Home  › Personale

Reclutamento da mobilità, non c'è cessazione in «uscita» e non rientra nel budget di future assunzioni

di Giovanni G.A. Dato

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La deliberazione della Corte dei conti, Sezione Regionale di Controllo per la Campania, 1 luglio 2015, n. 182/2015 si sofferma sui seguenti quesiti: 1) se la spesa derivante dall’assunzione di personale mediante mobilità tra enti è “neutra”, ai fini del turn-over; 2) se il reclutamento del personale che nella sostanza non dà luogo a maggiore spesa debba comunque considerarsi, da un lato, come “cessazione” e, dall’altro, come nuovo assunto, o se debba prevalere la prospettiva sostanziale della continuità del rapporto e della diminuzione di spesa.

Il primo quesito: mobilità e turn over
Secondo la deliberazione in commento, dall’articolo 1, comma 47, della Legge 30 dicembre 2004, n. 311, la giurisprudenza contabile ha ricavato: a) che la norma si applica per le cessioni per mobilità intervenienti tra enti entrambi sottoposti a vincoli assunzionali, pur quando tale regime limitativo, rispetto agli enti coinvolti, risulti essere differenziato; b) che in virtù di tale “condizione di neutralità”, la cessione e la correlativa assunzione non determinano un accrescimento del contingente di personale impiegato, favorendone invece la razionale distribuzione; c) che pertanto tale assunzione può intervenire in deroga al regime del c.d. turn-over.
In base alla disciplina del turn-over, contenuta in varie disposizioni legislative avvicendatesi nel tempo, nella prospettiva della “neutralità finanziaria”, le cessioni per interscambio non erano da considerarsi come “assunzioni” per l’ente cessionario, né come “cessazioni” per l’ente cedente. Cionondimeno, pur in presenza della richiamata condizione di “neutralità”, è stato evidenziato come la cessione deve essere compatibile con gli obblighi di contenimento della spesa complessiva sul personale e con le norme generali di coordinamento della finanza pubblica (patto di stabilità); inoltre, la deroga alla disciplina limitativa delle assunzioni consentita è esclusa ove l’ente cessionario incorra in un divieto di reclutamento collegato alla violazione del patto di stabilità interno o alla violazione di altre norme finanziarie.
Su tale interpretazione è intervenuto l’articolo 14, comma 7, del Decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con Legge 7 agosto 2012, n. 135 (poi integrato dall’art. 2, comma 1, lett. b), del Decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito con Legge 30 ottobre 2013, n. 125), che - pur sostanzialmente confermando la logica della pregressa giurisprudenza - ha stabilito la non computabilità a titolo di “cessazione” alla mobilità in uscita, anche quando l’ente di destinazione non è sottoposto a vicoli assunzionali, e tanto al fine di favorire la spending review sul piano della spesa di personale complessiva della pubblica amministrazione.
Infatti, con il successivo articolo 3, comma 5, del Decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, mentre si prevede un regime sempre meno stringente per le quote ammesse di turn-over, per altro verso, si ha cura di precisare che il reclutamento derivante da mobilità volontaria è “neutro” ed irrilevante per la disciplina del turn-over solo se proveniente da altri enti sottoposti a vincoli assunzionali (e non anche se l’ente cedente non lo è; per contro non costituisce mai cessazione in “uscita”, per l’ente cessionario, il quale, quindi, non può computare la spesa correlata all’unità ceduta per il calcolo del budget di future assunzioni, anche se la cessione è effettuata verso enti non sottoposti a vincoli assunzioni).

Il secondo quesito: novazione e budget per le future assunzioni
Con riguardo al secondo quesito, la deliberazione in esame precisa che in caso di novazione del rapporto con la medesima Pubblica amministrazione (con estinzione del precedente e creazione di un nuovo rapporto funzionale in progressione verticale), non è ravvisabile una deroga simile a quella dell’articolo 1, comma 47,  Legge n. 311/2004; pertanto, tali operazioni vanno considerate come “cessazioni” per quanto concerne il precedente rapporto contrattuale estinto, mentre l’assunzione con il nuovo contratto potrà essere effettuata solo se saranno presenti, in base alle percentuali di legge, sufficienti spazi finanziari nel budget di legge. Nel caso in cui il vecchio rapporto prevedesse un regime retributivo più oneroso per la Pa datrice di lavoro, con un conseguente risparmio netto sulla singola unità riassunta, ciò ridonderà in termini di maggiore spazio finanziario per le nuove assunzioni e non come causa di “neutralizzazione” dell’intera vicenda novativa ai fini del turn-over.
Infine, non può non richiamarsi - secondo la deliberazione in commento - la previsione di cui all’articolo 1, comma 424, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 che, con riferimento agli enti locali sottoposti al Patto di stabilità, favorisce l’assorbimento del personale soprannumerario e per i correlativi processi di mobilità ex lege relativi alla riduzione degli organici di Province e Città metropolitane, prevedendo la possibilità di utilizzare pienamente (fino al 100%) gli spazi finanziari creatisi per effetto di cessazioni di personale; prevede inoltre, la neutralizzazione del carico finanziario delle “assunzioni” effettuate per la ricollocazione nei propri ruoli delle unità soprannumerarie, ma soltanto in riferimento ai vigenti limiti di spesa di personale di cui all’art. 1, comma 557, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (“Fermi restando i vincoli del patto di stabilità interno e la sostenibilità  finanziaria e di bilancio dell’ente”); infine, contempla le assunzioni di personale esterno, ma solo se si tratta di soggetti vincitori di concorso pubblico collocati in graduatorie vigenti o approvate dallo stesso ente locale alla data di entrata in vigore della legge.
In merito, la Sezione Autonomie, con deliberazione n. 19/2015/QMIG del 16 giugno 2015 ha specificato che la facoltà di attingere alle graduatorie di concorsi pubblici approvati da altri enti locali, astrattamente riconosciuta dall’articolo 4, comma 3-ter, Decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, è preclusa fino alla completa ricollocazione del personale soprannumerario senza alcuna limitazione geografica. In base a tale intervento nomofilattico, per il biennio in considerazione, agli enti locali non è consentito indire bandi di procedure di mobilità volontaria, se non esclusivamente a conclusione del processo di ricollocazione del personale soprannumerario destinatario dei processi di mobilità, essendo prioritario il ricollocamento del personale soprannumerario degli enti di area vasta (cfr. anche  Corte dei conti, Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte, del. 8 luglio 2015, n. 112/2015/PAR).


© RIPRODUZIONE RISERVATA