Personale

Il lavoro straordinario nelle pronunce di Corti e Tribunali

a cura della Redazione "PubblicaAmministrazione24"

Lavoro straordinario - Trattamento non economico - Riposo compensativo - Emolumenti previsti per il lavoro straordinario in aggiunta al riposo compensativo - Mancato riconoscimento
L’istituto del riposo compensativo attiene al trattamento non economico del lavoro straordinario, costituendo un’espressa alternativa alla monetizzazione della prestazione svolta, come risulta dalle distinte previsioni dedicate, da un lato, al lavoro eccedente l’orario di lavoro e, dall’altro, al servizio prestato nel giorno destinato al riposo settimanale o in quello festivo infrasettimanale, per sopravvenute inderogabili esigenze. Il diritto al riposo compensativo, in sostanza, impedisce a monte che lo svolgimento di attività lavorativa in giorni festivi possa comportare un’eccedenza rispetto al limite orario e, quindi, che possa porsi in concreto il problema della corresponsione di retribuzione per ore di lavoro straordinario in relazione alle predette prestazioni lavorative domenicali e festive. I giorni di riposo compensativo corrispondono a giornate sottratte al lavoro e tuttavia ricomprese nella durata complessiva della prestazione lavorativa ordinaria compensata dalla retribuzione contrattuale, in quanto le ore di cui esse si compongono, che sarebbero di lavoro ordinario, diventano di riposo solo perché già lavorate nei giorni precedenti. La legge 27 dicembre 2013, n. 147 (c.d. legge di stabilità 2014), all’art. 1, comma 476, ha stabilito che la prestazione lavorativa resa nel giorno destinato al riposo settimanale o nel festivo infrasettimanale non dà diritto a retribuzione a titolo di lavoro straordinario se non per le ore eccedenti l’ordinario turno di servizio giornaliero. Questa disposizione, in altri termini, non ha fatto altro che confermare, con interpretazione autentica, la correttezza dell’inquadramento giuridico posto a base del mancato riconoscimento degli emolumenti previsti per il lavoro straordinario in aggiunta al riposo compensativo.
Tar Lombardia, Brescia, I, sentenza 7 luglio 2015 n. 922

 

Pubblico impiego ed indennità - Articolo 22 del Ccnl Regioni e Autonomie locali del 14 settembre 2000 - Disciplina del corrispettivo della prestazione ordinaria di lavoro - Indennità de qua - Scopo - Compensare la modalità della prestazione resa in orario ordinario - Indennità di turno spettante al lavoratore che sia tenuto ad osservare un turno - Orario ruotante nell’arco di 24 ore secondo un’articolazione predisposta dal datore di lavoro di settimana in settimana - Compensazione del disagio del lavoratore che non può avere ritmi abituali e fissi di lavoro - Impossibilità di programmare la sua vita sulla base di un’alternanza regolare di lavoro e risposo - Articolo 24 del citato Ccnl relativo al riposo compensativo - Turno di lavoro prestato in giornata festiva infrasettimanale - Diritto al recupero delle ore lavorate per evitare il superamento del monte orario di 36 ore settimanali - Recupero non assicurato dalla richiesta di uno specifico riposo compensativo - Prestazione lavorativa da considerarsi come prestazione straordinaria festiva ai fini della maggiorazione retributiva - Indennità ben diversa dall’indennità di turno festivo - Indennità volta a compensare non una prestazione straordinaria bensì quella ordinariamente resa nell’articolazione di un turno - Disagio derivante dalla particolare articolazione del lavoro - Cumulabilità dell’uno e dell’altro compenso - Fattispecie - Rivendicazione da parte dei ricorrenti delle predette indennità - Ricorrenti - Agenti di Polizia locale e municipale - Dipendenti del Comune resistente - Riconoscimento del diritto a ottenere il riposo compensativo o la corresponsione del compenso per lavoro straordinario ex articolo 24, comma 2, del citato Ccnl per l’attività prestata in un giorno festivo infrasettimanale
L’articolo 22 del Ccnl per il comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali del 14 settembre 2000 disciplina il corrispettivo della prestazione ordinaria di lavoro. Ed infatti, l’indennità in esame, in tutte le sue varianti, va a compensare la modalità della prestazione resa in orario ordinario. In altri termini, tale indennità di turno compete al lavoratore che sia tenuto ad osservare un turno, ovvero un orario ruotante nell’arco di 24 ore secondo un’articolazione predisposta dal datore di lavoro di settimana in settimana, avendo la funzione di compensare il disagio del lavoratore che non può avere ritmi abituali e fissi di lavoro e non può programmare la sua vita sulla base di un’alternanza regolare di lavoro e risposo. In ordine poi all’articolo 24 del citato Ccnl relativo al riposo compensativo, deve sottolinearsi come il turno di lavoro prestato in giornata festiva infrasettimanale comporta il diritto al recupero delle ore lavorate per evitare il superamento del monte orario di 36 ore settimanali. Qualora tale recupero non sia assicurato dalla richiesta di uno specifico riposo compensativo, la prestazione lavorativa deve essere considerata come prestazione straordinaria festiva ai fini della maggiorazione retributiva. Tale indennità è ben diversa dall’indennità di turno festivo che è destinata a compensare non una prestazione straordinaria, bensì quella ordinariamente resa nell’articolazione di un turno, in ragione del disagio derivante dalla particolare articolazione del lavoro. Devono, pertanto, ritenersi cumulabili l’uno e l’altro compenso. Conseguentemente, nella fattispecie, avente ad oggetto la rivendicazione da parte dei ricorrenti delle predette indennità, si è ritenuto giusto riconoscere in capo agli stessi, in qualità di agenti di polizia locale e municipale, dipendenti del Comune resistente, il diritto ad ottenere il riposo compensativo o la corresponsione del compenso per lavoro straordinario ex articolo 24, comma 2, del citato Ccnl per l’attività prestata in un giorno festivo infrasettimanale.
Tribunale di Pavia, sez. Lavoro, sentenza 12 febbraio 2015

 

Lavoro subordinato - Accertamento - Lavoro straordinario - Compenso - Richiesta giudiziale - Prova a carico del lavoratore - Svolgimento di lavoro straordinario - Effettiva consistenza - Valutazione equitativa - Inammissibilità
Il lavoratore che chieda il riconoscimento del compenso dovuto per il lavoro straordinario asseritamente prestato è gravato dall’onere di provare l’esecuzione della prestazione lavorativa oltre i limiti, legalmente o contrattualmente previsti. L’esposto principio costituisce proiezione del criterio guida di cui all’articolo 2967 c.c., configurandosi lo svolgimento di lavoro in eccedenza rispetto all’orario normale quale fatto costitutivo della pretesa azionata. Il lavoratore che a tal fine agisce in giudizio è, dunque, gravato dall’onere di provare non solo lo svolgimento di lavoro straordinario, ma anche la sua effettiva consistenza, non potendo al riguardo soccorrere valutazioni di tipo equitativo. Al Giudice dovrà, quindi, essere fornita non già genericamente la prova dell’an, e dunque di aver svolto lavoro straordinario, ma anche la prova, sia pure in termini minimali, dell’esatta collocazione cronologica delle prestazioni lavoratore eccedenti il normale orario di lavoro, ovvero del quando i limiti di orario di fatto siano stati superati. Nel caso concreto, in tal senso, l’istruttoria svolta ha consentito di avvalorare l’assunto secondo cui il lavoratore ha svolto lavoro straordinario nei limiti di cui al ricorso, mentre nessuna prova di segno inverso è stata fornita dalla parte convenuta; al che consegue l’accoglimento della domanda del prestatore.
Tribunale di Bari, sez. Lavoro, sentenza 22 gennaio 2015, n. 370

 

Indennità di buonuscita - Ricalcolo - Indennità di buonuscita - Trattamento di fine rapporto - Computo - Compensi percepiti per la prestazione di lavoro straordinario - Inclusione - Continuatività e occasionalità del lavoro straordinario
I compensi percepiti dal lavoratore in conseguenza del lavoro straordinario dal medesimo prestato in modo continuativo e non occasionale devono essere inclusi nella base di calcolo dell’indennità di buonuscita e del trattamento di fine rapporto. A tal fine assume, dunque, rilievo, la prestazione dell’attività lavorativa oltre l’orario normale, in maniera fissa e continuativa, con frequenza e periodicità per un apprezzabile periodo di tempo, con conseguente percezione in via non occasionale, né discontinua, delle relative indennità (qualora costituenti, come nella specie, elementi fissi e continuativi, certamente non occasionali, della retribuzione percepita nel corso del rapporto, previsti dalla contrattazione collettiva del settore del trasporto ferroviario).
Tribunale di Bari, sez. Lavoro, sentenza 22 gennaio 2015, n. 368

 

Indennità sostitutiva del compenso per lavoro straordinario per i pubblici impiegati - Guardia di Finanza - Particolari condizioni di impiego continuativo e prolungato - Contrasto all’immigrazione - Indennità sostitutiva di compenso - Lavoro straordinario e recupero conservativo - Ininfluenza della concertazione
Al personale militare della Guardia di Finanza, impegnato in operazioni che si caratterizzino per particolari condizioni di impiego prolungato e continuativo come anche il caso di contrasto all’immigrazione clandestina, è dovuta, a mente dell’articolo 3 della legge del 29 marzo 2001, n. 86, un’indennità sostitutiva del compenso per lavoro straordinario e recupero conservativo in ragione del semplice svolgimento di detto servizio e a prescindere dalla concertazione prevista dallo stesso articolo 3.
Cga Regione siciliana, Palermo, sentenza 21 gennaio 2015, n. 34

 

Lavoro straordinario - Lavoro straordinario forfettizzato - Svolgimento di un numero di ore superiore - Diritto del lavoratore al compenso per l’eccedenza - Prova rigorosa della relativa prestazione dal punto di vista quantitativo - Apprezzamento del Giudice
Il lavoratore che abbia effettuato un numero di ore di lavoro straordinario superiore a quello corrispondente alla forfetizzazione prestabilita ha diritto, per l’eccedenza, a un compenso maggiorato per lo straordinario. A tal fine è, tuttavia, necessario che egli dimostri rigorosamente, e in termini sufficientemente realistici dal punto di vista quantitativo, la relativa prestazione, salvo, in ogni caso, il prudente apprezzamento del giudice di merito sull’attendibilità e congruenza dei dati forniti. Nella specie, in tal senso, deve ritenersi attendibilmente provato che il ricorrente, dipendente della resistente, svolgeva, in maniera continuativa e costante, attività lavorativa straordinaria per tutto il periodo di permanenza presso la parte datoriale.
Tribunale di Milano, sez. Lavoro, sentenza 13 gennaio 2015, n. 49

 

Lavoro subordinato - Retribuzione - Lavoro straordinario - Compenso forfetario accordato al lavoratore per lungo tempo non correlato alla prestazione - Natura di superminimo - Fondamento - Conseguenze - Riducibilità unilaterale - Esclusione
In tema di lavoro straordinario, il compenso forfetario della prestazione resa oltre l’orario normale di lavoro accordato al lavoratore per lungo tempo, ove non sia correlato all’entità presumibile della prestazione straordinaria resa, costituisce attribuzione patrimoniale che, con il tempo, assume funzione diversa da quella originaria, tipica del compenso dello straordinario, e diviene un superminimo che fa parte della retribuzione ordinaria e non è riducibile unilateralmente dal datore di lavoro.
Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 5 gennaio 2015, n. 4

 

Polizia di Stato - Lavoro straordinario - Ore di lavoro straordinario non preventivamente autorizzate né successivamente ratificate - Non remunerabilità - Riposo compensativo
Non sono remunerabili le ore di lavoro straordinario prestate dall’appartenente alla Polizia di Stato non preventivamente autorizzate né successivamente ratificate dal competente ufficio del ministero dell’Interno. Il diritto al pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario svolte oltre il complessivo monte ore riconosciuto, invero, sorge unicamente a seguito della formale autorizzazione alla spesa da parte del competente ufficio; mentre, quanto alle ore di lavoro che non siano state oggetto di tale autorizzazione, ma soltanto di ordine di servizio impartito dal superiore gerarchico (cui, quindi, i dipendenti non possono sottrarsi), può (e deve) essere concesso unicamente il riposo compensativo.
Tar Lazio, Roma, sez. I-ter, sentenza 1° luglio 2014, n. 6933

 

Lavoro - Plus orario - Tariffa fissa e predeterminata - Stipendio tabellare - Compatibilità finanziaria - Produttività - Azienda sanitaria provinciale - Diritto di credito - Pagamento dei compensi - Dirigenti sanitari medici - Dirigenti sanitari non medici - Documentazione contabile - Liquidazione dei compensi
Il plus-orario non si risolve mai nella previsione di una tariffa fissa e predeterminata, riferita allo stipendio tabellare, come una mera gratificazione. Esso, in realtà, si estrinseca in una complessa e articolata procedura non priva, di una fase di preventivo controllo di compatibilità finanziaria. Oltrepassando il cui confine s’impone necessariamente una proporzionale decurtazione delle eventuali spettanze per ogni soggetto avente concreto titolo, come pure di una fase di verificazione dell’effettiva maggiore produttività riscontrabile pro capite. Tale situazione esclude ogni ipotizzabile automatismo e ogni ravvisabile rapporto paritetico tra le parti, delle quali quella privata risulta portatrice di situazioni non catalogabili come diritti soggettivi ma quali interessi legittimi, per l’evidente presenza di poteri discrezionali in capo all’amministrazione sanitaria procedente.
Tar Sicilia, Catania, sez. II, sentenza 4 giugno 2014, n. 1610

 

Trasporti pubblici - Ferrovie in concessione - Personale (impiegati e agenti) - Trattamento economico - Accordi aziendali di riduzione dell’orario normale settimanale senza aumento della quota oraria della retribuzione anche ai fini del compenso per lavoro straordinario - Illegittimità - Esclusione - Fondamento
In materia di rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, deve escludersi, in relazione alle disposizioni di cui al Rdl 15 marzo 1923, n. 692, articolo 5, e al Rdl 19 ottobre 1923 n. 2328, articolo 3 (che prevedono una maggiorazione pari al 10% della retribuzione per la prestazione di lavoro straordinario) l’illegittimità degli accordi aziendali 23 giugno 1983 e 28 luglio 1988, nella parte in cui prevedono la riduzione a 37 ore della durata della prestazione lavorativa settimanale, rimanendo fermo il riferimento all’orario previgente, determinato in 39 ore settimanali dal Ccnl, ai fini retributivi (e, in particolare, per la determinazione della quota oraria della retribuzione, rilevante anche per il computo del compenso per lavoro straordinario), in quanto la difformità fra l’orario rilevante ai fini normativi e retributivi e la durata della prestazione effettivamente richiesta consegue non a una costruzione arbitraria o solo fittizia, ma alla imposizione di determinati limiti, effettivamente voluti dalle parti, ad una pattuizione di maggior favore per i lavoratori, ossia nella riduzione della prestazione lavorativa, mediante la riduzione dell’orario di lavoro, a fronte di una situazione normativa che non consentiva un incremento retributivo, neppure limitato alle sole prestazioni straordinarie, in virtù del divieto di deroghe migliorative stabilito, per gli accordi aziendali, dall’articolo 5-ter del Dl n. 702/1978, introdotto dalla legge di conversione 8 gennaio 1979, n. 1, e vigente all’epoca della stipula dei suddetti accordi.
Cassazione, sez. VI, sentenza 17 marzo 2014, n. 6068

 

Principio di legalità - Pubblico impiego - Trattamento economico -  Voci retributive
Nel pubblico impiego vige il principio di stretta legalità in ordine alle voci retributive del trattamento economico fondamentale e di quello accessorio e ciò trova puntuale applicazione in materia di remunerazione di prestazioni di lavoro straordinario, che resta subordinata all’esistenza di preventivi atti autorizzativi in ordine alla verifica dei presupposti per il ricorso a prestazioni oltre l’ordinario orario di servizio dei soggetti a ciò autorizzati e del monte di ore esigibili in vista dello svolgimento dei compiti di istituto.
Tar Sicilia, Catania, sez. II, sentenza 29 aprile 2014, n. 1276

 

Personale di Polizia - Compenso per lavoro straordinario - Computo nella tredicesima mensilità - Esclusione
Il compenso delle ore aggiuntive per il lavoro straordinario prestato dal personale di Polizia ex articolo 63 della legge n. 121 del 1981 deve essere escluso dal computo della tredicesima mensilità dovuta. Né osta a tale conclusione la obbligatorietà, o la predeterminazione per legge dell’entità del compenso, atteso che tali elementi non hanno altro ruolo che quello di una preventiva autorizzazione alla fruizione, da parte dell’amministrazione militare, di due ore settimanali di attività straordinaria per le categorie contemplate dalla norma. Invero il lavoro straordinario, ancorché prestato in modo fisso e continuativo, in assenza di una apposita norma di legge, non può trasformare la natura della prestazione lavorativa, effettuata oltre il normale orario di servizio, in prestazione ordinaria.
Tar Campania, Napoli, sez. VI, sentenza 20 novembre 2014, n. 5984

 

Lavoro straordinario - Compenso - Azione giudiziale - Onere probatorio a carico del prestatore - Elementi rilevanti - Individuazione
Il lavoratore che chieda il riconoscimento del compenso per il lavoro straordinario asseritamente svolto, è tenuto a fornire la prova positiva dell’esecuzione della prestazione lavorativa oltre i limiti, legalmente o contrattualmente, previsti. Tale statuizione costituisce proiezione del principio guida di cui all’articolo 2697 c.c., configurandosi lo svolgimento di lavoro in eccedenza rispetto all’orario normale quale fatto costitutivo della pretesa azionata. Ne consegue che il lavoratore che agisce a tal fine in giudizio, è gravato dall’onere di provare non solo lo svolgimento di lavoro straordinario, ma anche la sua effettiva consistenza, senza che al riguardo possano soccorrere valutazioni di tipo equitativo. Al Giudice dovrà essere, quindi, fornita non già genericamente la prova dell’an, di aver cioè svolto lavoro straordinario, ma anche la prova, sia pure in termini minimali, dell’esatta collocazione cronologica delle prestazioni lavorative eccedenti orario normale di lavoro, ovvero del quando i limiti di orario di fatto siano stati superati. Nel caso concreto, l’istruttoria svolta consente di avvalorare l’assunto secondo cui la ricorrente ha svolto lavoro straordinario nei limiti di cui al ricorso, per cui la relativa domanda deve trovare accoglimento.
Tribunale di Bari, sez. Lavoro, sentenza 23 gennaio 2014, n. 535


© RIPRODUZIONE RISERVATA