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Riforma Madia, nei concorsi pubblici salta la «valutazione» degli atenei

di Claudio Tucci

Il ministro Marianna Madia annuncia che verrà modificato l'emendamento parlamentare, approvato la scorsa settimana, che apre alla possibilità di valutare, nei concorsi pubblici, non solo il titolo di studio, ma anche l'istituzione, vale a dire l'ateneo, che lo ha assegnato: «Da parte del governo non c'è nessun problema anche a cancellare la norma», ha sottolineato ieri la titolare di palazzo Vidoni. L'emendamento (a firma di Marco Meloni, Pd), molto discusso, verrà ora esaminato dalla commissione Cultura della Camera, che dovrebbe pronunciarsi domani. A seguito dei rilievi che verranno fatti, quando la delega Pa arriverà in Aula il partito democratico provvederà a riformulare la disposizione. Il possibile compromesso sull'emendamento lascerebbeil superamento del mero voto minimodi laurea quale requisito per l'accesso alle selezioni pubbliche. Cassando però il riferimento alla possibilità di "pesarlo" in maniera differente rispetto all'università che lo ha attribuito.

Nuovi emendamenti
La commissione Affari costituzionali sta accelerando nell'esaminare la riforma Madia; ieri il relatore, Ernesto Carbone (Pd), ha presentato nuovi emendamenti; e anche Sc, con il capogruppo Andrea Mazziotti, ha rilanciato, tra l'altro, una proposta di modifica all'articolo 7 del Ddl per consentire una ricognizione completa dell'apparato pubblico e delle sue funzioni. «Chiediamo che tra i vari decreti attuativi - ha spiegato Mazziotti - l'esecutivo ne emani uno che imponga a tutte le Pa statali e locali di mandare una relazione al Parlamento elencando tutte le funzioni esercitate e le procedure gestite, insieme a una descrizione degli uffici, all'indicazione dei dirigenti responsabili e alle statistiche relative a ciascuna delle attività istituzionali svolte». In questo modo, e senza alcun onere aggiuntivo per l'Erario, «si potrà davvero conoscere la pubblica amministrazione, e quando arriveranno le informazioni dettagliate - ha aggiunto Mazziotti - è immaginabile l'avvio di una Fase 2 della riforma per snellire tempi e burocrazia, eliminando procedimenti e funzioni inutili e le frequentissime duplicazioni». L'esigenza è avvertita dal governo: ieri il relatore ha presentato un emendamento per «riordinare, accorpare o sopprimere» uffici e organismi che si sovrappongono, alla luce, però, della ricognizione, piuttosto parziale, prevista dal Dl 90 (decreto-legge Madia).

Il trattamento economico dei componenti e del personale delle Autorità indipendenti
Tra gli altri emendamenti del relatore Carbone, spicca la proposta di arrivare a «criteri omogenei» per la determinazione del trattamento economico dei componenti e del personale delle Autorità indipendenti. Si apre poi alla possibilità di trasferire il Pubblico registro automobilistico (Pra), retto dall'Aci, al ministero dei Trasporti a cui fa già capo la motorizzazione. Si propone anche un "taglia burocrazia" per le opere di interesse generale e si prova a varare un nuovo assetto funzionale e organizzativo di tutte le forze di polizia, da realizzare pure attraverso la revisione delle misure sulle progressioni di carriera, tenendo conto di merito e professionalità. Altri due emendamenti del relatore intervengono sulle capitanerie di porto (per avere un unico comando generale) e sui costi delle intercettazioni (per ottenere risparmi).


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