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Aziende speciali, restano i dubbi sulla stabilizzazione del personale precario

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Ancora un altro intervento sulla stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato nelle aziende speciali: con la delibera n. 208/2015/PAR la Corte dei conti, sezione di controllo per la Lombardia affronta il delicato argomento, senza peraltro giungere alla formulazione di indicazioni univoche e risolutive. La sezione osserva, in primo luogo, che la stabilizzazione di dipendenti originariamente assunti con contratti a tempo determinato si configura sempre e in ogni caso quale nuova assunzione, dacché l'inserimento del lavoratore nella struttura dell'ente in forma stabile non è frutto di una mera modificazione del contratto già in essere, bensì implica l'instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

I limiti alle assunzioni
Affrontando il quesito con tale chiave di lettura, il collegio rileva che esso deve essere trattato alla luce della disciplina legislativa che impone divieti e limiti alle assunzioni nelle aziende speciali e, più in generale, negli organismi partecipati dagli enti locali.
Tale disciplina risulta essenzialmente dettata dall'articolo 18, comma 2-bis, del Dl 25 giugno 2008 n. 112, introdotto dall'articolo 1, comma 557, della legge 147/2013 (legge di stabilità per il 2014) e successivamente modificato dall'articolo 4, comma 12-bis, del Dl 66/2014, convertito dalla legge 89/2014.
In esito a questi interventi di modifica, il legislatore ha abolito l'estensione agli organismi partecipati degli stessi divieti e limitazioni alle assunzioni di personale imposti agli enti locali, rimettendo all'autonomia di questi ultimi l'emanazione di indirizzi cui gli organismi debbono uniformarsi per conseguire l'obiettivo della riduzione dei costi, accentuando così le responsabilità di controllo e di monitoraggio in capo al socio pubblico.

Gli indirizzi dell'ente controllante
In tale logica, il collegio pone in diretto rapporto la facoltà di stabilizzazione del personale in servizio presso l'azienda speciale con gli atti d'indirizzo che l'ente locale controllante deve impartire ai sensi del suddetto articolo 18, comma 2-bis, mettendo in rilievo l'obbligo a carico di quest'ultimo di coordinare le politiche assunzionali degli organismi strumentali per ottenere una graduale riduzione dell'incidenza della spesa di personale sulla spesa corrente, anche in ottemperanza a quanto dispone l'articolo 3, comma 5, del Dl 90/2014 convertito in legge 114/2014.
Di qui la conclusione della Corte secondo cui «rimane rimessa alla discrezionalità dell'ente locale (…) ogni valutazione sulla legittimità e sull'opportunità di procedere alla stabilizzazione del personale, avvalendosi anche degli strumenti della recente legislazione in materia di lavoro privato».

Dubbi irrisolti
Il parere, come si è già detto, non appare risolutivo e lascia intatte le numerose incertezze che la questione pone. Se, come la Corte giustamente rileva, la stabilizzazione del personale integra un'ipotesi di nuova assunzione, occorrerebbe in primo luogo accertare che i dipendenti con contratto a tempo determinato siano stati assunti in origine mediante concorso, dacché altrimenti non vi sarebbe la possibilità di stabilizzare il loro rapporto lavorativo, in ragione del fatto che, come ha asserito il Consiglio di Stato, la «configurazione dell'azienda speciale alla stregua di articolazione della PA comporta che per l'assunzione dei propri dipendenti vige il principio del concorso pubblico, quale veicolo di accesso indefettibile» (sezione V, sentenza n. 820/2014).
Con riguardo poi al presupposto normativo da assumere a fondamento del processo di stabilizzazione del personale con contratto a tempo determinato, occorre osservare che il ricorso al meccanismo di cui all'articolo 4, comma 6, del Dl 101/2013, convertito in legge n. 125/2013, potrebbe ritenersi consentito nella sola ipotesi in cui l'azienda speciale fosse considerata (si noti: secondo un orientamento minoritario della giurisprudenza) un ente pubblico non economico, per il fatto di svolgere attività di carattere sociale senza raggiungere la copertura dei costi (Consiglio di Stato, sezione III, sentenza n. 1842 del 10 aprile 2015).
Si tratta, nel complesso, di questioni assai spinose e incerte, che dovrebbero essere dipanate negli atti d'indirizzo degli enti controllanti, senza però l'ausilio di fonti normative certe e adeguate alla soluzione del problema.


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