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'attività di conducente nel trasporto pubblico in quanto lavoro usurante ai sensi della lettera d) dell'articolo 1 del Dlgs 67/2011 è stata al centro di un quesito al Welfare sull'astensione obbligatoria posticipata delle lavoratrici madri.

Il quesito al Welfare
Il chiarimento è stato richiesto dall'organizzazione sindacale Orsa Trasporti. Il quesito era se per la lavoratrice madre, conducente di linea nel servizio pubblico di trasporto collettivo, il divieto di cui all'articolo 7 del Dlgs 151/2001, sulla disciplina dei divieti di adibizione delle lavoratrici madri allo svolgimento di determinate attività, trovi applicazione esclusivamente durante la gestazione e fino al compimento del periodo di astensione obbligatoria. La Direzione generale per l'Attività Ispettiva del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha risposto al quesito con l'interpello n. 16/2015.

La valutazione dei rischi
Nel rispondere al quesito sull'interdizione posticipata delle lavoratrici madri rientranti nella categoria dei lavori usuranti è stata chiesta di fatto l'interpretazione dell'articolo 7 del Dlgs 151/2001, sui divieti all'attività di lavoro per le lavoratrici madri. Nel caso particolare è stato chiesto se la disposizione vada applicata al caso in cui la lavoratrice madre espleti attività di «conducente di linea» nell'ambito di servizio pubblico di trasporto collettivo. Attività che rientra nella categoria dei lavori usuranti ex articolo 1 del Dlgs 67/2011. Nella risposta del Ministero si afferma che - dato il giusto inquadramento normativo fatto dall'istante si ritiene che alla lavoratrice madre, conducente di linea nel servizio pubblico di trasporto collettivo, si applica il divieto di cui all'articolo 7 esclusivamente durante la gestazione e fino al periodo di astensione obbligatoria.
Ma, secondo il Ministero, resta a ogni modo ferma la possibilità di riscontrare nella specifica situazione lavorativa ogni eventuale rischio di esposizione ad agenti, processi e condizioni di lavoro, per i quali è prevista l'interdizione fino a sette mesi dopo il parto (in base agli allegati B e C, del Dlgs 151/2001). Inoltre la risposta precisa che va considerato che l'articolo 28 del Dlgs 81/2008 prescrive l'obbligo per il datore di lavoro di effettuare comunque la valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori, tra cui le lavoratrici madri, esposti a rischi particolari.
In conclusione, di conseguenza, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, occorre valutare le relative ripercussioni sulla gravidanza o sull'allattamento, inclusi i rischi da stress lavoro-correlato.


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