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Un principio chiaro: solo il concorso fa salire di livello

di Pasquale Monea

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nel pur vasto panorama delle decisioni del Consiglio di Stato, solo con la recente sentenza 2 luglio 2015 n. 3284 è stata fatta la dovuta chiarezza sulla problematica dell'utilizzazione delle graduatorie derivanti dalle procedure cosiddette "verticali" in relazione all'entrata in vigore delle disposizioni del decreto "Brunetta" (Dlgs 150/2009). Il decreto legislativo ha interrotto il meccanismo di premialità del tutto riservato ai dipendenti interni. A tale eliminazione da parte del legislatore ha contribuito non solo la necessità di riportare al concorso esterno l'accesso ai ruoli della Pa, ma soprattutto il cattivo uso che delle progressioni ha fatto la stragrande maggioranza delle amministrazioni, soprattutto locali.

La problematica
In tal senso è illuminante quanto segnalato dal Mef nelle proprie ispezioni: le stesse hanno posto in rilievo che più della metà degli enti verificati non ha rispettato le norme fissate per le progressioni verticali.
Le irregolarità più frequenti hanno riguardato il mancato rispetto del principio, di derivazione costituzionale, dell'adeguato accesso dall'esterno, mentre per un numero più limitato di amministrazioni è stato superato il limite massimo delle assunzioni ammesse. In alcuni casi, infine, sono state riscontrate entrambe le anomalie.
Malgrado che in non pochi casi le ispezioni abbiano "dimenticato" di valutare come il comportamento dell'amministrazione sia stato non solo condizionato dalle pressanti richieste sindacali ma soprattutto dall'incertezza applicativa della norma tale da richiedere interventi da parte del giudice amministrativo e addirittura della stessa Corte costituzionale.
Il tentativo di ovviare con qualche legge regionale seppur posto in essere è stato prontamente eccepito in sede di controllo di legittimità costituzionale della norma regionale da parte del Governo.
La questione delle progressioni verticali (e che fine dovevano fare le pendenti graduatorie) è di nuovo venuta a galla dopo la preferenza accordata dal legislatore scorrimento delle graduatorie rispetto alla indizione di un nuovo concorso. Già con la decisione dell'Adunanza Plenaria la differenza tra progressioni verticali e concorsi sembrava sufficientemente delineata ma adesso con la recente decisione la questione appare definitivamente chiusa.

L'interpretazione
Il Consiglio di Stato, infatti, afferma che in seguito all'entrata in vigore degli articoli 24 e 62 del Dlgs 150/2009, le progressioni verticali tra aree diverse (o tra categorie come negli enti locali e Regioni) avvengono tramite concorso pubblico ovvero mediante scorrimento delle graduatorie di concorsi pubblici già espletati; dal concetto di concorsi pubblici vanno tenute distinte le procedure selettive interne e, conseguentemente, non può procedersi allo scorrimento di graduatorie risultanti dalle medesime procedure selettive interne precedentemente svolte; ciò in base all'articolo 97, comma quarto, della Costituzione per il quale le procedure interne finalizzate alla progressione devono essere stabilite per legge, e non dalla contrattazione collettiva, in quanto modalità di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni.
In altri termini, il principio di preferenza per lo scorrimento delle graduatorie di precedenti concorsi può applicarsi esclusivamente ai concorsi pubblici per il livello che gli stessi offrono in un ambito di procedure concorsuali rigorosamente omogenee.
Per valutare il comportamento amministrativo delle amministrazioni non può essere dimenticato che la circolare n. 11786 del 22 febbraio 2011 del Dipartimento della Funzione pubblica vieta di ricorrere allo scorrimento di graduatorie relative a idonei delle progressioni verticali a decorrere dal 1° gennaio 2010.
La successiva circolare n. 5 del 2013 del dipartimento della Funzione pubblica, precisa che «resta fermo il principio che, per effetto del richiamato articolo 24, comma 1, del Dlgs 150/2009, l'utilizzo delle graduatorie relative ai passaggi di area banditi anteriormente al 1 gennaio 2010, in applicazione della previgente disciplina normativa, è consentito al solo fine di assumere i candidati vincitori e non anche gli idonei della procedura selettiva».


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